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giovedì 10 luglio 2014

Salsa satay, uno dei mille dipping per hotpot ... e non solo!


Prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui, dopo aver pasteggiato in Cina con qualunque cosa mi sembrasse un minimo commestibile (e spesso ignorando cosa stessi masticando e deglutendo...), sarebbe passato il senso di sazietà (meglio dire... 'nausea'?) verso certi sapori e avrei ricominciato a ricercarli in cucina. Ed eccoci qui allora a progettare la serata Hotpot
La cosiddetta marmitta mongola è un piatto della tradizione cinese, in particolare delle zone del Nord, che consiste semplicemente in una pentola (di coccio, di rame, di ottone..) munita di un fornellino sottostante in cui viene tenuto in ebollizione il brodo in cui i commensali cuoceranno le varie portate fresche servite in tavola. Forse la conoscete meglio con il termine francese di Fondue Chinoise, ...cinese appunto perchè è un piatto di aggregazione che ha una storia millenaria di tutto rispetto. Anzi, a bene vedere, trattandosi di un piatto 'caldo' (e il calore non si riferisce solo alla temperatura del brodo, ma anche al fatto che preferibilmente si utilizzano spezie 'hot' quali il pepe di Sichuan) la sua funzione è medicamentosa riequilibrando yin e yang interni secondo i dettami della Medicina Tradizionale Cinese. Oltre ad essere un pasto completo e molto semplice nella realizzazione è sempre stato considerato 'ricco' a livello calorico, questo deriva dal fatto che il brodo in Cina viene fatto con enormi quantità di parti grasse animali... ricordo zuppe con giganteschi 'occhi' di grasso che mi osservavano, a volte l'unto rimaneva in bocca così a lungo terminata la ciotola che non potevo non masticare qualche caramella gommosa... se penso che io il brodo lo scolo e sgrasso mille volte... In realtà il piatto ha avuto nei secoli un'estrema diffusione nel Sud-Est asiatico trovando preparazioni simili in Giappone, ad esempio, (ovvero il Namebono declinato poi nelle sue varianti dallo Shabu Shabu al Sukiyaki) oppure in Thailandia (il Thai suki) o in Corea.
La sera che decidemmo di entrare in una catena specializzata in Hotpot diventammo l'attrazione di tutto il locale dal momento che non solo ignoravamo come e quanto cuocere il cibo, ma non sapevamo come utilizzare spezie, condimenti ed affini. Ricordo la pazienza delle cameriere che, oltre ad 'imbragarmi' dentro un enorme bavagliolo/grembiule per evitare di schizzarmi i vestiti mi continuavano a sporgere tovaglioli di carta e appositi fazzoletti per pulire gli occhiali. Alla fine una di loro, tenerissima, una chiese di potermi abbracciare...devo averla fatta molto ridere : -)


Ma ora che il ghiaccio è rotto con questa pietanza cinese ed ecco ecco cosa vi serve.
Innanzitutto un pò di amici con cui condividere il momento e l'avventura : -) Poi un fornelletto da mettere in centro al tavolo con una 'pentola adatta', delle bacchette e possibilmente dei piccoli 'colini' per recuperare tutto ciò che intingerete nel brodo bollente.
Cosa immergere? libera scelta!!! tra le carni (tutte affettate sottilissime oppure in minipolpette) le più usate sono il vitello o il manzo oppure il maiale, ma anche agnello, castrato, pesce, gamberi, fino alle interiora (e già..), mentre la verdure non avete che l'imbarazzo della scelta (funghi in gran quantità e varietà, cavolo cinese o semplice verza, spinacini, cipolle, germogli di soia,...). e che dire della versione vegan con le sole verdure e il tofu?

Terminati i vassoi, tenetevi pronti degli spaghetti cinesi (classicamente si usano i lamian tirati al tavolo direttamente dal cuoco, ma andranno bene quelli di soia, di riso o tagliolini all'uovo). In Giappone spesso si preferiscono gli shirataki, per cui se usate un brodo magro e carne magra (pollo, vitello, manzo) o pesce e tofu terminando con degli shirataki di konjak bhè il piatto diventa Dukan friendly ;-)
La parte forte, come in tutte le fondute, è ovviamente la parte delle salse di accompagnamento dove potrete sbizzarrire la vostra fantasia. Immancabile la salsa di soia, poi le varie salse come la XO sauce,  la salsa di soia, oppure quella piccantissima al peperoncino, o quella a base sesamo, ma per questa volta ho preferito un classico della cucina asiatica (in particolar modo indonesiana) che bene si abbina con carni e con verdure, ovvero la salsa satay o salsa di arachide...che ovviamente potrete usare da base per molti altri piatti dal sapore 'orientale'

Buon appetito!!!

Se volete saperne di più sui noodles in genere ed in particolare sui lamian, leggete la mia esperienza alla scuola di cucina di Shanghai


domenica 30 marzo 2014

Labneh (o Labaneh)


Di ritorno da Istanbul non potevo non mettermi all'opera per creare qualcosa di 'locale'. Troppo poco tempo a disposizione per visitare la città in ogni suo frangente, forse, e forse anche un pò di precauzione in determinate zone della città in considerazione dei tumulti in atto. In ogni caso tra una moschea e l'altra, tra un museo e l'altro, abbiamo avuto il tempo per poter provare piatti tipici in piacevoli locande, bere quantità notevoli di te alla mela, strafogarsi di balik ekmek (panino con lo sgombro) a Eminonu e smarrirsi nel Gran Bazar e soprattutto nel Bazar delle spezie inebriati dai profumi emanati dalla colorate bancarelle. Trovare il sommacco e farne incetta, questo era il mio obiettivo! Sempre piluccando halva o pistacchi o lokum, ovviamente! Bhè come twittato giorni fa, dalla foto della mia valigia avete potuto constatare la mia golosità e quanto spazio tengono nella valigia del ritorno le mie scorribande di cibo e dintorni ; -)
Prima o poi mi dedicherò a preparare qualche dolce turco (per me un pò 'troppo' dolci), ma per il momento inizio con un piatto salato il labneh o labaneh, ovvero una specie di 'formaggio' diffuso un pò in tutto il Medio Oriente. In realtà definirlo formaggio non è corretto, anche se l'aspetto finale è quello di uno spalmabile, dato che non è prodotto con caglio o altri coagulanti. Si parte infatti da semplice yogurt bianco, che viene fatto colare.
Ovviamente lo yogurt può essere intero o light, acquistato o meglio autoprodotto, si può lasciare 'bianco' oppure aromatizzare con erbe a piacere o spezie e può cambiare la modalità di conservazione. In commercio infatti si può trovare sia in vaschetta (come uno spalmabile apunto) oppure a palline, mantenute in ammollo nell'olio.
E' semplicissimo e rapido da preparare.
Potete decidere voi come e quanto aromatizzarlo in base all'utilizzo successivo (tramezzini, panini, spalmato sul pane, mescolato ad altro...) e se preferito uno yogurt allo 0.1% e lo conservate in vaschetta lo potrete tranquillamente usare se siete in regime dietetico Dukan (dato che spesso è difficile trovare in commercio formaggi così magri!)


mercoledì 5 febbraio 2014

Tofu, 'latte' di soia e okara: il mio weekend con la soia gialla


Da un pò di tempo 'cullavo' l'idea di autoprodurmi il tofu, avevo letto parecchi post in giro e mi ero fatta l'idea (confermata poi corretta) che servissero pochissimi ingredienti, ma un sacco di pentole e di tempo. Così, lo scorso weeekend chiusa in casa a causa di un tempo da lupi e stranamente senza impegni lavorativi, ho deciso di dedicarmici...del resto il necessario me lo ero procurato parecchi mesi orsono e stavo aspettando solo il momento propizio.
Alcuni anni fa, passando un paio di giorni in uno shukubo (in pratica una foresteria di un tempio buddista) sul Koya San imparai che di tofu non ne esiste uno, ma diversi tipi. Non che i monaci spiegassero cosa fosse il cibo che ci mettevano di fronte, ma, dato il regime alimentare vegano e la loro produzione interna di tofu, capii presto che ogni piatto era costituito da un tipo diverso di tale alimento. Tornata in Italia (dove ho sempre e solo trovato un tipo di tofu, quello compatto a panetto per intenderci) confermai, leggendo in giro, che in effetti esiste un tofu 'liscio' simile ad una gelatina bianca imprendibile con i bastoncini (argh!), uno 'solido', uno 'secco' molto legnoso, senza contare le varie aromatizzazioni che si possono conferire o prima della cagliata o in fase di salamoia. Poi, durante il più recente giro in Cina, ho fortemente voluto provare un tofu completamente diverso e che non potrò mai più dimenticare: il tofu puzzolente!!! o sì sì è veramente fetido, scoverete un venditore di tofu puzzolente a decine di metri :- ) All'inizio vi chiederete se sono scoppiate le fogne o se avete inavvertitamente pestato qualcosa sotto le scarpe...ebbene no, la risposta è in questo piatto tipico che prevede un tofu affettato e lasciato in una salamoia top secret (vi prego non voglio saperne gli ingredienti!!!) successivamente fritto per strada e servito 'in mano' accompagnando da salse più o meno piccanti o agrodolci. Se superate l'ostacolo enorme dell'olfatto e lo addentate caldo e fritto a dovere non è affatto male!!!
Insomma la via di produzione è, partendo dalla soia, ottenere il 'latte' innanzitutto; da questo procedimento rimarrà uno scarto di lavorazione che prende il nome di okara (la polpa della soia). In genere l'okara viene utilizzato in vario modo da fertilizzate a mangime per animali, ma anche come mangime per uomini ;-) Per cui, dato che non si butta nulla, nei prossimi giorni vi posterò un bel po di ricette con questa base!
Dalla bollitura del 'latte' di soia si può ottenere un altro prodotto, lo yuba che null'altro è che la 'pelle' che si forma in superficie e che occorre ovviamente rimuovere di tanto in tanto per non rovinare la cagliata. Questa volta non l'ho conservata, ma anche questo sottoprodotto viene utilizzato comunemente in Oriente essicandolo o compattandolo da fresco (non essendo cagliato, non è tecnicamente tofu).
Per la cagliata ho usato il nigari  (cloruro di magnesio), sapevo che tra i vari coagulanti poteva dare un retrogusto amaro (nigari pare significhi propio 'amaro') ma mi sembrava il più vicino alla ricetta Giapponese. Ho trovato in giro in rete anche chi coagula con succo di limone, ma non ho mai tentato...

Orbene, il mio è un tofu molto molto semplice, del resto non ho la pazienza e la dedizione dei monaci buddisti, però (se chiudete un occhio sul fatto che sia tondo e non rettangolare) non ha proprio nulla da invidiare a quello comprato in giro... e poi volete mettere la soddisfazione dell'autoproduzione? ; -)



giovedì 7 novembre 2013

Swiss cheese paratha or Swiss cheese parade?


Il gioco di parole e di conseguenza la ricetta è stato immediato, perché non preparare per questa 'parade' una bella 'paratha', ottimo street food indiano (in particolare dell'India del Nord) sulla scia della contaminazione in cucina che tanto mi diverte? Pronti, via! Complice ovviamente il fatto che le mie scorte di atta sono imperiture (avendo sbagliato l'ordine online invece di 1 kg ho aggiunto uno zero e ne ho comprati 10 kg...) e della disponibilità di ottimo ed originale Sbrinz, mi son messa di buona lena a reinventarmi la Paneer paratha con un formaggio molto più vicino a noi. 


Atta è in nome di una farina molto usata in India, si tratta di una farina integrale di grano duro che si può trovare in versione macinata molto fine (come la mia, usata in questa ricetta e molto più facilmente utilizzabile in generale) oppure in modo più grossolano (più simile ad una nostra integrale)
Il Paneer è un formaggio fresco e morbido (in inglese cottage cheese, se vi interessa nei sottotitoli italiani di Masterchef India viene tradotto come 'fiocchi di latte'...forse un po' azzardato...): a livello di sapore lascia parecchio a desiderare, è delicato, quasi neutro, se confrontato con quelli a cui i nostri palati son abituati, molto più lavorati, stagionati e caratterizzati da sentori intensi. Grazie invece alla caratterizzazione dello Sbrinz, pur rimanendo affini alle origini del piatto, questo 'pane ripieno' assume carattere diventando decisamente più gustoso, assume quel quid in più che si sposa perfettamente con i restanti ingredienti. Lo Sbrinz è solo uno dei numerosi formaggi che la Svizzera ci offre, pare sia il più antico dei formaggi d'Europa ... mica si scherza qui! ;-) 
La parte più difficile di questo piatto sapete quale è? Smettere di mangiare appena spadellato!!! È un dogma: tutti i cibi 'street' hanno aspetto e sapore ottimali non appena cotti, belli fumanti da scottarsi le dita mentre i profumi inondano le narici. Per cui ho/avete rischiato di non avere più fisicamente un bel nulla da fotografare a fine cottura (santa Ingordigia!!!)
Io ho preferito conferire un aspetto 'croccante' alla paratha proprio per poter rendere superfluo l'utilizzo di posate...perfetto per un dipping in un bel chutney come questo!
Buon appetito!

Se volete far girare le vostre papille gustative deliziandovi con la grande varietà di formaggio svizzero andate su www.formaggisvizzeri.it
Se invece volete immergervi nel profumato regno delle paratha indiane date un'occhiata a questo dettagliato sito http://www.vegrecipesofindia.com/paratha-recipes-indian-paratha/
Se invece volete dilettarvi a preparare dei vassoi come questi con l'antica arte orientale degli origami, questo è il video da cui potrete imparare in fretta : -)

domenica 3 novembre 2013

Siu Mai classici


Siu Mai o Shao mai o Xiao mai o Shu Mai che dir si voglia avrete capito quale sarà la destinazione del mio prossimo viaggio  :-) Senza correre troppo lontano, li avrete sicuramente già incontrati in qualsiasi ristorante cinese, sono infatti i favolosi ravioli al vapore! Dopo aver guardato con entusiasmo senza pari documentari ad hoc sull'origine della pasta, partendo proprio dai noodles e dai ravioli della Cina, sono rimasta basita nell'apprendere che si contano circa 300 'forme' diverse di raviolo con almeno 100 differenti ripieni... bhè manco a dirlo che farò del mio meglio per assaggiarne il più possibile : -)  : -) L'involucro di questi ravioli può essere di due tipi, ovvero di riso o di grano; il primo dopo la cottura sarà traslucido (spesso più utilizzato per le versioni vegetali), il secondo bianco.
Sto cercando di 'imparare' alcune differenze tra i cosiddetti 'dumplings', ma al momento ne riconosco ben pochi. Al mio attivo conto Jiaozi (il corrispettivo dei Gyoza giapponesi, fatti con una pasta più 'spessa' e chiusi con i polpastrelli a mezzaluna, al vapore, fritti, brasati-in questo caso prendono il nome di Guotie...talora sinonimo Gow Gees), Har Gau (fatti con pastella traslucida e sottilissima), Siu Mai (spesso al vapore, si riconoscono perchè hanno la parte superiore 'aperta')... La versione a noi occidentali più nota di Siu Mai è indubbiamente quella con gamberi e maiale come ripieno.  L' 'interpretazione' giapponese contiene invece soltanto maiale e prevede una farcia decisamente più omogenea nella sua composizione rispetto all' 'originale' cinese.
Non è mia abitudine cucinare un piatto tipico se prima non l'ho provato direttamente sul posto, ma questa volta, oltre ad avere il piacere (enorme) di cucinare orientale, ero curiosa di sapere se l'esperimento di congelare in precedenza dei dischetti di pasta sarebbe andato a buon fine  In tal caso la pasta in freezer era quella dei gyoza giapponesi, che può essere usata per jiaozi e siu mai. Quello che posso dire, a test fatto, è che la conservazione in freezer darà un risultato ottimale se avrete due accortezze: 1) impilare i dischetti di pasta gli uni sugli altri, frapponendo un pezzo di carta forno per evitare che si incollino definitivamente tra loro, 2) avvolgerli per bene nella pellicola più sacchetto o metterli sottovuoto per evitare che si secchino (in particolare i loro bordi).
Tutto sta adesso a trovare la giusta manualità per fare dischetti sottilissimi con i polpastrelli e dare forma a dei fagottini dai contorni 'perfetti'... Bhe quella non l'ho ancora completamente trovata come potete vedere dalle immagini, ma il sapore quello sì! : -)
Uhm l'ho detto che sto cercando in quel di Shangai una 'cooking school' per apprendere la nobile arte dei lamian (ovvero dei noodles tirati a mano)? ; -) sarebbe fantastico trovare le vere origini dei nostri tagliolini, proprio da dove son nati e da dove Marco Polo ne importò l'idea : -)
Ni hao!!! ;-)

martedì 3 settembre 2013

Chutney indo-piemontese (ovvero quando ramassin e brignun incontrano il panch phoron)



Ragazzi come mai il rientro dalle ferie è sempre più drammatico man mano che passano gli anni??? Ieri è stata una giornata i-n-t-e-r-m-i-n-a-b-i-l-e, mi son trascinata in modo scarsamente proficuo da un posto all'altro ringhiando contro tutti quelli che entravano in un raggio inferiore al metro e mezzo dal mio baricentro...oggi chiederò perdono cospargendomi il capo di cenere! Per rientrare un po' nella quotidianità ho riordinato questa ricettina preparata in fretta e furia il giorno prima della partenza, per evitare di sprecare irrimediabilmente tutti i ramassin e i brignun che i miei genitori mi avevano donato. Per i non-Piemontesi i ramassin sono il modo in cui familiarmente chiamiamo il 'susino damaschino' tipico della zona del saluzzese, pare arrivi anticamente dalla Siria ed ogni famiglia ne ha almeno una pianta dalle mie parti. Il fatto che si raccolga direttamente da terra, una volta che molto maturo cade dall'albero, fa sì che sia rapidamente deperibile e rapidamente occorra consumarlo o affrettarsi a conservarlo in qualche modo. Brignun invece è un termine dialettale per indicare la susina, pare che sia un termine condiviso con i vicini Liguri e che l'albero del pruno compaia sullo stemma araldico della famiglia dei Brignole-Sale (quante cose si imparano!) Ovviamente prodotti bio, macché bio, direi 'wild' e del territorio che ho deciso, nella mia vena 'fusion' di sposare con un mix di spezie tipicamente indiano (e bengalese) il panch phoron (o panch puran). Detto anche 'le 5 spezie indiane' questo è un preparato composto da quantità di pari peso di 5 spezie non triturate ovvero la nigella sativa, il fieno greco, il finocchio, il cumino e la senape. Si utilizza così com'è in aggiunta alle carni o nei curry vegetariani, oppure dopo una rapida frittura in olio per sprigionare tutti i sapori dei vari componenti. È difficile trovarlo in commercio già preparato, ma potete prepararne un barattolino pronto all'uso semplicemente pesando ogni spezia e mescolando, nulla di più facile!
Vabbè dai, parlare di cibo mi ha dato un po' di sprint...buon rientro a tutti!!!



venerdì 26 luglio 2013

Eral/Prawn Biryani, come ti cucino indiano in pentola a pressione!


Il pacco più profumato della storia! È quello che è arrivato ieri, pieno zeppo di favolose spezie direttamente dall'India. Ringraziamento pubblico a chi me le ha donate, ovvero il mitico Devanand Upadhyay, poliedrica guida di Varanasi, che abbiamo avuto modo di incontrare due anni fa ormai sulle rive del Gange. Grazie a lui ed alla sua esperienza abbiamo potuto vivere la città oltre i solito circuiti turistici, il che è ovviamente stato l'optimum, la ciliegina sulla torta di un viaggio favoloso nel nord dell'India. Non potevo non onorare tale inaspettato dono, per cui mi son messa alla ricerca di una buona idea che fosse nel contempo anche rapida finché mi son imbattuta in questa (ovviamente se un Italiano vuole cimentarsi un cucine altrui è meglio che si attenga ai consigli/ingredienti di food lovers del posto!) 
I due più comuni modi di cucinare il riso in India sono 'biryani' e 'pulao', il primo in genere è un piatto unico in cui i vari componenti vengono cotti separatamente e solo in seguito mescolati (il riso in questo caso sarà sfumatamente insipido di per sè, ma assumerà un complesso e sublime misto di sapori proprio dall'unione dei vari ingredienti), mentre il secondo preferibilmente è di 'accompagnamento' ai vari curry con la loro saporita ed abbondante salsa. In entrambi i casi i chicchi di riso devono essere assolutamente sgranati tra di loro, insomma se ottenete qualcosa dalla consistenza di un cremoso risotto siete lontani anni luce dall'originale : -D
Il 'curd' ovvero la cagliata, molto usata in India, è stata da me sostituita con dello yoghurt naturale, mentre in assenza di foglie di coriandolo fresche ho impiegato quelle di prezzemolo.
Per la durata di un piatto son tornata in India, che piacevole sensazione!!! : -)

Qui sotto una foto (decisamente più artistica e professionale delle mie da banale Iphone!) della ricetta originale : -)


Con questa ricetta partecipo al contest di chiacchiere in cucina



mercoledì 3 luglio 2013

Ciambella al succo di frutta con metodo Tang Zhong (..o quasi!)


Tempo fa vi dicevo che mi girava in casa parecchio succo di frutta e che stavo cercando il modo di consumarlo prima della scadenza. Bhè dopo la Torta di farro a zero colesterolo, la Torta di kamut con succo di frutta e mele e crema , girando in rete mi sono fatta incuriosire da questa ricetta in cui si utilizza appunto il succo di frutta per un plumcake. La parte che mi solleticava era questa lievitazione dal nome tanto 'esotico' , traducibile anche 'water roux' che in genere si applica ad altri lievitati come il pane, ad esempio, per ottenerne una consistenza 'impalpabile' e sofficissima. Così, uno degli scorsi giorni che stranamente avevo tempo da 'perdere', oltre a un sacco di succo di frutta in prossimità dell'autoeliminazione, mi ci sono applicata e ho preparato con dosi decisamente importanti sia un plumcake che una ciambellona da 30 cm di diametro. Ho un po' modificato le dosi della ricetta 'originale', in particolare ho ridotto la quantità di lievito necessaria e oltre ad impiegare zucchero grezzo di canna, ne ho diminuito le dosi (in fondo si avvicina prova costume no? ;-) ) Certo ho in mente di abbassare ancora la quantità di 'polveri' a favore dei liquidi per arrivare veramente ai rapporti previsti dalla metodica originale.
In effetti la consistenza che si ottiene è diversa da quella a cui si è abituati del classico plumcake, molto più leggera e soprattutto il succo di frutta non lascia grossi segni di sè in termini di sapore (io sempre albicocca...)
Credo che prestissimo mi cimenterò anche col pane, son proprio curiosa : )

sabato 18 maggio 2013

Bulgur con zucchine da fiore: la mia prima volta con l'olio di Argan in cucina


Quando alcuni giorni fa ho aperto l''angolo viaggi' della dispensa per preparare la Masala chai pannacotta sapevo che quei profumi mi avrebbero inebriato e stuzzicato per un po'... Dall'India al bacino del Mediterraneo il salto è notevole, ma in cucina viaggiare è più semplice, così ho deciso di usare il prezioso olio di Argan comprato in Marocco. In effetti prima di visitare la piccola cooperativa femminile in quel di Imin'tlit, scoprendo quanto paziente e antico fosse il lavoro di estrazione di tale prodotto, non conoscevo che l'olio di Argan cosmetico. La visita è stata decisamente interessante, ho potuto assistere alla trasformazione del piccolo frutto dalla raccolta fino al confezionamento rimanendo affascinata di come la produzione utilizzi metodiche di un tempo e il lavoro minuzioso e paziente delle donne porti da quantità enormi di frutti a poche gocce di olio... Il sapore ricorda vagamente quello della nocciola e del caffè torrefatto ... per inciso, da golosa quale sono, ricordo molto bene anche l'amlou ovvero la crema di Argan e mandorle spalmata sulle fette di pane che ci son state offerte a fine giro...gnamgnam!!!!
Vabbè basta divagare! Bulgur, olio di Argan, tabel questi gli ingredienti che ho deciso di usare per un piatto che ha portato in casa i profumi della Medina : -)

Se volete maggiori informazioni sulla produzione dell'argan, sulla cooperativa femminile Tamounte e vedere le immagini della lavorazione e della realtà della piccola comunità femminile andate a questo sito http://www.tamounte-imintlit.com/index.php

Con questa ricetta partecipo al contest


lunedì 13 maggio 2013

Masala chai panna cotta con caramello piccante di zucchero muscovado


Gironzolando in rete ho trovato una splendida iniziativa di Cucinando con Paola e Semi di vaniglia che hanno ideato un contest a base di tè. In effetti siamo così abituati a usarlo come bevanda che l'immaginarlo ingrediente di piatti dolci, ma soprattutto salati diventa interessante! così mi sono entusiasmata subito e ho finalmente messo mano alle scorte di tè preso in giro per il mondo nei miei vagabondaggi o portato da lontano (spesso su commissione) dagli amici in viaggio. Ho pensato subito ad una ricetta dolce, giocando facile, ispirata al mio viaggio nel nord dell'India. Tra tutti i tipi di tè assaggiati, ma soprattutto comprati, sul luogo ho deciso di usare il più 'tipico' di tutti, ovvero il masala chai.
Breve pippozzo esplicativo per chi non lo conosce. Chai (leggasi ciài) non significa altro che 'tè', mentre 'masala' significa 'mix di spezie'. Probabilmente avrete sentito parlare/mangiato il Garam Masala che è una sorta di 'curry' piccantino, declinato in vari piatti (il più famoso di cui il Chicken Tikka Masala). Il masala chai è un tè speziato. In India se si chiede del tè vi viene servito senza dubbio questo, a base latte intero, caldissimo anche con 40°all'ombra e dolcissimo. Quasi stucchevole se non si è particolar amanti del dolce! (infatti ho capito alla terza volta che dovevo ordinare un black tea se volevo un tè inteso alla nostra maniera! vabbè l'esperienza insegna...). In India ognuno si crea la personale miscela di spezie come meglio gradisce, ma io, da turista, ho deciso di acquistare il mix pronto (anzi ne ho presi più di un tipo, in posti diversi, tanto per provarli). Metto qui la foto degli ingredienti contenuti in uno di essi (anche perchè gli altri non son scritti in un linguaggio a me comprensibile!).

La miscela suddetta va aggiunta ad una base di tè in foglioline (spesso si usa l'Assam), latte intero e zucchero lasciando sobbollire per qualche minuto. Fine del pippozzo.
Adoro il profumo delle spezie ed in cottura vengono sprigionate alla massima potenza!


Bando alle ciance, questa è la invenzione un pò fusion, un pò etnica e (soprattutto) molto golosa per il contest qui sotto. Enjoy! :-)

lunedì 25 marzo 2013

Yaki Gyoza ovvero ravioli brasati nipponici, quando la voglia di tornare Giappone è tanta!


Adoro il sud-est asiatico, quando viaggio spesso 'finisco' là e soprattutto adoro la cucina asiatica! in questo weekend ne avevo proprio una gran voglia, ero indecisa tra Cinese o Giapponese. Da questa mia indecisione è scaturita la voglia di cimentata con l'esperimento Gyoza home made. Li avete tutti presente di certo, sono la versione giapponese dei famosi 'lavioli blasati' che si trovano in tutti i ristoranti cinesi (ovvero Guotie)... I Giapponesi hanno un'adorazione per alcuni cibi cinesi, come questi e come il ramen (prima o poi mi metterò d'impegno anche per preparare questo, ma io e mio marito siamo ancora 'traumatizzati' da quanto ne abbiamo assaggiati al Museo del Ramen a Shin Yokohama..che esperienza assurda!!!) insomma in qualità di 'raviola' volevo cimentarmi in un raviolo diverso come gli Jiaozi. Sapendo il sapore che volevo ottenere alla fine, ho girovagato in tutta la rete per trovare delle idee di ingredienti ed esecuzione che si avvicinassero alla mie possibilità-capacità nonchè al mio gusto :-)
Spettacolari!!! non sapevo se mangiare o se continuare a sorridere beata della riuscita di questi ravioli giapponesi :-) Pensavo che 22 in due fossero un pò troppi, invece ce li siamo spazzolati tutti in pochi minuti, che buoni-che buoni-che buoni!
E ho pure avanzato della pasta che ho surgelato...magari la prossima volta li provo al vapore con un altro ripieno!!!

giovedì 24 gennaio 2013

Shirataki di konjak con mazzancolle, quando le proteine pure diventano 'stilose'



Di nuovo giovedì di proteine???? di già??? per evitare di deprimermi ho imparato che basta un po' di fantasia perché in certi momenti più che mai anche l'occhio vuole la sua parte a tavola. Così mi propongo per cena questi shirataki con mazzancolle con un impiattamento creativo per cui mi son 'inventata' una cottura altrettanto creativa :-)


lunedì 21 gennaio 2013

Okonomiyaki Kansai style



Mi mancava un pò la cucina giapponese e visto che la stagione è quella dei cavoli freschi, ho deciso di mettermi a preparare l'Okonomiyaki...ovvero quel piatto che Marrabbio, in Kiss me Licia, preparava nel suo ristorante (ricordate? bei tempi!!!) Letteralmente significa 'quel che vuoi sulla griglia', il che come inizio è parecchio allettante perchè può fungere da piatto 'svuotafrigo' e in Giappone ci ho visto mettere (dentro e sopra) veramente di tutto. Il prodotto finale è simile ad un grosso pancake salato o ad una 'pizza' (qualcuno la chiama la pizza giapponese...ovviamente del nostro prodotto italiano ha praticamente solo la forma a disco...). Esistono molteplici varianti del piatto, a seconda della zona in cui ci si trova; per prepararlo, grossolanamente, due 'stili': quello del Kansai in cui gli ingredienti si assemblano tutti insieme e poi si cuociono sul Teppan oppure quello di Hiroshima in cui invece l'assemblaggio avviene sulla piastra mentre i vari prodotti sono precotti sulla stessa. Nell'attesa di provare anche su piastra a 'giocare' con le palette (è impressionante vedere i Giapponesi all'opera, ipnotizza la velocità con cui lavorano davanti al piatto!) rischiando di bruciare tutto e chiamare i Vigili del Fuoco con gli idranti, ho preparato la variante del Kansai che si presta anche alla cottura in padella, molto più 'domestica'.
Le salse di accompagnamento sono due: la prima è una specie di maionese ma dal sapore decisamente più soft, la seconda è la salsa apposita da Okonomyaki (un mix di verdura, frutta, spezie, soia) che francamente non son riuscita a trovare in vendita da nessuna parte qui attorno, sob!, e ho provato a fare seguendo dei consigli trovati su vari siti (non ancora raggiunto il reale sapore)


Maggiori informazioni sul piatto le potete trovare su www.japan-guide.com oppure su www.okonomiyakiworld.com o ancora su www.corriereasia.com
 
Itadakimasu

venerdì 7 dicembre 2012

Spiedini di pollo Indian Style

Una delle cucine preferite dalle mie papille gustative è senza dubbio quella indiana e, dopo averla provata direttamente sul posto durante uno dei miei vagabondaggi (comprando peraltro una quantità smodata di spezie al Mercato delle Spezie di Jodphur), ora riesco a distinguere meglio quelli che sono sapori 'locali' da quelli 'occidentalizzati'.


 Ho voluto 'dukanizzare' questa ricetta trovata su Sale&Pepe di settembre e il risultato è stato molto piacevole al palato!