Visualizzazione post con etichetta Piemonte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piemonte. Mostra tutti i post

sabato 23 gennaio 2016

Potage di castagne in pentola a pressione (anche in versione vegan)


La stagione fredda mi spinge inevitabilmente verso cibi di conforto, quelli che son capaci di coccolarmi un pò a fine giornata, quando sembra piena notte ed invece non sono nemmeno le 20...Tra i piatti salati, sicuramente le zuppe, le minestre, le creme sono i miei comfort food preferiti, ad ogni cucchiaio sembra che il cuore si scaldi e si allarghi rilassandosi sempre di più : -)
Da tempo guardavo il barattolo di castagne secche che stava in dispensa chiedendomi come impiegarle, qualche volta lo ho aperto e ne ho annusato il contenuto, altre volte l'ho scosso mimando una maraca, altre volte l'ho nascosto alla vista non sapendo che farmene...fino a qualche giorno fa. Ebbene sì, anche le castagne secche han avuto il loro momento di gloria finalmente!
La parte più lunga è stata forzatamente la 'reidratazione' e pulizia delle suddette, in quanto la ricetta in sè, con l'aiuto della pentola a pressione, è stata un passeggiata. Forse usando castagne fresche si accorciano i tempi, in caso e proviate, fatemi sapere!
Buona coccola a tutti, onnivori e vegani!


lunedì 14 settembre 2015

Torta con fondi di caffè, gustoso riciclo


Facendo 'pulizia' nella memoria del cellulare mi sono imbattuta questa foto.


Battuta a macchina, ha tutto l'aspetto di una ricetta d'altri tempi ('...attenzione che no vi scappi la legna...' ???), segnalata come 'per la festa' seppur nella semplicità degli ingredienti utilizzati, ma quello che mi aveva colpito in prima battuta era il fatto di riutilizzare i fondi del caffè. Io non ne sono una gran consumatrice, anzi son così poco abituata a berlo che quando ho ospiti mi devo sempre ricordare di offrirlo (mio fratello ormai ha deciso che lo chiede espressamente o se lo prepara da solo quando viene a farmi visita...). Per questo motivo, per evitare sprechi e soprattutto di preparare del pessimo caffè insapore, ho optato per una macchina a capsule. Non mi fa impazzire l'idea della capsula perchè si usa e getta molta plastica, ma tant'è (...a dire il vero una volta ho provato a seguire un tutorial sulla rete per riutilizzare le capsule, aprendole, riempiendole di caffè nuovo e richiudendole ...meno spreco di plastica, ma si tratta di un'operazione molto laboriosa e per di più sarei tornata ad avere del caffè aperto ed inutilizzato....). Prima di tuffarmi nella prova, ho dato uno sguardo in rete dove di ricette di torte con i fondi di caffè ve ne sono parecchie, in genere con il cioccolato o la farina di mandorle in abbinata; alla fine ho deciso di seguire (modificando come ho riportato sotto) le indicazioni di quella fotografata, molto più povera e genuina ...mi sembra più 'classica'...poi chissà magari un giorno proverò anche quelle più elaborate!

PS: ci ho rimuginato sopra giorni interi, poi alla fine ho avuto un'illuminazione! La ricetta in fotografia è quella originale dello chef Fausto Carrara direttamente tratta dal suo archivio 'personale'

sabato 5 settembre 2015

Peperoni (di Carmagnola) in vaso no stress


La fine delle mie ferie da qualche anno coincide con la Sagra del Peperone di Carmagnola, ormai è diventato un appuntamento fisso! Così anche quest'anno approvvigionamento fatto! lo scorso anno avevo messo in barattolo un bel pò di peperoni utilizzando una ricetta (trovato dove? consigliata da chi? bho...) molto rapida e semplice, due caratteristiche che l'avevano fatta balzare ai posti della mia personale classifica di 'ricetta da segnarsi'. Ho cercato in ogni angolo della cucina (e non solo) dove potevo averla messa, infine l'ho rinvenuta bel appallottolata segnata come mio solito su carta da recupero e mi son ricordata a questo punto di averla anche 'lavata' in lavatrice con gli indumenti in cui l'avevo distrattamente infilata (per non perderla ovviamente...) 

...documentiamo il mio 'ordine'...
La maggior parte dei miei esperimenti in cucina infatti finisce così: appuntati su fogli di carta a caso, compressi nelle tasche alla rinfusa, nella frenesia di non perdere nulla e di riuscire a farsi bastare le 24 ore in dotazione nella giornata standard, ed irrimediabilmente smarriti nei meandri degli armadi oppure definitivamente lavati in lavatrice... Motivo per cui la maggior parte dei miei esperimenti in cucina rimane UNICO ed irripetibile, purtroppo....Mi sarebbe parecchio spiaciuto perdere questa ricetta perché è veramente di una semplicità estrema, velocissima e permette di ottenere un golosi risultato con infimo sforzo e pochissimo tempo. Ecco a voi (ed ecco mamma che me l'hai chiesto!) il modo più rapido in assoluto di invasare i peperoni senza stress!  : -)

mercoledì 19 novembre 2014

Cocotte al tartufo bianco d'Alba



Autunno in Piemonte è sinonimo di 'tartufo bianco d'Alba', o meglio sua maestà il Tartufo bianco! Per cui, alle volte, vivere a pochi chilometri da Alba ha indubbiamente i suoi vantaggi! ; -) La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba si è appena conclusa e quindi come non postare qui una ricetta che ne preveda il suo utilizzo? Sì, lo so, ha dei prezzi proibitivi (qui direttamente il 'borsino' del tartufo di quest'anno...), soprattutto se si pensa (... come dice spesso mia madre...) che in fondo in fondo è una sorta di patata più rugosa... Lasciamo da parte certe 'eresie' e veniamo invece al suo sapore che è inconfondibile e almeno una volta nella vita la follia di portarsene a casa un pò va fatta... Quest'anno ci ha pensato mio marito, che una sera è entrato in casa tutto gongolante con un bel barattolo in vetro in mano e, sporgendomelo, dice 'Sorpresina per noi!!!'. Quando ho aperto il contenitore tutta la casa si è aromatizzata in un secondo, quando ho compreso il 'colpo di testa' gourmand ero indecisa tra gli stati d'animo (stupore? incredulità? gioia? timore reverenziale nei confronti di sua maestà? eterna riconoscenza?...) La prima cosa che ho pensato è stata ovviamente 'non ne deve andare sprecato manco un grammo' : -)




Per definizione il tartufo bianco d'Alba si deve mangiare con i tagliolini e si deve mangiare con l'uovo, è la tradizione che lo richiede. Altro abbinamento classico è con la carne cruda di fassone, immancabile. Oltre questi classici doverosi da provare, la fantasia può spingersi dove meglio crede : -)
Dopo i classici tagliolini (credo sia superfluo dirvi che per la pasta all'uovo non servono altri condimenti se non del buon burro fuso, pochissimo parmigiano grattugiato e abbondante spolverata di scaglie di tartufo bianco) ho deciso di provare un'idea un pò diversa per il classico uovo.
Girando in rete ho trovato questo video dove lo chef di uno stellato e rinomato ristorante di zona, La Ciau del Tornavento, mostra come preparare delle cocotte molto semplici, ma molto golose. Ovviamente non ho resistito e dunque ecco qui la versione dell'uovo al tartufo bianco d'alba dello chef Marco Lombardo.


Altre idee per 'conservare' il prezioso tartufo? potete preparare dei vasetti ripieni di riso in cui inserire delle scaglie dello stesso oppure inserire dei pezzetti in olio EVO, in entrambi i casi otterrete dei prodotti perfettamente aromatizzati per poter essere utilizzati nel tempo, senza sprecarne nemmeno un frammento : -)

venerdì 17 gennaio 2014

Brut e bun classici


Dopo la disavventura dei panettoni non avete idea di quanti contenitori pieni di albumi avessi in frigo! andavano ad ammonticchiarsi a fianco di quelli, sempre colmi di albumi ovviamente, residuati dalla preparazione della sfoglia all'uovo (prodotta in quantità esagerata) per le lasagne del pranzo di Natale. Sono onesta non ho avuto il coraggio di pesarli, anzi ho cercato di infilarli un pò ovunque in qualsivoglia frittata per cercare di ridurne la quantità...niente da fare! sembrava si riproducessero la notte... Insomma le meringhe non mi parevano una buona idea, anche perchè dopo che l'ultima volta (sempre per riciclo) ne feci tre infornate di tre piani ciascuna, ne ho ancora sparse un pò in tutta la casa...ancora un pò e ci faccio dei soprammobili con le meringhe... Allora perchè non attingere direttamente dalla tradizione della mia regione? Ecco allora questi 'brutti e buoni', nella loro versione più classica e semplice.
Vi lascio però un paio di 'dritte' per ottenere un sapore veramente contadino (i migliori brut e bun-per inciso- rimangono quelli della mia prozia, i miei vengono subito a ruota ; -)  )


Innanzitutto evitate il mixer, tornate all'atavico batticarne. Le nocciole devono essere tritate grossolanamente perchè possano essere viste nel prodotto finito e scrocchiare sotto i denti, quindi sarebbe inutile una 'farina' di nocciole. Poi tostate da voi  le nocciole perchè otterrete un sapore più deciso, anzi vi direi (se potete) di prendere in mano l'apposito attrezzo e di scaricare lo stress sgusciandole voi stessi come si faceva un tempo. Poi  (se potete) sborsate qualcosa in più per procurarvi la varietà Tonda Gentile del Piemonte...non ha paragoni!
Dimenticavo! Non servono aromatizzazioni particolari, anche se ne troverete girovagando in rete, né grosse variazioni sul tema. I nostri contadini non avevano tante pretese (nè tanta disponibilità di materie prime) quando si trattava di metter mano a questo dolcetto!

da destra: meringa, brut e bun classico, brut e bun mandorla


venerdì 10 gennaio 2014

Panettone nocciola e gianduia a lievitazione naturale


Vi presento la ricetta che durante queste festività mi ha fatta impazzire. Lo sa bene il pasticcere Jerry, l'ideatore, con cui ho avuto intensi scambi di messaggi...Già perchè tutto parte da una promessa fatta a mio fratello 'Per il tuo onomastico -Santo Stefano, ndr- ti porterò un panettone alla nocciola e gianduia!'
Così mi son messa subito al lavoro, affidandomi senza indugio appunto alla ricetta del pasticcere (sconfinata fiducia, dopo la riuscita delle Colombe pasquali!) che ho seguito alla lettera. Il primo impasto è andato benone, lievitando discretamente...Il secondo è invece stato un disastro, diventando spumoso, scordato, ingestibile..mi veniva da piangere!! dove era l'errore? avrei detto troppi grassi, troppo burro insomma...perchè? ho tentato comunque di spostare l'impasto (a cucchiaiate che abominio!!!!) nello stampo e procedere con la lievitazione..che non è mai avvenuta... e con la cottura... niente da fare, niente salita e niente cottura all'interno anche prolungandone i tempi e i gradi...Cocciuta come un mulo ho preso l'unico dei panettoni/sgorbio che sembrava aver raggiunto una bella forma a cupola e una discreta colorazione e  ho pure provato a  infilzarlo con gli appositi spuntoni per capovolgerlo...splaaat! tutto per terra :-( sia io che il pasticcere via internet ci interrogavamo senza risposta su cosa era stato sbagliato, dove era l'errore???? ho cercato di recuperare il più possibile trasformando lo pseudopanettone in base per un tiramisù alla nocciola e gianduia :-)
Comunque occorreva risolvere l'arcano mistero, non ci riuscivo a dormire la notte. Sempre più cocciuta ho deciso di rifare tutto, questa volta ammetto di aver ridotto un pò la dose delle gocce di cioccolato (non avrei mai voluto sprecare nuovamente del cibo!)
Eureka!!! caro Jerry il mistero è stato svelato: era un problema della bilancia! si era starata del tutto tra un impasto e l'altro!!! ecco perchè, con delle dosi sbagliate, non era riuscita la ricetta al primo colpo! :-)
Cambiando bilancia tutto è filato liscio come l'olio, anzi come il burro :-)
Lo so, non son riuscita a portare per Santo Stefano il panettone, ma per Capodanno non è assolutamente mancato!!!! (e scusate per le foto, ma sono riuscita per un pelo a scattarle prima che si scatenassero mani e coltelli!!!)


Potete trovare la ricetta originale qui

domenica 29 dicembre 2013

Riso e rape alla Vercellese


E' vero ho latitato un pò ultimamente... Non che io non abbia cucinato durante queste feste (anzi!), ma purtroppo ho dovuto fare tutto così di fretta e con i tempi contati manco fossi a MasterChef che non ho materialmente avuto il tempo di pesare le dosi con precisione, scattare foto e scrivere qui per riordinare il tutto, insomma di 'pensare' al blog. Il fatto di aver dovuto 'recuperare' tutti i turni al lavoro (dopo le recenti ferie) mi ha impedito di entrare completamente nello spirito e nell'atmosfera del Natale, peccato...
Comunque, tra i molti piatti che in questi giorni ho preparato, vi lascio una ricetta 'nostrana', come dire? avevamo bisogno più che mai di disintossicarci dalla cucina cinese e cosa è meglio di riproporre la cucina della nostra regione? ecco qui un delizioso, semplice, nonchè economico risotto di stagione. Io ho utilizzato per praticità il mio KKC, ma questo non significa che non possa essere preparato normalmente in pentola!
Provatelo, il Piemonte non vi deluderà! :-)
E se la ricetta vi è piaciuta, fate un salto sulla pagina del Contest Kenwood per votarla! :-)



lunedì 18 novembre 2013

Crème Vichyssoise, protagonista Monsieur Poireau de Cervere


Novembre, autunno, per me è sinonimo di porri. Immagino di aver già detto più e più volte quanto mi piaccia questo ortaggio, soprattutto se stiamo parlando di quelli autoctoni (Porro di Cervere e Lungo Dolce di Carmagnola) la cui caratteristica dolcezza li rende particolarmente indicati per piatti 'gentili' ed estremamente digeribili.
Questa volta ho scavallato oltralpe, interpretando il profumato porro in versione francese. L'origine della Vichyssoise (chiamata così in ricorda della cittadina di Vichy appunto) è dell'inizio del XX secolo, quando lo chef Louis Diat, partendo da elementi 'poveri' come porri e patate si inventò questa zuppa al Ritz-Carlton di NY. Successo strepitoso! E' proprio vero che dalla cose semplici nascono i migliori accostamenti!
Diciamolo l'originale fredda con dei crostini può essere un buon antipasto/aperitivo, ma la versione calda in queste piovose giornate è un toccasana per l'anima oltre che per il palato.
Provatela in entrambi i modi e mi saprete dire quale preferite ; -)


Con questa ricetta partecipo al contest di Mela e cannella



lunedì 11 novembre 2013

Pane di San Martino o pane martino con lievito naturale



Cercando notizie su questo pane 'tradizionale' ho finalmente dato riposta ad uno dei tanti infantili perchè, ovvero 'perchè traslocare in dialetto si dice fare San Martino?' Avevo intuito che poco aveva a che fare con l'umano gesto del dono del mantello ad un mendicante di questo Santo o della concomitante 'rivolta del pane' di manzoniana memoria, però non avevo colto che i giorni di San Martino (che cade oggi, 11 novembre) sono considerati gli ultimi giorni di bel tempo prima di sprofondare nel gelo invernale. Cos,ì soprattutto un tempo, era tradizione programmare il trasloco in questo periodo dando per scontato di trovare un buon clima o quantomeno non la pioggia. Ora che ho dato una risposta a questa mio puerile punto interrogativo, vi aggiungo che la tradizione di sfornare questo particolare pane il giorno di san Martino risale alla storia contadina un pò trasversalmente in varie regioni, quando le castagne e quindi la loro farina, si trovavano in quantità abbondante e soprattuttoa buon prezzo (a differenza dei giorni nostri...) rispetto al grano. Le dosi di farina di grano e di farina di castagne sono decisamente a piacere ed in base al gusto di ognuno. Aumentando la dose di farina di castagne il pane tenderà a rimanere e più piatto e compatto (così come fatica a 'crescere' maggiore sarà la quantità di noci all'interno), mentre lieviterà notevolmente con dosi più elevate di farina di grano.
A voi le prove per questo delizioso pane (paradisiaco con una bella spalmata di gorgonzola morbido sopra....sbav-sbav-sbav...)



domenica 29 settembre 2013

Crema d'acciuga su cavolo cappuccio, un'idea dalla prima edizione di Lo Chef è una Star


Già qualificarmi tra i 3 finalisti della gara ai fornelli Lo Chef è una Star è stata una sorpresa, ma arrivare seconda cucinando di fronte al pubblico, in una cucina non mia, valutata da una giuria è stato veramente emozionante! Aspettavo la sera del 28 settembre con trepidazione, un misto di ansia e di curiosità via via crescenti con il passare delle ore, ed ecco che il gran giorno è arrivato! Oglianico, arrivo!!! Di fronte ad un cuoco professionista, un pasticcere di livello, una stylist ed una 'collega' foodblogger (Laura di Pentole di cristallo) ce l'abbiamo messa veramente tutta per tirare fuori il meglio di noi stessi in un clima cameratesco ed amichevole distante anni luce dalle televisive sfide tra appassionati di cucina. Di questa bella esperienza (oltre a molte fotografie mosse perchè eravamo in perpetuo saltellare davanti ai fornelli!) rimarranno indubbiamente il piacere di aver conosciuto degli altri appassionati di cucina come me, ma anche uno spunto per una versione 'elegante' di un classico della cucina Piemontese, ovvero l'insalata di cavolo cappuccio e bagnacauda.
In una delle prove abbiamo infatti dovuto ripetere pari pari la ricetta che lo chef Randisi (Ristorante Antica Locanda dell'Orco) aveva ideato per la serata, ovvero una millefoglie i cui strati alternati erano composti da fettine di filetto di vitellone alla piastra, cavolo spadellato nel fondo della suddetta carne e crema all'acciuga (per amanti dell'umami -ne abbiamo parlato qui, ricordate?- anche se qualcuno può storcere il naso...). Bhè perchè non 'portare a casa' quella che a mio avviso è stata la parte migliore, ovvero la crema all'acciuga? ; -) Si tratta di una sorta di evoluzione chic della bagna cauda che diventa molto delicata, cremosa e ben strutturata. Certo la bagna cauda è tutta un'altra cosa, sia perchè i puristi usano solo olio, mai panna e soprattutto perchè la quantità procapite di aglio si attesterebbe su una testa (sì, non spicchio, proprio testa!) a persona.
A meno che non vogliate tenere i vampiri lontani e non siate degli stomaci forti disposti a tutto pur di non tradire la tradizione, provate questa delicata crema e non ve ne pentirete!!! : -)


giovedì 12 settembre 2013

Crostata nettarine-cioccolato-amaretti senza cottura


Ovvero nettarine no problem, idee per l'esubero. Già perché la fine dell'estate coincide con il dover avere a che fare con quantità importanti di pesche molto mature prima che irrimediabilmente diventino immangiabili. E confermo e sottoscrivo senza dubbio alcuno quello che sostiene mia madre, ovvero che sono di una delicatezza estrema 'Diventano da mature a marce nel tempo di un battito di ciglia'. Amen. Così, da che io mi ricordi, tutta l'estate, ed in particolar modo i suoi sgoccioli, diventano una corsa per evitare lo spreco. Non so perché, ma da quasi 40 anni, i profumi in cucina sono di pesche cotte, amaretti e cioccolato/cacao. Le si trova in scodella a fine pasto, in dispensa nei barattoli, in freezer nei sacchetti e pure in forno sotto forma dei 'celeberrimi' persi pien (ossia pesche ripiene...ma se avete la fortuna di assaggiare quelle cotte in forno a legna, tutte le altre versioni casalinghe e non saranno deprimenti...) Questa ricetta molto molto semplice è un guizzo (riuscito) di creatività tardo estiva; ho destrutturato un classico e quindi lo ho 'ristrutturato' :-)
Fatemi sapere se decidete di anche voi di innovare la tradizione!!!


martedì 3 settembre 2013

Chutney indo-piemontese (ovvero quando ramassin e brignun incontrano il panch phoron)



Ragazzi come mai il rientro dalle ferie è sempre più drammatico man mano che passano gli anni??? Ieri è stata una giornata i-n-t-e-r-m-i-n-a-b-i-l-e, mi son trascinata in modo scarsamente proficuo da un posto all'altro ringhiando contro tutti quelli che entravano in un raggio inferiore al metro e mezzo dal mio baricentro...oggi chiederò perdono cospargendomi il capo di cenere! Per rientrare un po' nella quotidianità ho riordinato questa ricettina preparata in fretta e furia il giorno prima della partenza, per evitare di sprecare irrimediabilmente tutti i ramassin e i brignun che i miei genitori mi avevano donato. Per i non-Piemontesi i ramassin sono il modo in cui familiarmente chiamiamo il 'susino damaschino' tipico della zona del saluzzese, pare arrivi anticamente dalla Siria ed ogni famiglia ne ha almeno una pianta dalle mie parti. Il fatto che si raccolga direttamente da terra, una volta che molto maturo cade dall'albero, fa sì che sia rapidamente deperibile e rapidamente occorra consumarlo o affrettarsi a conservarlo in qualche modo. Brignun invece è un termine dialettale per indicare la susina, pare che sia un termine condiviso con i vicini Liguri e che l'albero del pruno compaia sullo stemma araldico della famiglia dei Brignole-Sale (quante cose si imparano!) Ovviamente prodotti bio, macché bio, direi 'wild' e del territorio che ho deciso, nella mia vena 'fusion' di sposare con un mix di spezie tipicamente indiano (e bengalese) il panch phoron (o panch puran). Detto anche 'le 5 spezie indiane' questo è un preparato composto da quantità di pari peso di 5 spezie non triturate ovvero la nigella sativa, il fieno greco, il finocchio, il cumino e la senape. Si utilizza così com'è in aggiunta alle carni o nei curry vegetariani, oppure dopo una rapida frittura in olio per sprigionare tutti i sapori dei vari componenti. È difficile trovarlo in commercio già preparato, ma potete prepararne un barattolino pronto all'uso semplicemente pesando ogni spezia e mescolando, nulla di più facile!
Vabbè dai, parlare di cibo mi ha dato un po' di sprint...buon rientro a tutti!!!



lunedì 15 luglio 2013

Tajarin semplici con ragù di salsiccia di Bra


Se si dice tajarin si dice Piemonte! non c'è stagione che tenga, son buoni tutto l'anno e ogni trattoria che si rispetti li deve servire tutto l'anno : -) Gli originali langaroli prevedono un impasto a base di 33 tuorli, sì avete capito bene, proprio 33 tuorli per kg di farina! La loro consistenza e il loro sapore sono assolutamente particolari e unici, tant'è che vengono classicamente serviti soltanto con un po' di burro bruno o burro e salvia... In occasione di una cena con suoceri e genitori la mia idea era proprio quella di portare in tavola questo grande classico, poi iniziando a rompere uova mi passavano davanti i livelli di colesterolo miei e loro, il luculliano resto della cena, il sugo che mi sarebbe piaciuto usare....insomma ho smesso di aprire gusci e ho optato per dei tajarin semplici, con meno sensi di colpa insomma! : -)
Ad accompagnarli un altro classico del Roero, un ragù ricco a base di Salsiccia di Bra (io la trovo deliziosa, è una salsiccia di vitello le cui origini, sancite da Regio Decreto, si devono andare a ricercare nelle esigenze alimentari della comunità ebraica di una città vicina, Cherasco). Un cibo 'storico,' ma attualissimo!
Insomma quasi un piatto unico, bello robusto, come si confà alle ricette della nostra tradizione, quando i contadini lasciavano per un attimo la campagna e si mettevano il vestito buono per andare in giro a far festa.

domenica 30 giugno 2013

Brut e bun (brutti e buoni) salati agli anacardi


I brut e bun sono un classico dolce della tradizione piemontese veloci da farsi e quindi sempre una buona soluzione quando si è di fretta, la base è ovviamente la nocciola tonda gentile delle nostre Langhe. In fondo è un modo alternativo di recuperare gli albumi avanzati dopo aver preparato una maionese o una pasta in casa oltre alla solita meringa! Data la magica combinazione di aver albumi in avanzo, uno splendido libro di Montersino da 'provare' e una mezz'ora di tempo libero...Bhe largo alle prove!!!
Ecco un piacevole sfizio salato ricco di sapore, molto semplice e rapido da preparare e gluten free !!! :-)


Con questa ricetta (dato che è perfetta per l'aperitivo!) partecipo al contest di Fragole e Cioccolato

Stasera aperitivo da me!

venerdì 28 giugno 2013

Gelatina di Dolcetto di Dogliani (per formaggi stagionati)


Tutto nasce da un discorso percepito di sfuggita per pura casualità.
'Guarda, buonissimo, confezionano certi prodottini che son praticamente come fatti in casa!' dice piena di entusiasmo la prima persona.
'C'è da chiedersi perché non farseli direttamente in casa a questo punto!!!' osserva la seconda.
Il ragionamento non fa una grinza e mi ruba involontariamente un sorriso, non volevo origliare e mi spiace di aver sentito, ma è stato più forte di me! :-) Io son d'accordissimo con l'individuo numero 2, certo alle volte il tempo stringe, ma vuoi mettere la soddisfazione di preparare qualcosa con le proprie mani? e scegliere le materie prime? Bhè, tempo fa mi regalarono una gelatina di Dolcetto per accompagnare i formaggi, deliziosa...sono andata a cercare l'etichetta per capire cosa ci fosse dentro...tre soli ingredienti: vino, zucchero, pectina...Facile! :-) Ma soprattutto è un'idea sfiziosa per un pensiero agli amici da tenere in dispensa, nonché un delizioso modo per non buttare la classica mezza bottiglia di rosso che rimane in tavola alla fine di certe cene in compagnia...
In attesa di comprare la pectina pura, ho usato un Fruttapec 3:1 con ottimi risultati! Alle volte è proprio meglio far da sè! ; -)


venerdì 10 maggio 2013

Fiori di zucchina fritti con ripieno di salsiccia di Bra


Quando han fatto capolino sulla bancarella del mio verduraio locale questi splendidi fiori gialli come il sole (che stenta ad uscire) non ho esitato un solo secondo. Mi si è scaldato il cuore istantaneamente! Nel mio bel sacchetto son finiti 6 grandi fiori di zucchina 'femmine' e 1 'maschio'.


Se volete farvi una cultura sul tema vi mando a questo semplice video, se vi accontentate di quel che ho capito io vi posso dire che, fermo restando che i fiori in vendita possono essere di zucca o di zucchina (e si somigliano parecchio pur essendo due tipologie differenti di cucurbitacea), in genere in vendita si trovano i fiori maschili perché ogni pianta ne produce vari, ma per l'impollinazione ne può bastare uno per cui la loro parziale asportazione è poco più che innocua per la produzione. I fiori femminili invece sono quelli da cui si svilupperà il 'frutto', asportandoli si interromperà il ciclo di produzione. Quindi i miei erano femminucce belle grandi con attaccato un minuscolo zucchino tenero...che ovviamente ho impiegato in un'altra preparazione! ;-)


mercoledì 8 maggio 2013

Cestini di battuta al coltello di Fassone


Son fermamente convinta che l'apericena moderno sia semplicemente l'evoluzione di un gran classico della tradizione piemontese quale la cosiddetta 'merenda (o marenda a seconda delle zone) sinoira'. Classicamente viene inteso quel pasto molto contadino che non è nè una merenda (ma non pensate che in campagna ci si fermasse dai lavoro nei campi per sedersi a sorseggiare il the delle cinque...) nè una vera a propria cena ...Insomma è/era un modo per stare insieme alla buona, alla fine della giornata, ma non troppo tardi per evitare interferenze sui programmi del giorno dopo (intesi nel senso di lavoro nei campi) in cui si consumavano piatti rapidi e senza impegno. Classico affettare un bel salame, una fetta di formaggio o dei tomini, magari delle uova sode e accompagnare con pane e vino rosso...tanto per stare in compagna! se siete interessati ad approfondire questo 'rito' tutto piemontese cliccate qui
In rete effettivamente qualcuno che la pensa come me esiste
Orbene non so se sia questa una mia un'idea balzana, ma vedo aumentare la sezione appetizer del mio blog in modo netto rispetto alle altre a testimoniare la mia predilezione per questo genere di pasto veloce e conviviale fatto di piccoli assaggi tra una parola e l'altra, preferibilmente usando le mani più che le posate! Anzi a confermare ciò, aggiungo un'altra ricetta/idea da piemontesissima merenda sinoira, ma con un tocco di modernità tanto per rimanere al passo coi tempi! ; -)


martedì 30 aprile 2013

Sancrao o Sancrau, ricetta della nonna ( ... o quasi)


Il Sancrao o Sancrau è un piatto povero della tradizione piemontese, così tradizionale che a mia memoria è stato uno degli unici due modi in cui, fino alle scuole medie almeno, io sapessi si potesse mangiare il cavolo (l'altro modo è crudo in insalata con la bagna cauda, per la cronaca). Insomma talmente tipico che non mi è mai passato per la testa di cucinarlo...anche perché in genere ne vengo abbonamenti rifornita dalla mamma in modalità 'take away'...
Dal momento che però mi girava in frigo un cavolo cappuccio desideroso di far la sua parte, ho deciso di prendere il telefono e sentire il come/quanto in diretta dalla nonna. Bhè istruzioni ridotte all'osso 'prendi il cavolo, lo tagli, lo sbollenti, lo asciughi e lo passi in padella finché ti sembra cotto'...capisco che dopo 80 anni che una persona lo cucini lo faccia in automatico, ma essendo la mia prima volta l'ho sfiancata di domande stile interrogatorio (povera!). La nonna ha demolito due capisaldi della mia idea del Sancrao ovvero l'aceto e l'acciuga con le seguenti motivazioni:
'L'aceto, se vuoi, lo metti nel tuo piatto dopo che lo servi perché non a tutti piace e così può accompagnare pietanze diverse'...uhm democratica...
'C'è qualcuno che ci mette l'acciuga sì... Ma io non la digerisco per cui non l'ho mai messa!' ...uhm egocentrica...
Dal momento che uno dei miei obiettivi era di rifare i piatti della nonna così come li fa la nonna con i suoi sapori insomma, bhè mi son trovata in un bell'impiccio... Ho risolto salvando i 'principi' della ricetta senza snaturarla e aggiungendo almeno l'acciuga che, egocentricamente a mia volta, digerisco benissimo!!! : -)

lunedì 15 aprile 2013

Tartellette di farro con ricotta fresca ed asparago 'selvatico' (aspargina)


Sta ufficialmente iniziando la stagione di una delle mie verdure preferite, gli asparagi! (figuriamoci che conobbi i miei futuri suoceri proprio ad una cena di piatti a base di asparagi dall'antipasto al dolce, spettacolo!) Son già iniziati a far capolino sulle bancarelle dei piccoli produttori locali (e tra poco esploderà la stagione, basto pensare alla Sagra di Santena!) della per cui, mentre sparisce via via il songino croccante, arrivano gli asparagi ma soprattutto quella che da me si chiama 'aspargina' ovvero l'asparago 'selvatico'. Io la preferisco, innanzitutto perché la trovo più saporita, poi perché a mio avviso ha molto meno scarto (annoso problema dell'asparago e dei suoi gambi coriacei anche se passati a coltello) e mi sento globalmente meno in colpa se 'disintegro' le punte nelle varie preparazioni! Non potevo non comprare l'aspargina e non 'disintegrarla' subito un qualche piatto...anche perché il banchetto del formaggiaio locale mi tentava con la ricottina fresca....rotelline cerebrali modalità on!!! :-)


La pasta brisée con farina di farro è stata preparata seguendo alla lettera (una volta tanto) il ricettario KKC, ma la potete tranquillamente preparare a mano.

venerdì 8 marzo 2013

Fregola con topinambur gratinata con toma stagionata del Pian Paris, una volta non esisteva forse il regno Sardo-Piemontese ???


Contaminazioni sardo-piemontesi mi son balenate alla mente trovando in dispensa un barattolo di fregola (quella a grana grossa, artigianale) che avevo messo da parte. Mi è venuta in mente l'affermazione che fece una vecchina in quel di Santa Teresa di Gallura, dopo 15 minuti di monologo in sardo stretto a me e mio marito che allibiti la fissavamo ad occhi sgranati (le avevamo appena detto di non essere dei locali, ma Piemontesi) 'Sardi Piemontesi siamo la stessa cosa, pensavo mi comprendeste!' Sorridiamo ancora adesso, però questo pensiero mi ha dato una buona ispirazione per un po' di cucina 'fusion'. Nè carne nè pesce ad accompagnare la fregola che ho 'risottato', bensì del tupinambor e delle scaglie di toma stagionata che arriva direttamente dagli alpeggi del Pian Paris, una chicca!
Tra l'altro è un primo che ha superato egregiamente la prova surgelatore, per cui si può preparare anche in quantità maggiori e poi cuocere all'ultimo minuto senza perdere di sapore.