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lunedì 8 maggio 2017

Ciambella arancia-carota-curcuma per un pieno di benessere


Come fare il pieno di buoni principi alimentari fin dalla prima colazione? ma con questa solare ciambella, ovviamente! :-)
Pur con l'inevitabile impoverimento nutrizionale legato alla cottura, potrete trovare in una fetta di questa meravigliosa torta:
- dall'arancia: vitamine C, A, B, niacina, bioflavoinoidi, terpeni,... (approfondisci qui e qui)
- dalla carota: sali minerali, vitamine A, B, C, D, E, betacarotene, fibre (approfondisci qui e qui)
- dalla curcuma: antiossidanti (approfondisci qui e qui)
Grazie all'utilizzo di olio invece del burro è un dolce adatto anche per intolleranti al lattosio e la sua preparazione è veramente molto semplice e veloce. Si tratta di una 'torta da dispensa' ovvero una torta che si conserva fuori frigo anche per molti giorni, con l'accortezza di coprirne la superficie per evitare che si secchi.
Una motivazione in più per provarla? ...è buonissima e una fetta tira l'altra!!! ; -) : -)



lunedì 27 marzo 2017

Cupcakes primaverili


Wow quante cose sono passate dal mio ultimo post!
Il cambiamento maggiore è sicuramente stato il trasloco, il fare e disfare scatoloni ha assorbito la maggior parte del mio tempo libero. Anche la cucina è cambiata, grande e ariosa, ma soprattutto bianca e luminosa come desideravo da tempo!
La nuova casa ha un giardino (ma lo sapete già, ve lo avevo detto qui) e io sto piano piano imparando il nome dei fiori che in questa stagione sbocciano in ogni aiuola. In particolare ho scoperto di avere enormi quantità di bellissime primule ed essendo fiori eduli ho deciso di inaugurare la primavera (e anche la nuova vita qui ) con un dolce floreale.
Buona primavera a tutti! 


giovedì 3 novembre 2016

Torta Nua al cacao


Pur avendo preparato più volte questa torta, mi spiace dirlo, ma son sempre riuscita ad immortalare zero passaggi...anzi, per un soffio anche questa volta non riuscivo a fare una foto al volo del risultato finito, prima che sparisse tra i commensali.
Ricetta della serie 'alla fine l'ho fatto anche io', ovvero ricetta che spopolava in rete (almeno qualche tempo fa, quando me la ero annotata...) e che mi incuriosiva. Il nome pare derivi dall'inventore/inventrice, ma non ho trovato in merito nessuna informazione rilevante. Se ne contano ormai in internet moltissime varianti (la ricetta originale è infatti 'bianca, con crema simile alla pasticcera) con possibilità di personalizzazioni pressochè infinite. Io sono una super golosa per cui non poteva che essere cioccolatosa e, prima di mettermi alla prova, ho letto ricette su vari blog (che ora purtroppo non ricordo per citare...)
Provate e ditemi la vostra variante preferita ;-)


domenica 24 aprile 2016

Dulche de leche for dummies


Ebbene sì, alla fine l'ho fatto anche io. Era un pó di tempo che mi ripromettevo di provarci, in fondo avevo comprato quel barattolo di latte condensato per questo unico scopo: fare il dulche de leche senza alcuno sforzo.

Credo sia la ricetta più breve di tutto il blog, monoingrediente: un barattolo di latte condensato.


Serve poi una pentola, a bordi alti, in cui mettere il vasetto e ricoprirlo di acqua. Portare a bollore e poi abbassare la fiamma lasciando sobbollire per 2.5 ore avendo sempre l'accortezza di mantenere il barattolo coperto di acqua (nel caso procedere con piccoli rabbocchi)


Raffreddare, aprire il barattolo e gustare. 
Io preferendo avere una texture omogenea ho trasferito in un contenitore a miscelato con mixer.

Se volete leggere le spiegazioni 'chimiche' alla base del processo andare qui dove FedeB le spiega in dettaglio.

lunedì 14 dicembre 2015

Torta di mele montata (da un'idea di L. Montersino)


Ecco un altro grande classico: la torta di mele!
In qualità di intramontabile dolce, ognuno ha la sua ricetta, magari tramandata di madre in figlia da generazioni. Davanti ad una semplice fetta di torta di mele, magari tiepida, tutti i palati sono d'accordo: il suo sapore allarga i cuori e riporta all'infanzia.
Un ottimo comfort food, per dirla in modo moderno!
Da un pò di tempo ero alla ricerca della 'mia' ricetta e credo proprio di averla trovata! Stavo cercando un modo classico, semplice, genuino (e a basso spreco di materia prima, come sempre!) per augurare 'Buon compleanno' a mio suocero e stavo valutando ovviamente varie opzioni, quand'ecco balenarmi alla mente la torta di mele. Non preparavo una torta con le mele da anni, ovvero dalla Rosemary Remembrance Cake di Nigella, che, pur essendo ottima, temevo potesse non incontrare il favore di tutti i commensali.
Così mi sono imbattuta per caso in una ricetta di (manco a dirlo!) L. Montersino che, stranamente per essere una sua creazione, non prevedeva ingredienti o passaggi elaborati...visto che lo chef non ne sbaglia mai una, perchè non provare? Detto fatto e con risultato sublime, anche se ho modificato leggermente la ricetta di base, ad esempio aggiungendo la cannella che adoro! Un profumo inebriante, una morbidezza di seta, una coccola per il paalto.
Io ho poi voluto cimentarmi nel decorare la superficie con rose di mela (...ormai queste rose di mela sbucano da ogni parte sul web e volevo provare anche io a farle...); vi lascio la descrizione del mio procedimento, ma sono del tutto evitabili se volete mantenere la rapidità di esecuzione della ricetta originale.

lunedì 14 settembre 2015

Torta con fondi di caffè, gustoso riciclo


Facendo 'pulizia' nella memoria del cellulare mi sono imbattuta questa foto.


Battuta a macchina, ha tutto l'aspetto di una ricetta d'altri tempi ('...attenzione che no vi scappi la legna...' ???), segnalata come 'per la festa' seppur nella semplicità degli ingredienti utilizzati, ma quello che mi aveva colpito in prima battuta era il fatto di riutilizzare i fondi del caffè. Io non ne sono una gran consumatrice, anzi son così poco abituata a berlo che quando ho ospiti mi devo sempre ricordare di offrirlo (mio fratello ormai ha deciso che lo chiede espressamente o se lo prepara da solo quando viene a farmi visita...). Per questo motivo, per evitare sprechi e soprattutto di preparare del pessimo caffè insapore, ho optato per una macchina a capsule. Non mi fa impazzire l'idea della capsula perchè si usa e getta molta plastica, ma tant'è (...a dire il vero una volta ho provato a seguire un tutorial sulla rete per riutilizzare le capsule, aprendole, riempiendole di caffè nuovo e richiudendole ...meno spreco di plastica, ma si tratta di un'operazione molto laboriosa e per di più sarei tornata ad avere del caffè aperto ed inutilizzato....). Prima di tuffarmi nella prova, ho dato uno sguardo in rete dove di ricette di torte con i fondi di caffè ve ne sono parecchie, in genere con il cioccolato o la farina di mandorle in abbinata; alla fine ho deciso di seguire (modificando come ho riportato sotto) le indicazioni di quella fotografata, molto più povera e genuina ...mi sembra più 'classica'...poi chissà magari un giorno proverò anche quelle più elaborate!

PS: ci ho rimuginato sopra giorni interi, poi alla fine ho avuto un'illuminazione! La ricetta in fotografia è quella originale dello chef Fausto Carrara direttamente tratta dal suo archivio 'personale'

mercoledì 15 luglio 2015

Gelée di lamponi e pepe rosa (da un'idea di L. Montersino)


Ogni tanto cimentarsi in una ricetta di Montersino ci vuole: utilizzare varie 'polverine' che prima di lui non conoscevo ha qualcosa di magico ogni volta! Pesare al grammo, poi, o aspettare con termometro in mano di arrivare proprio alla temperatura stabilita è quasi una pratica zen per me...
Chiedo venia per la qualità (pessima) delle immagini, ma come spesso accade stavo scattando con smartphone in piena notte...tanto per non perdere il vizio di sostituire il sonno con l'attività 'ludica' del cucinare...
Una precisazione: dalla ricetta originale ho dovuto modificare la dose dello sciroppo di glucosio. Questo perchè non ho trovato lo sciroppo di glucosio in polvere (della ricetta originale) e ho dovuto utilizzare quello 'liquido' con un conseguente sbilanciamento di polveri/liquidi. Nonostante i calcoli abbozzati (di notte cosa si può pretendere???) con calcolatrice alla mano, il prodotto finale è rimasto troppo 'bagnato' con conseguente tendenza a sciogliere i cristalli di zucchero di copertura.
Io vi lascio le dosi da me utilizzate, voi così potrete regolarvi di conseguenza (magari aumentando la dose di pectina)
A proposito di pectina, io ho utilizzato quella di agrumi, in polvere.
Bene credo di avervi detto tutto in merito alla mia sperimentazione, adesso è il vostro turno! :-)


venerdì 24 aprile 2015

La marmellata di arance di Pellegrino Artusi, in versione light


Lunga assenza, eh? sarà che mi sto appassionando alla fotografia e questo (soprattutto ora che le giornate si allungano e c'è più tempo per esercitarsi a scattare) mi tiene lontana dal blog (ma non dalla cucina!) da un pò di tempo... così si accumulano la ricette una dopo l'altra e quando mi siedo al pc vengo sopraffatta dall'amletico dubbio '...e ora? da dove comincio?'
Ho deciso di iniziare dagli ultimi 'invasi' che ho prodotto e stoccato in dispensa, quando un mese fa circa sono stata sommersa da coloratissime arance di Ribera. Ottime, ma troppe e tutte insieme, a rischio deperimento insomma.
Sono andata ad attingere direttamente alle origini della cucina italiana, rispolverando un classico libro impilato sulle mie mensole, ovvero La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi del 1891. Qui si trova la ricetta della Conserva di aranci, adorabile in quanto non esiste scarto utilizzando sia la polpa che la scorza degli agrumi; io ho declinato la ricetta in versione light (data l'elevata quantità di zucchero prevista nello scritto originale...decisamente fuori luogo visto che sta arrivando la bella stagione e la prova costume conseguente! ;-) )
A voi!


Altre ricette della cucina d'altri tempi dell'Artusi? cliccate qui

domenica 1 marzo 2015

Croccante di arachidi (ovvero una golosa idea riciclo)


Ammetto di scrivere questo post dopo aver mangiato l'ultimo pezzetto... Sigh, mi mancherà tremendamente!!! Insomma questa è una nuova idea-riciclo. Dopo Natale-Capodanno-Epifania mi son ritrovata con il solito vagone di arachidi in guscio da trasformare per non buttare (vedasi anche la zuppa di arachidi e il burro di arachidi), così quest'anno mi son cimentata nella preparazione del croccante. Devo ammettere che mi ci sono accostata con un pò di timore, visto che immaginavo di ottenere qualcosa di troppo duro (tipo piastrella di cotto, non commestibile manco con 4 file di denti) oppure qualcosa di troppo colloso (da masticare fino al prossimo inverno). In entrambi i casi un caramello che sarebbe stato la gioia di ogni dentista! Alla fine ho deciso di  riadattare per il mio esperimento i consigli di Dissapore (ecco il link) e sono riuscita nell'impresa!
Il consiglio è quello di armarvi di termometro e ripiano di marmo per andare sul sicuro.
Lascio qui le dosi e il procedimento da me utilizzati... non vedo l'ora di avere altre arachidi in esubero!!! : -)
Alla prossima!


martedì 3 febbraio 2015

Macarons...in versione easy



Dopo le svariate prove e la produzione di pandori per le feste natalizie, come vi scrivevo giorni orsono, avevo un sacco di albumi in frigo che mi guardavano languidamente ogni volta che aprivo lo sportello...Non avevo voglia di farne meringhe o 'brut e bun' per cui continuavo a temporeggiare in attesa dell'ispirazione. poi un bel giorno, rassettando l'angolo in cui stipo (spesso dimenticando...) ritagli, scontrini, appunti, buoni sconto ecc ecc ecco che mi casca in mano un foglio scritto di pugno: la ricetta 'infallibile' per macarons...In effetti lo scorso anno mi ero regalato una lezione monotematica sui macarons, le premesse quel giorno erano state 'seguendo delle regole semplici otterrete dei dolci perfetti'...ed in effetti erano venuti proprio bene in sede di corso, ma non avevo avuto ancora il coraggio di cimentarmi nell'impresa anche se in aula era sembrato tutto molto facile... Leggendo poi che una buona base deve utilizzare albumi non freschi, bhè questo mi ha dato una motivazione in più!!!
Pare infatti che gli albumi debbano essere tenuti in frigo qualche giorno prima dell'utilizzo per questa base, questo sarebbe uno dei primi punti saldi per una buona riuscita...benissimo, ottima ricetta di recupero!
Il macaron è un dolce dall'alto impatto visivo, estremamente elegante e femminile; la cura del dettaglio sia nel guscio che nella crema la fa più che mai da padrone. Pertanto la farcitura deve essere decadente, scioglievole, sublime, mentre il guscio deve avere precise e rigide caratteristiche. 
Innanzitutto deve avere una cupola liscia (senza puntinature, senza granuli, senza bollicine) e perfettamente integra (quindi senza spaccature o crepe)
In secondo luogo una base liscia su cui spalmare la farcitura e ovviamente dimensioni identiche (anche per facilitare la cottura oltre che per incontrare il senso estetico di chi lo mangerà...)
Poi il cosiddetto 'piede' o 'coroncina' ovvero il guscio del macaron deve avere un 'collarino' ben definito ed identificabile al momento della chiusura, deve crescere lineare senza fuoriuscire oltre il perimetro del guscio.
La consistenza del guscio deve essere croccante, soprattutto all'esterno, in contrapposizione alla crema morbida che si amalgama bene con il 'cuore' del guscio più morbido al morso.

Di fonte a tutti questi dettami è normale avere un pò di timore reverenziale nell'approcciarsi a questo dolce, io per la mia prima volta ho deciso di sperimentare questa ricetta molto-molto facile e devo dire che non ho incontrato grossi problemi...
Partiamo allora dai problemi incontrati. Uno dei primi è stato il fatto di avere un solo tappetino apposito in silicone e molta base, troppa!!! ho ripiegato su carta forno, ma-avendo agito d'impulso- non avevo fatto in precedenza dei 'cerchietti' guida per la dimensione esatta. Il risultato è stato avere dei macarons 'storpi' e poco aggraziati sulla carta forno (ma più facilmente staccabili che non sul silicone)
Altro problema il colorante. Non ho grossa dimestichezza con i coloranti alimentari e al volo ne ho recuperato uno che avevo da secoli in dispensa. Servono coloranti in polvere o gel, non liquidi; ero convinta fosse un gel denso, in realtà era parecchio liquido e questo ha 'rovinato' un pò la base dei gusci.

Per le farciture ho semplicemente preparato due ganache: una alla nocciola, l'altra con cioccolato e caffè...buonissime anche a cucchiaiate senza gusci (lo dico dovessero rovinarsi in cottura, non si sa mai... ;-D  )

Se non avete avuto tempo/voglia di dedicarvi alla ganache, potete utilizzare una farcitura con confettura oppure con burro d'arachidi (qui la ricetta per prepararlo in casa)

Detto questo veniamo alla ricetta ;-)


PS: la farina di mandorle ha una naturale nuance color 'crema', per cui se volete dei gusci bianchissimi occorrerà usare un colorante bianco

domenica 25 gennaio 2015

Ratafià di uva fragola



Quest'anno nei miei 'cestini' natalizi ha fatto bella mostra di sè il ratafià di uva fragola. Come dicevo qui, in autunno ne sono stata 'sommersa' e ho dovuto veramente inventarmi di tutto per evitare che gli acini si deteriorassero al punto da non essere più commestibiie (l'ho addirittura essiccata, qui). Io la chiamo uva fragola, ma ha nomi anche molto più altisonanti come Isabella o Raisin de Cassis. Di ricette se ne trovano svariate in giro, io  avevo così tanta uva che ho lasciato buona parte degli acini a 'riposare' in ammollo nell'alcool insieme a varie spezie(seguendo i consigli di GialloZafferano)...per poter prendere tempo! Sì perchè il ratafià prevede due tempi di preparazione, il primo -più rapido- mi ha permesso di 'scordare' per un mese l'uva fragola e ripensarci in un secondo momento con la seconda parte della preparazione. La mia aromatizzazione preferita? quello con il cardamomo, da servirsi con ghiaccio freschissimo!!! Invece il liquore aromatizzato con cannella e chiodi di garofano può essere utilizzato anche leggermente scaldato per le fredde serate sotto la neve... Insomma fate delle prove se vi capita di trovare l'uva fragola e sicuramente troverete le spezie migliori per adattarsi alle esigenze del palato  vostro e di quello dei vostri amici!
Santé! : -)




sabato 10 gennaio 2015

Il Pandoro di Giorilli e la mia interpretazione


So di essere clamorosamente in ritardo sul Natale con questa ricetta, ma non riuscivo mai a fotografare un pandoro finito ed inzuccherato prima che qualcuno ne tagliasse una fetta!!! Questo almeno è la riprova della bontà e del fatto che la lunga ricerca della ricetta 'preferita' ha portato i suoi frutti. Già, perchè la ricerca (leggi le prove)  è durata circa un mese e mezzo; lo sa bene Simona, una ragazza che mi ha chiesto un pezzo del mio Vito per lanciarsi nei grandi lievitati natalizi e con cui ci sono stati scambi di opinioni su questo o quell'altro procedimento trovato online. Insomma ho mangiato pandoro a colazione fino alla nausea, per cui ad un certo punto mi sono dichiarata soddisfatta del risultato per poter fermarmi. Ho così optato tra le varie versioni per quella che meno mi ha dato problemi e che ha portato al minor esubero di albumi :- ) Sì perchè dopo ogni prova ho dovuto consumare in varia foggia quantità esorbitanti di albumi, per cui meno ne avanzano meglio è. Al mio delirio 'pandoriano' anche mia madre ha partecipato, regalandomi in anticipo 3 stampi, nel dubbio il mio non mi fosse bastato! :- )
Come detto sopra, la produzione (almeno per quest'anno) ha seguito la versione di Giorilli. La ricetta dal blog suddetto è decisamente dettagliata e particolareggiata, è mia abitudine seguire pedissequamente ogni passaggio previsto la prima volta che approccio delle istruzioni altrui...le volte successive faccio di testa mia :- )
Ognuno infatti conosce il proprio lievito naturale (non si azzarda un pandoro come primo approccio con lievito naturale...) e i propri ingredienti, oltre alla propria cucina e ai propri ritmi di vita.
Quindi qui troverete la mia versione più 'pratica' del Pandoro di Giorilli, se volete quella 'tradizionale' cliccate sul link riportato sopra.


domenica 14 dicembre 2014

Ciambellone invernale con cachi


Mio padre adora i cachi, per questo motivo ha la sua pianta personale da cui attingere in questa stagione. Il problema è che anno dopo anno la pianta è cresciuta così rigogliosa che ora è un albero altissimo che produce quantità incredibili di frutti, ben al dì la delle comuni possibilità umane di consumo da parte di una sola famiglia...così eccoci a gestire l'esubero anche quest'anno...Beninteso anche a me piacciono i cachi, il problema è che quando 'decidono' di maturare lo fanno improvvisamente tutti insieme, spiazzando ogni programma per il loro utilizzo. Dal momento che l'opzione 'marmellata' deve essere accantonata per motivi di spazio in dispensa (non ci sta nemmeno uno spillo sulle scansie, che ho già dovuto stipare all'inverosimile con le ultime produzioni...diamine non ho ancora pubblicato le ricette, provvederò giurin giuretta!) ho dato uno sguardo i rete per trovarne utilizzi alternativi e ho visto che qualche impavido ha usato questo frutto per farne dolci di vario tipo...detto fatto, anche io ho provato a cimentarmi nell'esperimento con la mia versione! : -)
In questo modo ho terminato anche l'ultimo vasetto di burro di arachidi (ricetta qui, ...temo infatti dopo le feste di doverne preparare dell'altro con gli avanzi delle arachidi...), si è conservato benissimo nonostante tutti i mesi trascorsi!!!


Con questa ricetta partecipo al contest




mercoledì 24 settembre 2014

Gelatina di uva fragola o americana (... e suo pie con farina di segale integrale)


Barcollo ma non mollo...nemmeno il blog! ;- ) Prima le ferie altrui mi hanno incastrata tenendomi lontana dalla cucina, poi le mie (meritatissime!!!), poi altre varie ed eventuali vicissitudini hanno assorbito inesorabilmente il mio poco tempo libero, così ora mi trovo la memoria dello smartphone piena di immagini e ricette non pubblicate che prima o poi dovrò riordinare e condividere con voi... Parto dal fondo, ovvero dall'uva fragola (o uva americana) il cui profumo porta la mia memoria alle fine estati della mia infanzia. Le piante son sempre le stesse (quelle della casa dei miei genitori) e il sapore non è cambiato affatto! Quando son finita per caso a dormire a casa dei miei qualche notte fa, mio padre un mattino mi ha dato il buongiorno con un cesto di uva fragola (ma lui la chiama rigorosamente americana, con gli occhi un pò sognanti...) e il mio cuore si è aperto. Ho pensato fosse doveroso 'celebrare' il momento perdendo qualche ora di sonno e passando la notte a produrre la gelatina :- )
Se vi capita tra le mani questo delizioso frutto, prendetevi del tempo e lasciatevi inebriare dall'aroma...che rimarrà intatto in dispensa nei vostri vasetti!
Poi ovviamente, dal momento che ne ho prodotta in gran quantità, ho deciso di usarla subito in questa crostata, che anni fa trovai su Donna Moderna, Questa volta ho provato a rendere più golosa la torta con l'aggiunta delle mele nella farcia  e della farina integrale di segale nell'impasto, esperimento riuscito (ma al link troverete la ricetta originale).

Buona favola a tutti!!!

venerdì 18 aprile 2014

Uova di Pasqua (la mia prima volta alle prese col temperaggio del cioccolato)


E' da un pò che manco, lo so, ma avevo una birilla da levarmi in questi giorni, ovvero provare a lavorare il cioccolato. Ho sempre rimandato, mi ha sempre spaventato anche solo l'idea di trovarmi poi con un sacco di pasticcio in cucina a fronte di un fallimento completo dal punto di vista della realizzazione di qualcosa di 'carino'
Così ho deciso prima di seguire un breve corso su come approcciare il cioccolato (in modo non professionale), poi ho deciso di comprare degli stampi (l'indispensabile termometro già lo avevo) e ... buttarmi.
A forza di fare e rifare ho scoperto che:
- è molto più semplice da lavorare il cioccolato fondente, a seguire viene quello al latte, infine quello bianco
- la fusione a microonde non ha nulla da invidiare a quella più complicata a bagnomaria, basta conoscere bene il proprio elettrodomestico ed impostare tempi molto brevi
- attenzione all'acqua, lavorate lontano da ogni possibile schizzo (per cui se fondete a bagnomaria siate molto cauti, asciugate molto bene i contenitori prima di spostarli)
- non è necessario avere il ripiano di marmo, lavorando con la tecnica dell'inseminazione o seeding basta una ciotola
- lavorare solo in ambiente fresco (consigliato 20° secco) ed evitare categoricamente il frigo
- con gli stampi in policarbonato invece che di silicone la superficie sarà molto più lucida e brillante....certo se non avete temperato più che alla perfezione non si staccherà nulla dalla forma, mentre col silicone si stacca comunque...a voi la scelta
- più massa si lavora e più e semplice
- anche se si sbaglia il cioccolato non si spreca
Relativamente ai modi e temperature di fusione ho letto in giro un pò di tutto, io ho deciso di comportarmi così.
Per il fondente sciogliere fino a 50°C, raffreddare velocemente con inseminazione e movimento fino a 29°C, riportare a  31°C.
Per il latte e il bianco invece fusione fino a 40°C, raffreddamento a 25°C, ritorno a 28°C. In realtà ogni qualità ha due temperature di lavorazione entro cui rimanere, le cosiddette temperature di tempera, una alta e una bassa, ma questa è una finezza inutile se si è neofiti come me con questa materia.

La mia prima volta è stata una prestazione piena di ansia e con controllo compulsivo del termometro, ma dopo un pò (cioè dopo una serie di fallimenti, documentati sotto perchè non tutte le ciambelle vengono col buco come si usa dire) ho iniziato a 'sentire' la consistenza diversa del cioccolato alle varie temperature con conseguente meno angoscia nella lavorazione.
Armatevi di buon cioccolato e dateci dentro, se ci son riuscita io ce la possono fare tutti (senza demoralizzarsi!!!)


giovedì 20 marzo 2014

Pasticcini all'arancia antispreco


Periodo di arance, anche quest'anno sono state regalate a mio marito quelle di Ribera, deliziose e succosissime! va da sè che ci siamo fatti il pieno di vitamina C in modo naturale. Però, in effetti, spremuta dopo spremuta, mi son resa conto di quanto andasse in qualche modo sprecato del frutto. Son andata a cercare in giro per la rete, per amor di precisione (ossessione? ; -) ), e dal sito di Lisa Casali (ne ho già parlato qui) ho confermato che si utilizza solo il 15% del frutto bevendone soltanto il succo...Ho usato pertanto un suo suggerimento per creare delle 'cialdine' con lo scarto della polpa e, essendo bio, con la scorza grattugiata ho provveduto ad aromatizzare questi pasticcini da tè. Il risultato è stato eccezionale!

Lisa sul suo blog (www.ecocucina.org) suggerisce l'utilizzo di un essiccatore per preparare le cialde, ma io ho avuto lo stesso identico risultato sfruttando il calore dei termosifoni accesi e riducendo ulteriormente l'impatto 'energetico' della preparazione.

Questi pasticcini sono stati pensati per gli intolleranti al glutine. Per intolleranti al lattosio, il cioccolato bianco può essere sostituito con quello fondente (sono ottimi ugualmente, ma purtroppo non son riuscita a fotografarli in tempo, sigh!)


Con questa ricetta partecipo al contest di Patty del blog Andante con gusto



In collaborazione con 'Cose dell'Altro Pane'

Ringrazio Pamirilla per la preziosa collaborazione via mail :-)

venerdì 17 gennaio 2014

Brut e bun classici


Dopo la disavventura dei panettoni non avete idea di quanti contenitori pieni di albumi avessi in frigo! andavano ad ammonticchiarsi a fianco di quelli, sempre colmi di albumi ovviamente, residuati dalla preparazione della sfoglia all'uovo (prodotta in quantità esagerata) per le lasagne del pranzo di Natale. Sono onesta non ho avuto il coraggio di pesarli, anzi ho cercato di infilarli un pò ovunque in qualsivoglia frittata per cercare di ridurne la quantità...niente da fare! sembrava si riproducessero la notte... Insomma le meringhe non mi parevano una buona idea, anche perchè dopo che l'ultima volta (sempre per riciclo) ne feci tre infornate di tre piani ciascuna, ne ho ancora sparse un pò in tutta la casa...ancora un pò e ci faccio dei soprammobili con le meringhe... Allora perchè non attingere direttamente dalla tradizione della mia regione? Ecco allora questi 'brutti e buoni', nella loro versione più classica e semplice.
Vi lascio però un paio di 'dritte' per ottenere un sapore veramente contadino (i migliori brut e bun-per inciso- rimangono quelli della mia prozia, i miei vengono subito a ruota ; -)  )


Innanzitutto evitate il mixer, tornate all'atavico batticarne. Le nocciole devono essere tritate grossolanamente perchè possano essere viste nel prodotto finito e scrocchiare sotto i denti, quindi sarebbe inutile una 'farina' di nocciole. Poi tostate da voi  le nocciole perchè otterrete un sapore più deciso, anzi vi direi (se potete) di prendere in mano l'apposito attrezzo e di scaricare lo stress sgusciandole voi stessi come si faceva un tempo. Poi  (se potete) sborsate qualcosa in più per procurarvi la varietà Tonda Gentile del Piemonte...non ha paragoni!
Dimenticavo! Non servono aromatizzazioni particolari, anche se ne troverete girovagando in rete, né grosse variazioni sul tema. I nostri contadini non avevano tante pretese (nè tanta disponibilità di materie prime) quando si trattava di metter mano a questo dolcetto!

da destra: meringa, brut e bun classico, brut e bun mandorla


venerdì 10 gennaio 2014

Panettone nocciola e gianduia a lievitazione naturale


Vi presento la ricetta che durante queste festività mi ha fatta impazzire. Lo sa bene il pasticcere Jerry, l'ideatore, con cui ho avuto intensi scambi di messaggi...Già perchè tutto parte da una promessa fatta a mio fratello 'Per il tuo onomastico -Santo Stefano, ndr- ti porterò un panettone alla nocciola e gianduia!'
Così mi son messa subito al lavoro, affidandomi senza indugio appunto alla ricetta del pasticcere (sconfinata fiducia, dopo la riuscita delle Colombe pasquali!) che ho seguito alla lettera. Il primo impasto è andato benone, lievitando discretamente...Il secondo è invece stato un disastro, diventando spumoso, scordato, ingestibile..mi veniva da piangere!! dove era l'errore? avrei detto troppi grassi, troppo burro insomma...perchè? ho tentato comunque di spostare l'impasto (a cucchiaiate che abominio!!!!) nello stampo e procedere con la lievitazione..che non è mai avvenuta... e con la cottura... niente da fare, niente salita e niente cottura all'interno anche prolungandone i tempi e i gradi...Cocciuta come un mulo ho preso l'unico dei panettoni/sgorbio che sembrava aver raggiunto una bella forma a cupola e una discreta colorazione e  ho pure provato a  infilzarlo con gli appositi spuntoni per capovolgerlo...splaaat! tutto per terra :-( sia io che il pasticcere via internet ci interrogavamo senza risposta su cosa era stato sbagliato, dove era l'errore???? ho cercato di recuperare il più possibile trasformando lo pseudopanettone in base per un tiramisù alla nocciola e gianduia :-)
Comunque occorreva risolvere l'arcano mistero, non ci riuscivo a dormire la notte. Sempre più cocciuta ho deciso di rifare tutto, questa volta ammetto di aver ridotto un pò la dose delle gocce di cioccolato (non avrei mai voluto sprecare nuovamente del cibo!)
Eureka!!! caro Jerry il mistero è stato svelato: era un problema della bilancia! si era starata del tutto tra un impasto e l'altro!!! ecco perchè, con delle dosi sbagliate, non era riuscita la ricetta al primo colpo! :-)
Cambiando bilancia tutto è filato liscio come l'olio, anzi come il burro :-)
Lo so, non son riuscita a portare per Santo Stefano il panettone, ma per Capodanno non è assolutamente mancato!!!! (e scusate per le foto, ma sono riuscita per un pelo a scattarle prima che si scatenassero mani e coltelli!!!)


Potete trovare la ricetta originale qui

domenica 24 novembre 2013

Morbidosa di zucca con bavarese alla zabaione e cioccolato bianco (interpretazione personale di un'idea di Montersino)


ovvero una ricetta ricercata per un'amica ricercata : -)
Ebbene sì, quando si presentano piccoli 'grandi momenti' mi piace dimostrare un'attenzione  in più. Questa volta è stato un invito ad un tè per 'inaugurare' il nuovo (splendido) appartamento di un'amica. Dal momento che sapevo quanta cura per i dettagli, quante ricerche, quanto amore lei avesse dedicato negli anni al proprio nido dei sogni dovevo sicuramente 'incorniciare' questa occasione. 'Dimmi il tuo dolce preferito' la domanda a bruciapelo, 'Lo zabaione' mi risponde e via son partite le mie rotelline cerebrali!!! Mentre la fantasia vagava libera su come reinventarmi lo zabaione, decido di dare uno sguardo ai libri di ricette stipati in ogni angolo della cucina facendo così felice mio marito (che si domanda sempre se oltre a comprarli in modo vorace e famelico poi mi servano a qualcosa oltre a fare colore....tiè!) ed incappando in Peccati al cioccolato di Montersino... lo sto per saltare a piè pari, del resto non è intitolato Peccati allo zabaione, ma il destino vuole che trovi questa ricetta su cui attacco al volo un bel post-it promettendomi di andare a cercare l'isomalto. Orbene, l'isomalto non l'ho trovato pur entrando in vari e variegati negozietti (ma ho già preso un promemoria per il prossimo acquisto online) per cui sto per levare il segno dal libro e passare ad altro. Ma il destino è pazzesco a volte: in tv, ad Accademia Montersino, mi imbatto nello chef che insegna a tre allievi proprio la preparazione di questa torta! 
Ora non se se ci avete fatto caso, ma sui libri del Maestro la lista degli ingredienti supera spesso la lunghezza della spiegazione. Sembra sempre tutto facile, lineare, una bazzeccola... poi però ci mette (lui, il Maestro in persona, e senza contare i tempi di raffreddamento e surgelamento etc etc) almeno 2 ore per produrre qualcosa che somiglia alla magnifica ed invitante foto del libro... Bhè anche in questo caso è andata così, ma al destino non si comanda: la torta deve essere questa! al diavolo l'isomalto!!!
Penso che con un abbattitore ed iniziando al mattino si possa pensare di avere una torta del genere alla giusta temperatura per cena. Io, coi miei assurdi orari lavorativi, ci ho messo 2 giorni servendola al terzo. Son testona eh? ah, non lo avevate capito???? ; -)
Alla fine però tutto l'impegno e la testardaggine sono state ripagate, tutti gli intoppi, tutti i 'problemi' incontrati, tutti gli attrezzi da cucina impiegati... tutto è stato ripagato gustando gran fette di dolce accompagnato da un sofisticato tè caldo inframezzato da chiacchiere femminili : -)


E il giorno dopo, la colazione con mio marito (che inizialmente si era lamentato per l'invasione di frigo e freezer con pezzi di torta) è stata dolcissima : -)


Con questo dolce alla zucca partecipo al contest di Barbara del blog ungiornosenzafretta

lunedì 28 ottobre 2013

Blacks vampires: mostruose bontà integrali!


Cari bambini che quest'anno vi attaccherete al citofono a con 'Dolcetto o scherzetto?' quest'anno troverete 'pane' per i vostri denti :-)
Il primo anno i 'mostriciattoli' ci sorpresero assolutamente impreparati, in centro Torino nessuno era mai venuto a bussarci mascherato, invece in periferia pare che questa tradizione non-italiana abbia fatto presa. Il secondo anno ce ne scordammo correndo subito ai ripari comprando dolcetti a caso ...le ronde qui durano quasi una settimana accidenti! Lo scorso anno optai per delle classiche caramelle e del banale cioccolato, ma quest'anno ho voluto dedicare un attimo a questi piccoli mostrini perfettamente mascherati e truccati, dedicando così un attimo anche alla 'piccola me' pasticciando con pasta e formine come se fossi tornata a giocare con la plastilina colorata : -)
Del resto, dopo il mio recente acquisto online di fari tipi di farine, volevo assolutamente sperimentare un mix 'scuro' a base di grano saraceno integrale, praticamente nero, ed altri ingredienti poco raffinati come lo zucchero grezzo. E perchè no? evitare i coloranti artificiali usando il nero di seppia! se pensate che lasci sapore 'ittico' bhè provate e vedrete che non è affatto così.
Hallowen 2013: divertente, buono e sano! Benvenuti mostriciattoli!!!


Con questa ricetta partecipo al contest di L'alveare delle delizie

HalloweenNight