domenica 30 marzo 2014

Labneh (o Labaneh)


Di ritorno da Istanbul non potevo non mettermi all'opera per creare qualcosa di 'locale'. Troppo poco tempo a disposizione per visitare la città in ogni suo frangente, forse, e forse anche un pò di precauzione in determinate zone della città in considerazione dei tumulti in atto. In ogni caso tra una moschea e l'altra, tra un museo e l'altro, abbiamo avuto il tempo per poter provare piatti tipici in piacevoli locande, bere quantità notevoli di te alla mela, strafogarsi di balik ekmek (panino con lo sgombro) a Eminonu e smarrirsi nel Gran Bazar e soprattutto nel Bazar delle spezie inebriati dai profumi emanati dalla colorate bancarelle. Trovare il sommacco e farne incetta, questo era il mio obiettivo! Sempre piluccando halva o pistacchi o lokum, ovviamente! Bhè come twittato giorni fa, dalla foto della mia valigia avete potuto constatare la mia golosità e quanto spazio tengono nella valigia del ritorno le mie scorribande di cibo e dintorni ; -)
Prima o poi mi dedicherò a preparare qualche dolce turco (per me un pò 'troppo' dolci), ma per il momento inizio con un piatto salato il labneh o labaneh, ovvero una specie di 'formaggio' diffuso un pò in tutto il Medio Oriente. In realtà definirlo formaggio non è corretto, anche se l'aspetto finale è quello di uno spalmabile, dato che non è prodotto con caglio o altri coagulanti. Si parte infatti da semplice yogurt bianco, che viene fatto colare.
Ovviamente lo yogurt può essere intero o light, acquistato o meglio autoprodotto, si può lasciare 'bianco' oppure aromatizzare con erbe a piacere o spezie e può cambiare la modalità di conservazione. In commercio infatti si può trovare sia in vaschetta (come uno spalmabile apunto) oppure a palline, mantenute in ammollo nell'olio.
E' semplicissimo e rapido da preparare.
Potete decidere voi come e quanto aromatizzarlo in base all'utilizzo successivo (tramezzini, panini, spalmato sul pane, mescolato ad altro...) e se preferito uno yogurt allo 0.1% e lo conservate in vaschetta lo potrete tranquillamente usare se siete in regime dietetico Dukan (dato che spesso è difficile trovare in commercio formaggi così magri!)


giovedì 20 marzo 2014

Pasticcini all'arancia antispreco


Periodo di arance, anche quest'anno sono state regalate a mio marito quelle di Ribera, deliziose e succosissime! va da sè che ci siamo fatti il pieno di vitamina C in modo naturale. Però, in effetti, spremuta dopo spremuta, mi son resa conto di quanto andasse in qualche modo sprecato del frutto. Son andata a cercare in giro per la rete, per amor di precisione (ossessione? ; -) ), e dal sito di Lisa Casali (ne ho già parlato qui) ho confermato che si utilizza solo il 15% del frutto bevendone soltanto il succo...Ho usato pertanto un suo suggerimento per creare delle 'cialdine' con lo scarto della polpa e, essendo bio, con la scorza grattugiata ho provveduto ad aromatizzare questi pasticcini da tè. Il risultato è stato eccezionale!

Lisa sul suo blog (www.ecocucina.org) suggerisce l'utilizzo di un essiccatore per preparare le cialde, ma io ho avuto lo stesso identico risultato sfruttando il calore dei termosifoni accesi e riducendo ulteriormente l'impatto 'energetico' della preparazione.

Questi pasticcini sono stati pensati per gli intolleranti al glutine. Per intolleranti al lattosio, il cioccolato bianco può essere sostituito con quello fondente (sono ottimi ugualmente, ma purtroppo non son riuscita a fotografarli in tempo, sigh!)


Con questa ricetta partecipo al contest di Patty del blog Andante con gusto



In collaborazione con 'Cose dell'Altro Pane'

Ringrazio Pamirilla per la preziosa collaborazione via mail :-)

lunedì 10 marzo 2014

Corn dog (on a stick) home made


Se amate le 'americanate' questa ricetta non la potete non replicare a casa vostra!  :-) Sono i 'corn dog' o meglio i 'corn dog on a stick' come recita il menù del Nathan's Famous. Chi è Nathan's? L'inventore degli hot dog per così dire, ovvero un'istituzione oltreoceano. Quando andammo a New York sfidammo l'uragano Sandy (un pó incoscienti ebbene sì lo ammetto!) per provare questo locale 'storico' che da decenni sfama orde di famelici in quel di Coney Island.

Nathan's 1920
Il Nathan's è anche il capostipite delle gare 'man vs food' dato che ogni anno dal 1970 il locale organizza la storica sfida a chi mangia più hot dog nell'esiguo tempo di dieci minuti (per la cronaca il campione in carica ne ha fagocitati 69....). Lo so, son tradizioni 'altrui' che fanno storcere il naso a gourmet e salutisti, ma che riuniscono nel nome del cibo (junk food ovvio) e del divertimento un sacco di persone festanti.
Insomma non potevamo non provare il sapore di questi hot dog che i concorrenti della sfida ingoiano avidamente (e bestialmente) come fossero noccioline... ci eravamo stampati anche dei coupon dall'Italia... scusate se oltre Man vs Food mi fermo a guardare in tv anche Pazzi per la spesa ;-) Bhe quando ci siam trovati in fila davanti allo spartano bancone del locale con i nostri coupon è stato divertente scambiarli con quelli altrui, tutti avevano dei buoni sconto!!! In questo modo abbiamo provato un sacco di 'specialità' del Nathan's a prezzi irrisori, tra cui i fantastici corn dog on a stick.
Ora, fondamentale è precisare che, a meno di comprare i würstel del Nathan's (in USA si vendono nei supermercati, se volete far la pazzia si possono comprare anche online...) , non potrete avere lo stesso sapore speziato e agliato di 'teutonica' origine, ma se volete fare gli 'yankee' per un giorno provate questa semplicissima ricetta ;-)


http://nathansfamous.com/

giovedì 27 febbraio 2014

Patate Anna bicolore


Ricetta della serie 'le cose semplici alla volte rimangono le migliori'.
Tutto parte dalla mia incontenibile curiosità; ero a zonzo tra le bancarelle (cosa rara per cui ancora più degna di nota!) e mi capitano gli occhi e (a ruota) le mani su delle piccole patate dalla buccia viola intenso... ne avevo sentito parlare, ne avevo letto, ma non ne avevo mai avuto per le mani una reale...Da ingorda quale sono mi affrettai a comprarne mezzo chilo in un sol colpo, poi il viola è il mio colore preferito per cui mi vedevo già dipingere ogni pietanza di quel magnifico colore...
Le patate Vitelotte, che emozione, eccole tra le mie mani!!!
Poi come al solito davanti alle mie idee di gloria con le patate viola ('domani farò...' 'dopodomani non c'è storia preparerò...' questo weekend cascasse il mondo cucinerò...' ecc ecc...) passarono i giorni, gli impegni, il lavoro, i contrattempi, le settimane insomma finirono mestamente in garage. Mi accorsi che stavano ufficialmente per abbandonarmi in extremis, per cui corsi ai ripari con una ricetta tutt'altro che elaborata o innovativa o chissà che: le patate Anna, o meglio le Pomme de terre Anna. Diamo subito la giusta paternità, non italiana bensì francese.
Chi era Anna? Anna Deslions era una cortigiana del Secondo Impero, siamo nel 1870 o giù di lì, e lo chef Adolphe Dugléré (del Cafè des Anglais di Parigi) fu così colpito dalla sua bellezza da dedicarle un piatto, semplice ma voluttuoso.
Al di là della romantica ed affascinante storia, questa è una ricetta molto molto semplice in partenza che poi nel tempo è stata arricchita a volte di panna, a volte di spezie, a volte di formaggi vari, ma la base sono esclusivamente patate e burro (...avevo detto che è un piatto voluttuoso!!!)


Pur sapendo che le patate viola non rendono bene come quelle a pasta gialla nella cottura al forno, dato che ne avevo in abbondanza e tutte pronte a germogliarmi sotto il naso, ho voluto sperimentare ( ....à la guerre comme à la guerre... tanto per rimanere 'francofoni') e ci son riuscita!!!
Un tocco di colore in più quindi per un piatto classico..e con i classici non si sbaglia mai!!! :-)

Con questa ricetta partecipo al contest di La stufa economica

cucina-viola

lunedì 24 febbraio 2014

Gamberoni al forno 'for dummies'


Come già detto in altri post, non avendo mare a lambire la mia regione e non avendo mai da piccola visto nessuno della mia famiglia alle prese con crostacei o con pesci che non fossero di fiume o lago, mi son dovuta arrangiare di volta in volta. Le prime volte con i crostacei sono state da comica, troppo crudi o soprattutto troppo cotti e quindi stopposi come una gomma da masticare...per non parlare della gestione dei gusci o dei carapaci!
Delle mie svariate prove, vi posto questa ricetta per fare una discreta figura con i vostri commensali anche se non avete la più pallida idea di come gestire i gamberoni :-) Insomma un piatto 'for dummies' appunto che potranno far colpo all'occhio e al palato degli ospiti.
Non servono lunghe spiegazioni o molte foto del procedimento proprio perchè sono spaventosamente facili da farsi :-)
A già! Attenzione, danno dipendenza! per cui siate generosi nelle dosi :-)

sabato 22 febbraio 2014

Pane all'okara con lievito madre


Mamma mia quanto tempo! Pensavo di riuscire a riordinare un po' le idee per il blog durante la mia 'gita' a Roma invece mi sono completamente lasciata assorbire dalla città, ma soprattutto dalla sua cucina, dai suoi sapori e dalle sue pantagrueliche porzioni! Adoro!!! Il problema è tentare di tornare ad un po' di ordine nei prossimi giorni, diciamo un po' di 'disintossicazione' prima di metter mano a quello splendido pecorino romano e a quel godurioso guanciale che mi son portata gelosamente in valigia. Basta dai non fatemici pensare!!! Torniamo a capo, ovvero a quando dopo aver fatto il tofu in casa mi son trovata ad avere tantissima okara. Una parte è stata conservata in frigo, una parte l'ho essiccata sfruttando il calore dei termosifoni (acceso comunque in questa stagione, quindi senza spreco ulteriore di energia!)


Per aver un'idea della quantità, tenete conto che con due parti di quella 'umida' ho potuto preparare due pagnotte, con una parte (essiccata) la base di una torta salata...
Il pane ottenuto è mostruosamente saporito, lo annoto proprio per questo motivo, perché così potrò rifarlo alla prossima preparazione del tofu e così anche voi potrete evitare sprechi nel modo più gustoso possibile! : -)



mercoledì 5 febbraio 2014

Tofu, 'latte' di soia e okara: il mio weekend con la soia gialla


Da un pò di tempo 'cullavo' l'idea di autoprodurmi il tofu, avevo letto parecchi post in giro e mi ero fatta l'idea (confermata poi corretta) che servissero pochissimi ingredienti, ma un sacco di pentole e di tempo. Così, lo scorso weeekend chiusa in casa a causa di un tempo da lupi e stranamente senza impegni lavorativi, ho deciso di dedicarmici...del resto il necessario me lo ero procurato parecchi mesi orsono e stavo aspettando solo il momento propizio.
Alcuni anni fa, passando un paio di giorni in uno shukubo (in pratica una foresteria di un tempio buddista) sul Koya San imparai che di tofu non ne esiste uno, ma diversi tipi. Non che i monaci spiegassero cosa fosse il cibo che ci mettevano di fronte, ma, dato il regime alimentare vegano e la loro produzione interna di tofu, capii presto che ogni piatto era costituito da un tipo diverso di tale alimento. Tornata in Italia (dove ho sempre e solo trovato un tipo di tofu, quello compatto a panetto per intenderci) confermai, leggendo in giro, che in effetti esiste un tofu 'liscio' simile ad una gelatina bianca imprendibile con i bastoncini (argh!), uno 'solido', uno 'secco' molto legnoso, senza contare le varie aromatizzazioni che si possono conferire o prima della cagliata o in fase di salamoia. Poi, durante il più recente giro in Cina, ho fortemente voluto provare un tofu completamente diverso e che non potrò mai più dimenticare: il tofu puzzolente!!! o sì sì è veramente fetido, scoverete un venditore di tofu puzzolente a decine di metri :- ) All'inizio vi chiederete se sono scoppiate le fogne o se avete inavvertitamente pestato qualcosa sotto le scarpe...ebbene no, la risposta è in questo piatto tipico che prevede un tofu affettato e lasciato in una salamoia top secret (vi prego non voglio saperne gli ingredienti!!!) successivamente fritto per strada e servito 'in mano' accompagnando da salse più o meno piccanti o agrodolci. Se superate l'ostacolo enorme dell'olfatto e lo addentate caldo e fritto a dovere non è affatto male!!!
Insomma la via di produzione è, partendo dalla soia, ottenere il 'latte' innanzitutto; da questo procedimento rimarrà uno scarto di lavorazione che prende il nome di okara (la polpa della soia). In genere l'okara viene utilizzato in vario modo da fertilizzate a mangime per animali, ma anche come mangime per uomini ;-) Per cui, dato che non si butta nulla, nei prossimi giorni vi posterò un bel po di ricette con questa base!
Dalla bollitura del 'latte' di soia si può ottenere un altro prodotto, lo yuba che null'altro è che la 'pelle' che si forma in superficie e che occorre ovviamente rimuovere di tanto in tanto per non rovinare la cagliata. Questa volta non l'ho conservata, ma anche questo sottoprodotto viene utilizzato comunemente in Oriente essicandolo o compattandolo da fresco (non essendo cagliato, non è tecnicamente tofu).
Per la cagliata ho usato il nigari  (cloruro di magnesio), sapevo che tra i vari coagulanti poteva dare un retrogusto amaro (nigari pare significhi propio 'amaro') ma mi sembrava il più vicino alla ricetta Giapponese. Ho trovato in giro in rete anche chi coagula con succo di limone, ma non ho mai tentato...

Orbene, il mio è un tofu molto molto semplice, del resto non ho la pazienza e la dedizione dei monaci buddisti, però (se chiudete un occhio sul fatto che sia tondo e non rettangolare) non ha proprio nulla da invidiare a quello comprato in giro... e poi volete mettere la soddisfazione dell'autoproduzione? ; -)



venerdì 24 gennaio 2014

Zuppa semplice di arachidi, come riciclare le arachidi delle feste (2°parte)


Credevate forse che con il burro di arachidi home-made io avessi esaurito le scorte? neanche per idea!!! quest'anno non mi capacito e non riesco a capire il motivo per cui nelle feste la mia casa sia stata invasa dalle arachidi...forse perchè tutti quelli che son passati di qua ne han portato un sacchetto, sapendo quanto mi piace rompere il guscio facendolo scrocchiare tra le mani e tornare con il ricordo all'infanzia quando, dopo cena, si chiacchierava/sgranocchiava attorno al tavolo e la montagna dei gusci di mio padre era immancabilmente ed imbattibilmente la più alta. Quasi terapeutico, mi rilassa...se non che l'automaticità del gesto e il caldo sapore delle arachidi sono 'addittivi' per me e spesso mio marito deve correre ai ripari nascondendomele :-)
Me ne avrà nascoste troppe, chissà! allora occorre impiegarle prima che si irrancidiscano.
In Cina ho visto molte zuppe a base di arachidi, la più famosa è la cosiddetta Chicken feet peanuts soup di cui, pur avendo un buon profumo, non sono onestamente riuscita ad apprezzare il 'pezzo forte' ovvero le zampe di gallina che con disinvoltura la gente sgranocchiava per strada (anche come semplice snack...) Probabilmente è solo un problema generazionale, più che culturale, dal momento che ho visto tranquillamente i miei italianissimi nonni mangiarle quando ero più piccola e so che in molte parti d'Italia si mangiano correntemente. Magari un giorno riuscirò ad assaggiarle anche io...
Ho deciso di preparare la mia zuppa di arachidi (vegan) dal sapore così delicato e sofisticato da essere idealmente anni luce dagli hutong di Beijing :-)
Provatela, non ci vuole niente per prepararla e stupirà i vostri commensali ; -)


con questa ricetta partecipo al contest di Cortesie in cucina


lunedì 20 gennaio 2014

Pan di carota (ovvero lievito madre e scarti centrifugati)


Ho deciso di pubblicare questa ricetta che giaceva nei miei appunti (e nel mio cellulare) dopo essermi imbattuta per caso (e per fortuna!!!) nel libro e successivamente nel blog di Lisa Casali (rispettivamente Autoproduzione in cucina e www.ecocucina.org). Già perchè come sapete ho un rapporto quasi 'reverenziale' con il cibo, adoro esplorare cucine altrui e provare un pò di tutto, ma detesto gli sprechi a 360°. Per cui sono stata molto felice di trovare qualcuno che, come me, ha deciso di utilizzare gli 'scarti' per creare nuovi sapori e nuove ricette, anzi mi ha dato una 'spinta' a rendervi partecipi di questo pane inaspettatamente buono, sano ed a costo irrisorio... inventato per recuperare gli scarti centrifugati. Di cosa? delle carote impiegate nella preparazione della favolosa Gluten free carrot cake!!! Eh sì, uso poco la centrifuga proprio perchè mi spiace buttare così tanta 'porzione' di frutta e verdura, ma quella ricetta lo prevedeva... Ai tempi decisi di non buttare lo scarto, ma di conservarlo nell'immancabile freezer in attesa di un'idea. Idea che arrivò poco dopo, con questo pane, quasi per caso. Lo preparai, lo fotografai, lo mangiammo, ma temevo fosse un pò troppo 'estremo' come riciclo da proporre pubblicamente pur essendo un pane insolito e molto buono, in tutti i sensi. Per cui l'incontro virtuale con qualcuno che non solo usa gli 'scarti' nella propria cucina, ma anche ci costruisce attorno un blog e un libro bhè mi ha fatto sbocciare un sorriso enorme sul volto :-)
Ed ecco a voi, quindi, questa ricetta per una cucina veramente a zero scarti e tutto gusto!!!


con questa ricetta partecipo al contest del blog cortesie in cucina

venerdì 17 gennaio 2014

Brut e bun classici


Dopo la disavventura dei panettoni non avete idea di quanti contenitori pieni di albumi avessi in frigo! andavano ad ammonticchiarsi a fianco di quelli, sempre colmi di albumi ovviamente, residuati dalla preparazione della sfoglia all'uovo (prodotta in quantità esagerata) per le lasagne del pranzo di Natale. Sono onesta non ho avuto il coraggio di pesarli, anzi ho cercato di infilarli un pò ovunque in qualsivoglia frittata per cercare di ridurne la quantità...niente da fare! sembrava si riproducessero la notte... Insomma le meringhe non mi parevano una buona idea, anche perchè dopo che l'ultima volta (sempre per riciclo) ne feci tre infornate di tre piani ciascuna, ne ho ancora sparse un pò in tutta la casa...ancora un pò e ci faccio dei soprammobili con le meringhe... Allora perchè non attingere direttamente dalla tradizione della mia regione? Ecco allora questi 'brutti e buoni', nella loro versione più classica e semplice.
Vi lascio però un paio di 'dritte' per ottenere un sapore veramente contadino (i migliori brut e bun-per inciso- rimangono quelli della mia prozia, i miei vengono subito a ruota ; -)  )


Innanzitutto evitate il mixer, tornate all'atavico batticarne. Le nocciole devono essere tritate grossolanamente perchè possano essere viste nel prodotto finito e scrocchiare sotto i denti, quindi sarebbe inutile una 'farina' di nocciole. Poi tostate da voi  le nocciole perchè otterrete un sapore più deciso, anzi vi direi (se potete) di prendere in mano l'apposito attrezzo e di scaricare lo stress sgusciandole voi stessi come si faceva un tempo. Poi  (se potete) sborsate qualcosa in più per procurarvi la varietà Tonda Gentile del Piemonte...non ha paragoni!
Dimenticavo! Non servono aromatizzazioni particolari, anche se ne troverete girovagando in rete, né grosse variazioni sul tema. I nostri contadini non avevano tante pretese (nè tanta disponibilità di materie prime) quando si trattava di metter mano a questo dolcetto!

da destra: meringa, brut e bun classico, brut e bun mandorla


venerdì 10 gennaio 2014

Panettone nocciola e gianduia a lievitazione naturale


Vi presento la ricetta che durante queste festività mi ha fatta impazzire. Lo sa bene il pasticcere Jerry, l'ideatore, con cui ho avuto intensi scambi di messaggi...Già perchè tutto parte da una promessa fatta a mio fratello 'Per il tuo onomastico -Santo Stefano, ndr- ti porterò un panettone alla nocciola e gianduia!'
Così mi son messa subito al lavoro, affidandomi senza indugio appunto alla ricetta del pasticcere (sconfinata fiducia, dopo la riuscita delle Colombe pasquali!) che ho seguito alla lettera. Il primo impasto è andato benone, lievitando discretamente...Il secondo è invece stato un disastro, diventando spumoso, scordato, ingestibile..mi veniva da piangere!! dove era l'errore? avrei detto troppi grassi, troppo burro insomma...perchè? ho tentato comunque di spostare l'impasto (a cucchiaiate che abominio!!!!) nello stampo e procedere con la lievitazione..che non è mai avvenuta... e con la cottura... niente da fare, niente salita e niente cottura all'interno anche prolungandone i tempi e i gradi...Cocciuta come un mulo ho preso l'unico dei panettoni/sgorbio che sembrava aver raggiunto una bella forma a cupola e una discreta colorazione e  ho pure provato a  infilzarlo con gli appositi spuntoni per capovolgerlo...splaaat! tutto per terra :-( sia io che il pasticcere via internet ci interrogavamo senza risposta su cosa era stato sbagliato, dove era l'errore???? ho cercato di recuperare il più possibile trasformando lo pseudopanettone in base per un tiramisù alla nocciola e gianduia :-)
Comunque occorreva risolvere l'arcano mistero, non ci riuscivo a dormire la notte. Sempre più cocciuta ho deciso di rifare tutto, questa volta ammetto di aver ridotto un pò la dose delle gocce di cioccolato (non avrei mai voluto sprecare nuovamente del cibo!)
Eureka!!! caro Jerry il mistero è stato svelato: era un problema della bilancia! si era starata del tutto tra un impasto e l'altro!!! ecco perchè, con delle dosi sbagliate, non era riuscita la ricetta al primo colpo! :-)
Cambiando bilancia tutto è filato liscio come l'olio, anzi come il burro :-)
Lo so, non son riuscita a portare per Santo Stefano il panettone, ma per Capodanno non è assolutamente mancato!!!! (e scusate per le foto, ma sono riuscita per un pelo a scattarle prima che si scatenassero mani e coltelli!!!)


Potete trovare la ricetta originale qui

lunedì 6 gennaio 2014

Burro d'arachidi home made, come riciclare le arachidi delle feste


Sono ufficialmente finite le feste (sigh!) e come ogni anno mi trovo a dover gestire una gran quantità di avanzi...questa volta mi è andata bene e non ho avuto molti panettoni da reinventare, anche perchè girando voce tra i conoscenti ed amici che i panettoni me li faccio in casa con il lievito madre e quintali di pazienza nessuno si è azzardato a regalarne uno ;-) In compenso, di arachidi in guscio me ne son avanzate come non mai!
Ecco come sono riuscita a 'riciclarle' senza grossa fatica.
La prima idea che mi è balzata in mente, ovviamente, è stato il burro di arachidi, per cui servono meno di 15 minuti. Adoro il burro di arachidi, ma purtroppo, oltre ad aver finito la riserva presa in U.S.A. nel corso dell'ultimo viaggio, è decisamente raro riuscirlo a trovare qui nei supermercati.
Su vari siti americani di cucina ho letto di sgusciare e quindi tostare le arachidi in forno, così ho fatto, ma non credo che evitando il passaggio di tostatura si ottenga un risultato dissimile.
Ovviamente se vi piace 'smooth' impiegherete qualche minuto in più di mixer, in caso lo vogliate 'crunchy' evitate di tritare eccessivamente le arachidi oppure potete fare un aggiunta di una parte macinata a grana grossa alla crema liscia. Senza dubbio potete personalizzare il burro d'arachidi come più vi piace, ad esempio aggiungendo gocce di cioccolato oppure aromatizzazioni varie.
Non so dirvi quanto si conservi, direi poco perchè son troppo golosa!!! :-)


domenica 5 gennaio 2014

Cachi acerbi all'Arneis



Partiamo dal fondo: sapevo che sarebbe andata  a finire così! Mi riferisco ai cachi del vicino di casa, lasciati come ogni anno a marcire sull'albero giorno dopo giorno, gelata dopo gelata...Lo sapete odio sprecare il cibo e osservare che nessuno raccoglie dei frutti così 'bio' mi amareggia...


Ma quest'anno una piccola 'vittoria' c'è stata, sì, perchè ne son riuscita  a salvare alcuni! Giuro non ho rubato nulla, so bene che solo i frutti che cadono nella mia proprietà possono essere presi...già ma i cachi devono essere raccolti e lasciati maturare e se cadono spontaneamente dalla pianta, significa che non son più tanto mangiabili, direte giustamente! è vero, infatti sono caduti per sbaglio quando (totalmente fuori stagione) i vicini hanno finalmente deciso di 'potare' le fronde che rigogliosissime passavano dal nostro lato. Bhèeeee ragazzi a questo punto i frutti avevano toccato terra, per cui miei a tutti gli effetti :-) Cachi sodissimi, appena screziati di arancio, assolutamente acerbi, ma occorreva dare un senso alla loro esistenza! Così ho girato un po' in rete e ho trovato varie ricette con preparazioni più o meno laboriose e complesse per la loro conservazione in vasetto. Ovviamente questa é la mia ricetta per i cachi sott'olio, semplice e rapida, da dispensa, per accompagnare formaggi di media stagionatura.
Assolutamente da idea regalo natalizia! :-)


Con questa idea regalo partecipo al contest del blog La mia Cucina improvvisata


domenica 29 dicembre 2013

Riso e rape alla Vercellese


E' vero ho latitato un pò ultimamente... Non che io non abbia cucinato durante queste feste (anzi!), ma purtroppo ho dovuto fare tutto così di fretta e con i tempi contati manco fossi a MasterChef che non ho materialmente avuto il tempo di pesare le dosi con precisione, scattare foto e scrivere qui per riordinare il tutto, insomma di 'pensare' al blog. Il fatto di aver dovuto 'recuperare' tutti i turni al lavoro (dopo le recenti ferie) mi ha impedito di entrare completamente nello spirito e nell'atmosfera del Natale, peccato...
Comunque, tra i molti piatti che in questi giorni ho preparato, vi lascio una ricetta 'nostrana', come dire? avevamo bisogno più che mai di disintossicarci dalla cucina cinese e cosa è meglio di riproporre la cucina della nostra regione? ecco qui un delizioso, semplice, nonchè economico risotto di stagione. Io ho utilizzato per praticità il mio KKC, ma questo non significa che non possa essere preparato normalmente in pentola!
Provatelo, il Piemonte non vi deluderà! :-)
E se la ricetta vi è piaciuta, fate un salto sulla pagina del Contest Kenwood per votarla! :-)



mercoledì 18 dicembre 2013

Pane classico con Senatore Cappelli a lievitazione naturale


Eccomi di ritorno! Il cibo che mi è mancato di più in Cina? il pane!!! in realtà anche il cioccolato bianco (la mia insana passione), ma per quello son riuscita ingordamente a trovare un supermercato che vendeva del Toblerone... invece nè nei rari supermercati 'occidentali' e nemmeno nei buffet di colazione in hotel son riuscita tra chili di ravioli, zuppe, noodles, lamian e fritti vari a dare un morso di pane ben fatto! E nei giorni pensavo al mio Vito nel suo barattolo, in frigo, rinfrescato come ultimo atto prima della partenza, che probabilmente si stava chiedendo dove diamine fossi sparita :-) Al rientro, prima di disfare le valigie, ho immediatamente messo mano al rinfresco e al rinvigorimento del mio lievito madre trovandolo sempre in gran forma nonostante i miei abbandoni temporanei da vagabondaggio.
Ho preso spunto da questa di ricetta del blog Anice&Cannella per questo pane che ha il sapore di ... vero pane...e finalmente direi !!! :-)
Io ho utilizzato una farina di grano duro Senatore Cappelli che giaceva in dispensa in attesa di essere messa alla prova. Cosa ha di diverso? bhè oltre ad essere un grano antico e di ottimo resa nonchè sapore, ha un'origine interessante (se volete farvi una cultura guardate qui) che affonda le radici nella storia del nostro Paese e della sua rivoluzione agraria. Un pò di Italia dopo tanto Oriente ci voleva!!!
Ora che proverete a panificare con questo Signor Grano oltre a inebriarvi del caldo profumo che sprigionerà il forno in cottura vi sentirete mooooolto più 'gastrofighetti' a portarlo in tavola :-)