sabato 5 settembre 2015

Peperoni (di Carmagnola) in vaso no stress


La fine delle mie ferie da qualche anno coincide con la Sagra del Peperone di Carmagnola, ormai è diventato un appuntamento fisso! Così anche quest'anno approvvigionamento fatto! lo scorso anno avevo messo in barattolo un bel pò di peperoni utilizzando una ricetta (trovato dove? consigliata da chi? bho...) molto rapida e semplice, due caratteristiche che l'avevano fatta balzare ai posti della mia personale classifica di 'ricetta da segnarsi'. Ho cercato in ogni angolo della cucina (e non solo) dove potevo averla messa, infine l'ho rinvenuta bel appallottolata segnata come mio solito su carta da recupero e mi son ricordata a questo punto di averla anche 'lavata' in lavatrice con gli indumenti in cui l'avevo distrattamente infilata (per non perderla ovviamente...) 

...documentiamo il mio 'ordine'...
La maggior parte dei miei esperimenti in cucina infatti finisce così: appuntati su fogli di carta a caso, compressi nelle tasche alla rinfusa, nella frenesia di non perdere nulla e di riuscire a farsi bastare le 24 ore in dotazione nella giornata standard, ed irrimediabilmente smarriti nei meandri degli armadi oppure definitivamente lavati in lavatrice... Motivo per cui la maggior parte dei miei esperimenti in cucina rimane UNICO ed irripetibile, purtroppo....Mi sarebbe parecchio spiaciuto perdere questa ricetta perché è veramente di una semplicità estrema, velocissima e permette di ottenere un golosi risultato con infimo sforzo e pochissimo tempo. Ecco a voi (ed ecco mamma che me l'hai chiesto!) il modo più rapido in assoluto di invasare i peperoni senza stress!  : -)

mercoledì 15 luglio 2015

Gelée di lamponi e pepe rosa (da un'idea di L. Montersino)


Ogni tanto cimentarsi in una ricetta di Montersino ci vuole: utilizzare varie 'polverine' che prima di lui non conoscevo ha qualcosa di magico ogni volta! Pesare al grammo, poi, o aspettare con termometro in mano di arrivare proprio alla temperatura stabilita è quasi una pratica zen per me...
Chiedo venia per la qualità (pessima) delle immagini, ma come spesso accade stavo scattando con smartphone in piena notte...tanto per non perdere il vizio di sostituire il sonno con l'attività 'ludica' del cucinare...
Una precisazione: dalla ricetta originale ho dovuto modificare la dose dello sciroppo di glucosio. Questo perchè non ho trovato lo sciroppo di glucosio in polvere (della ricetta originale) e ho dovuto utilizzare quello 'liquido' con un conseguente sbilanciamento di polveri/liquidi. Nonostante i calcoli abbozzati (di notte cosa si può pretendere???) con calcolatrice alla mano, il prodotto finale è rimasto troppo 'bagnato' con conseguente tendenza a sciogliere i cristalli di zucchero di copertura.
Io vi lascio le dosi da me utilizzate, voi così potrete regolarvi di conseguenza (magari aumentando la dose di pectina)
A proposito di pectina, io ho utilizzato quella di agrumi, in polvere.
Bene credo di avervi detto tutto in merito alla mia sperimentazione, adesso è il vostro turno! :-)


sabato 4 luglio 2015

Fegato alla veneziana



Ognuno ha i propri 'comfort food', piatti dietro ai quali vola il ricordo, vola l'anima, vola il palato regalando un attimo di tregua alla realtà di ogni giorno. Uno dei miei è proprio il fegato alla veneziana. È un piatto molto lontano dall'idea comune di 'coccola' in cucina, ma io adoro il sapore dolce del fegato e la sua consistenza particolare in bocca ed appena posso lo preparo. È un 'rito' privato, dal momento che mio marito (golosissimo di foie gras, peraltro) non riesce proprio a farselo piacere fin da piccolo, e questo dettaglio accomuna me e la mia mamma (dal momento che anche mio padre non smania per questa frattaglia...). Stavolta oltre all'attenzione per la qualità della carne (ovviamente vitello piemontesissimo... nonchè gentile regalo della mamma suddetta!), ho voluto usare le cipolle migliori per il piatto, ovvero quelle bianche, di Chioggia.
Cercando in rete le origini della ricetta mi sono imbattuta in questo piacevole articolo comparso su La Stampa a cui vi rimando per scoprire l'inaspettata genesi del nome stesso 'fegato' e il suo legame con i fichi...
Buon pomeriggio!!!

domenica 24 maggio 2015

Bocconcini semi-integrali al bacon con pasta madre



Avete esubero di pasta madre e carenza di tempo? benissimo, fate parte della mia squadra! ;-D
Ovviamente tutte le settimane (..decina di giorni?...) riesco a coccolare il mio Vito, ma in genere mi lancio sulla focaccia o sulla pizza o qualche pane veloce (ad esempio questo), ma da un po' di tempo non mi cimentavo in qualche nuova ricettina con la pasta madre.
-Uhm avete ragione, non ho ancora postato la collaudatissima ricetta della focaccia 
che ormai uso da secoli, provvederò quanto prima!!!-
Questa volta, complice anche il caldo che ormai rende la lievitazione naturale più rapida rispetto alla stagione invernale (forse troppo, occorre iniziare a controllare le temperature e usare la cantina...), ho provato a creare questi bocconcini sfiziosi da aperitivo partendo dalla pasta madre in esubero (leggasi 'quella che non avevo intenzione di rinfrescare per portare al raddoppio').
Per quanto riguarda il bacon, ho utilizzato quello in scaglie, comprato durante il nostro ultimo viaggio in Alaska; potete eventualmente prepararlo in padella partendo dal prodotto fresco ed essiccarlo in forno prima di frantumarlo in briciole.
Non avete il bacon o siete vegetariani? provate a sostituirlo con olive a pezzi o pomodorini secchi tagliati sottili-sottili!
Se siete ancora più golosi, consiglio di farcire i bocconcini con della robiola fresca :- )


Buona pasta madre a tutti! :-)

Con questa ricetta partecipo al contest di La cucina di Esme

venerdì 24 aprile 2015

La marmellata di arance di Pellegrino Artusi, in versione light


Lunga assenza, eh? sarà che mi sto appassionando alla fotografia e questo (soprattutto ora che le giornate si allungano e c'è più tempo per esercitarsi a scattare) mi tiene lontana dal blog (ma non dalla cucina!) da un pò di tempo... così si accumulano la ricette una dopo l'altra e quando mi siedo al pc vengo sopraffatta dall'amletico dubbio '...e ora? da dove comincio?'
Ho deciso di iniziare dagli ultimi 'invasi' che ho prodotto e stoccato in dispensa, quando un mese fa circa sono stata sommersa da coloratissime arance di Ribera. Ottime, ma troppe e tutte insieme, a rischio deperimento insomma.
Sono andata ad attingere direttamente alle origini della cucina italiana, rispolverando un classico libro impilato sulle mie mensole, ovvero La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi del 1891. Qui si trova la ricetta della Conserva di aranci, adorabile in quanto non esiste scarto utilizzando sia la polpa che la scorza degli agrumi; io ho declinato la ricetta in versione light (data l'elevata quantità di zucchero prevista nello scritto originale...decisamente fuori luogo visto che sta arrivando la bella stagione e la prova costume conseguente! ;-) )
A voi!


Altre ricette della cucina d'altri tempi dell'Artusi? cliccate qui

domenica 1 marzo 2015

Croccante di arachidi (ovvero una golosa idea riciclo)


Ammetto di scrivere questo post dopo aver mangiato l'ultimo pezzetto... Sigh, mi mancherà tremendamente!!! Insomma questa è una nuova idea-riciclo. Dopo Natale-Capodanno-Epifania mi son ritrovata con il solito vagone di arachidi in guscio da trasformare per non buttare (vedasi anche la zuppa di arachidi e il burro di arachidi), così quest'anno mi son cimentata nella preparazione del croccante. Devo ammettere che mi ci sono accostata con un pò di timore, visto che immaginavo di ottenere qualcosa di troppo duro (tipo piastrella di cotto, non commestibile manco con 4 file di denti) oppure qualcosa di troppo colloso (da masticare fino al prossimo inverno). In entrambi i casi un caramello che sarebbe stato la gioia di ogni dentista! Alla fine ho deciso di  riadattare per il mio esperimento i consigli di Dissapore (ecco il link) e sono riuscita nell'impresa!
Il consiglio è quello di armarvi di termometro e ripiano di marmo per andare sul sicuro.
Lascio qui le dosi e il procedimento da me utilizzati... non vedo l'ora di avere altre arachidi in esubero!!! : -)
Alla prossima!


martedì 3 febbraio 2015

Macarons...in versione easy



Dopo le svariate prove e la produzione di pandori per le feste natalizie, come vi scrivevo giorni orsono, avevo un sacco di albumi in frigo che mi guardavano languidamente ogni volta che aprivo lo sportello...Non avevo voglia di farne meringhe o 'brut e bun' per cui continuavo a temporeggiare in attesa dell'ispirazione. poi un bel giorno, rassettando l'angolo in cui stipo (spesso dimenticando...) ritagli, scontrini, appunti, buoni sconto ecc ecc ecco che mi casca in mano un foglio scritto di pugno: la ricetta 'infallibile' per macarons...In effetti lo scorso anno mi ero regalato una lezione monotematica sui macarons, le premesse quel giorno erano state 'seguendo delle regole semplici otterrete dei dolci perfetti'...ed in effetti erano venuti proprio bene in sede di corso, ma non avevo avuto ancora il coraggio di cimentarmi nell'impresa anche se in aula era sembrato tutto molto facile... Leggendo poi che una buona base deve utilizzare albumi non freschi, bhè questo mi ha dato una motivazione in più!!!
Pare infatti che gli albumi debbano essere tenuti in frigo qualche giorno prima dell'utilizzo per questa base, questo sarebbe uno dei primi punti saldi per una buona riuscita...benissimo, ottima ricetta di recupero!
Il macaron è un dolce dall'alto impatto visivo, estremamente elegante e femminile; la cura del dettaglio sia nel guscio che nella crema la fa più che mai da padrone. Pertanto la farcitura deve essere decadente, scioglievole, sublime, mentre il guscio deve avere precise e rigide caratteristiche. 
Innanzitutto deve avere una cupola liscia (senza puntinature, senza granuli, senza bollicine) e perfettamente integra (quindi senza spaccature o crepe)
In secondo luogo una base liscia su cui spalmare la farcitura e ovviamente dimensioni identiche (anche per facilitare la cottura oltre che per incontrare il senso estetico di chi lo mangerà...)
Poi il cosiddetto 'piede' o 'coroncina' ovvero il guscio del macaron deve avere un 'collarino' ben definito ed identificabile al momento della chiusura, deve crescere lineare senza fuoriuscire oltre il perimetro del guscio.
La consistenza del guscio deve essere croccante, soprattutto all'esterno, in contrapposizione alla crema morbida che si amalgama bene con il 'cuore' del guscio più morbido al morso.

Di fonte a tutti questi dettami è normale avere un pò di timore reverenziale nell'approcciarsi a questo dolce, io per la mia prima volta ho deciso di sperimentare questa ricetta molto-molto facile e devo dire che non ho incontrato grossi problemi...
Partiamo allora dai problemi incontrati. Uno dei primi è stato il fatto di avere un solo tappetino apposito in silicone e molta base, troppa!!! ho ripiegato su carta forno, ma-avendo agito d'impulso- non avevo fatto in precedenza dei 'cerchietti' guida per la dimensione esatta. Il risultato è stato avere dei macarons 'storpi' e poco aggraziati sulla carta forno (ma più facilmente staccabili che non sul silicone)
Altro problema il colorante. Non ho grossa dimestichezza con i coloranti alimentari e al volo ne ho recuperato uno che avevo da secoli in dispensa. Servono coloranti in polvere o gel, non liquidi; ero convinta fosse un gel denso, in realtà era parecchio liquido e questo ha 'rovinato' un pò la base dei gusci.

Per le farciture ho semplicemente preparato due ganache: una alla nocciola, l'altra con cioccolato e caffè...buonissime anche a cucchiaiate senza gusci (lo dico dovessero rovinarsi in cottura, non si sa mai... ;-D  )

Se non avete avuto tempo/voglia di dedicarvi alla ganache, potete utilizzare una farcitura con confettura oppure con burro d'arachidi (qui la ricetta per prepararlo in casa)

Detto questo veniamo alla ricetta ;-)


PS: la farina di mandorle ha una naturale nuance color 'crema', per cui se volete dei gusci bianchissimi occorrerà usare un colorante bianco

domenica 25 gennaio 2015

Ratafià di uva fragola



Quest'anno nei miei 'cestini' natalizi ha fatto bella mostra di sè il ratafià di uva fragola. Come dicevo qui, in autunno ne sono stata 'sommersa' e ho dovuto veramente inventarmi di tutto per evitare che gli acini si deteriorassero al punto da non essere più commestibiie (l'ho addirittura essiccata, qui). Io la chiamo uva fragola, ma ha nomi anche molto più altisonanti come Isabella o Raisin de Cassis. Di ricette se ne trovano svariate in giro, io  avevo così tanta uva che ho lasciato buona parte degli acini a 'riposare' in ammollo nell'alcool insieme a varie spezie(seguendo i consigli di GialloZafferano)...per poter prendere tempo! Sì perchè il ratafià prevede due tempi di preparazione, il primo -più rapido- mi ha permesso di 'scordare' per un mese l'uva fragola e ripensarci in un secondo momento con la seconda parte della preparazione. La mia aromatizzazione preferita? quello con il cardamomo, da servirsi con ghiaccio freschissimo!!! Invece il liquore aromatizzato con cannella e chiodi di garofano può essere utilizzato anche leggermente scaldato per le fredde serate sotto la neve... Insomma fate delle prove se vi capita di trovare l'uva fragola e sicuramente troverete le spezie migliori per adattarsi alle esigenze del palato  vostro e di quello dei vostri amici!
Santé! : -)




sabato 10 gennaio 2015

Il Pandoro di Giorilli e la mia interpretazione


So di essere clamorosamente in ritardo sul Natale con questa ricetta, ma non riuscivo mai a fotografare un pandoro finito ed inzuccherato prima che qualcuno ne tagliasse una fetta!!! Questo almeno è la riprova della bontà e del fatto che la lunga ricerca della ricetta 'preferita' ha portato i suoi frutti. Già, perchè la ricerca (leggi le prove)  è durata circa un mese e mezzo; lo sa bene Simona, una ragazza che mi ha chiesto un pezzo del mio Vito per lanciarsi nei grandi lievitati natalizi e con cui ci sono stati scambi di opinioni su questo o quell'altro procedimento trovato online. Insomma ho mangiato pandoro a colazione fino alla nausea, per cui ad un certo punto mi sono dichiarata soddisfatta del risultato per poter fermarmi. Ho così optato tra le varie versioni per quella che meno mi ha dato problemi e che ha portato al minor esubero di albumi :- ) Sì perchè dopo ogni prova ho dovuto consumare in varia foggia quantità esorbitanti di albumi, per cui meno ne avanzano meglio è. Al mio delirio 'pandoriano' anche mia madre ha partecipato, regalandomi in anticipo 3 stampi, nel dubbio il mio non mi fosse bastato! :- )
Come detto sopra, la produzione (almeno per quest'anno) ha seguito la versione di Giorilli. La ricetta dal blog suddetto è decisamente dettagliata e particolareggiata, è mia abitudine seguire pedissequamente ogni passaggio previsto la prima volta che approccio delle istruzioni altrui...le volte successive faccio di testa mia :- )
Ognuno infatti conosce il proprio lievito naturale (non si azzarda un pandoro come primo approccio con lievito naturale...) e i propri ingredienti, oltre alla propria cucina e ai propri ritmi di vita.
Quindi qui troverete la mia versione più 'pratica' del Pandoro di Giorilli, se volete quella 'tradizionale' cliccate sul link riportato sopra.


domenica 4 gennaio 2015

Lonza di maiale al forno con salsa fruttata



Ebbene sì, gli elastichini di silicone così colorati e facili da utilizzare mi hanno completamente catturata e non riesco più a smettere di usarli!!! : -) Legare arrosti e rolate non sarà più un problema, eviterò così di 'mummificare' la carne in metri di spago come spesso mi trovavo a fare : -)
Dopo le rolatine di tacchino, eccomi allora con un bel pezzo di carne di maiale che ho deciso di cucinare in modo semplice e senza stress in forno usando un tripudio di spezie (che adoro!). All'insegna del 'niente stress' ho poi preparato la salsa di accompagnamento (fatene tanta, perchè andrà a ruba!) per stupire il palato dei commensali partendo da semplicissimi ingredienti.
Anche in questo caso, come per tutta la carne in genere, sarà meglio cuocere in anticipo e lasciare raffreddare completamente (in frigo anche) il pezzo prima di procedere con il taglio, per avere delle fette precise e sottili.


Con questa ricetta partecipo al contest del blog Cinzia ai fornelli


giovedì 1 gennaio 2015

Rolatine di tacchino con frutta secca (in pentola a pressione)


Buon anno a tutti!!! Festeggiato come si deve la fine del 2014 e l'ingresso nel 2015? Spero di sì e auguro ovviamente il meglio per tutti. Guardando questi ultimi mesi del blog devo ammettere che ho latitato più del solito, periodo complesso globalmente, per cui cosa c'è di più benaugurante, se non iniziare l'anno postando una ricetta? urca, dopo aver gozzovigliato fino a notte inoltrata ed essendo tutt'ora in fase digestiva, risulta un pò difficile parlare di cibo, ma dato che ho un attimo di tempo e dato che come ogni primo dell'anno sono zeppa di buoni propositi ecco qui la mia prima ricetta di 'recupero' festivo. Questa volta ho 'reinterpretato' la frutta secca sia regalata che autoprodotta (già perchè in periodo di uva fragola oltre alla gelatina da dispensa, ho provato ad essiccarne un certo quantitativo per non buttarla...in attesa mi venisse qualche idea su come consumarla, ovviamente...), ottenendo un secondo voluttuoso e avvolgente dal sapore insolito.
Bon appetit!!! : -)


domenica 14 dicembre 2014

Sformatini di zucca al Gruyere


Questa ricetta la devo segnare subito qui per non dimenticarla in futuro. E' buonissima, facilissima e velocissima e soprattutto con minimo sforzo si ottiene un risultato eccezionale.
Avendo poi ottenuto il prestigioso 'pollice su' di mio marito è garanzia di golosità : -)
Si tratta per me di una ricetta di 'recupero', infatti sotto Halloween avevo stoccato in freezer della zucca cruda a cubetti in attesa di farmi venire in mente un'idea alternativa alla classica crema/zuppa...ed eccola qui! : -)

Con questa ricetta (per il rotto della cuffia!) partecipo al contest

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Ciambellone invernale con cachi


Mio padre adora i cachi, per questo motivo ha la sua pianta personale da cui attingere in questa stagione. Il problema è che anno dopo anno la pianta è cresciuta così rigogliosa che ora è un albero altissimo che produce quantità incredibili di frutti, ben al dì la delle comuni possibilità umane di consumo da parte di una sola famiglia...così eccoci a gestire l'esubero anche quest'anno...Beninteso anche a me piacciono i cachi, il problema è che quando 'decidono' di maturare lo fanno improvvisamente tutti insieme, spiazzando ogni programma per il loro utilizzo. Dal momento che l'opzione 'marmellata' deve essere accantonata per motivi di spazio in dispensa (non ci sta nemmeno uno spillo sulle scansie, che ho già dovuto stipare all'inverosimile con le ultime produzioni...diamine non ho ancora pubblicato le ricette, provvederò giurin giuretta!) ho dato uno sguardo i rete per trovarne utilizzi alternativi e ho visto che qualche impavido ha usato questo frutto per farne dolci di vario tipo...detto fatto, anche io ho provato a cimentarmi nell'esperimento con la mia versione! : -)
In questo modo ho terminato anche l'ultimo vasetto di burro di arachidi (ricetta qui, ...temo infatti dopo le feste di doverne preparare dell'altro con gli avanzi delle arachidi...), si è conservato benissimo nonostante tutti i mesi trascorsi!!!


Con questa ricetta partecipo al contest




mercoledì 19 novembre 2014

Cocotte al tartufo bianco d'Alba



Autunno in Piemonte è sinonimo di 'tartufo bianco d'Alba', o meglio sua maestà il Tartufo bianco! Per cui, alle volte, vivere a pochi chilometri da Alba ha indubbiamente i suoi vantaggi! ; -) La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba si è appena conclusa e quindi come non postare qui una ricetta che ne preveda il suo utilizzo? Sì, lo so, ha dei prezzi proibitivi (qui direttamente il 'borsino' del tartufo di quest'anno...), soprattutto se si pensa (... come dice spesso mia madre...) che in fondo in fondo è una sorta di patata più rugosa... Lasciamo da parte certe 'eresie' e veniamo invece al suo sapore che è inconfondibile e almeno una volta nella vita la follia di portarsene a casa un pò va fatta... Quest'anno ci ha pensato mio marito, che una sera è entrato in casa tutto gongolante con un bel barattolo in vetro in mano e, sporgendomelo, dice 'Sorpresina per noi!!!'. Quando ho aperto il contenitore tutta la casa si è aromatizzata in un secondo, quando ho compreso il 'colpo di testa' gourmand ero indecisa tra gli stati d'animo (stupore? incredulità? gioia? timore reverenziale nei confronti di sua maestà? eterna riconoscenza?...) La prima cosa che ho pensato è stata ovviamente 'non ne deve andare sprecato manco un grammo' : -)




Per definizione il tartufo bianco d'Alba si deve mangiare con i tagliolini e si deve mangiare con l'uovo, è la tradizione che lo richiede. Altro abbinamento classico è con la carne cruda di fassone, immancabile. Oltre questi classici doverosi da provare, la fantasia può spingersi dove meglio crede : -)
Dopo i classici tagliolini (credo sia superfluo dirvi che per la pasta all'uovo non servono altri condimenti se non del buon burro fuso, pochissimo parmigiano grattugiato e abbondante spolverata di scaglie di tartufo bianco) ho deciso di provare un'idea un pò diversa per il classico uovo.
Girando in rete ho trovato questo video dove lo chef di uno stellato e rinomato ristorante di zona, La Ciau del Tornavento, mostra come preparare delle cocotte molto semplici, ma molto golose. Ovviamente non ho resistito e dunque ecco qui la versione dell'uovo al tartufo bianco d'alba dello chef Marco Lombardo.


Altre idee per 'conservare' il prezioso tartufo? potete preparare dei vasetti ripieni di riso in cui inserire delle scaglie dello stesso oppure inserire dei pezzetti in olio EVO, in entrambi i casi otterrete dei prodotti perfettamente aromatizzati per poter essere utilizzati nel tempo, senza sprecarne nemmeno un frammento : -)

martedì 11 novembre 2014

Pagnotta al siero di latte (ricetta di E. Hadjiandreou)


Passo da qui per lasciarvi un'idea strepitosa trovata online, quella della ricetta di un pane 'speciale' che ho battezzato subito con una bella spalmata di Nutella proclamandone il perfetto connubio : -)
La ricetta originale è quella di Hadjiandreou e prevede oltre che l'utilizzo del lievito madre anche quello del siero di latte. Proprio per quest'ultimo stavo cercando un utilizzo nell'ottica di non sprecare null,a quando in rete mi sono imbattuta in questa ricetta per pane. Un passo indietro: il siero di latte. Il siero è tecnicamente quel liquido che deriva dalla preparazione del formaggio, dopo la fase della cagliatura e non si deve confondere con il latticello che invece deriva dalla preparazione del burro. Non scendo nel tecnico anche perchè non ne avrei le competenze, se volete approfondire l'argomento vi rimando all'onniscente Wikipedia : -)
Insomma capita molto di rado, ma talvolta i miei mi regalano del latte appena munto e, quando accade, colgo sempre l'occasione (non essendo un fanatica del latte intero di per sè) per preparare dei formaggetti freschi in casa. Mi rimane spesso questo liquido, il siero appunto. In passato ho provato ad usarlo come 'starter' per arrivare alla ricotta senza grosso risultato (non demordo, ci riproverò!!!), ma questa volta ho deciso di cimentarmi in questa preparazione...bhè che dire? non la mollo più!!!
Il pane, che già di solito con l'utilizzo del lievito madre allunga i propri tempi di conservazione fino ad 4-5 giorni senza modificare il sapore, in questo aso è rimasto gustoso e soffice per più di una settimana...incredibile!
Provate e fatemi sapere : -)