venerdì 17 gennaio 2014

Brut e bun classici


Dopo la disavventura dei panettoni non avete idea di quanti contenitori pieni di albumi avessi in frigo! andavano ad ammonticchiarsi a fianco di quelli, sempre colmi di albumi ovviamente, residuati dalla preparazione della sfoglia all'uovo (prodotta in quantità esagerata) per le lasagne del pranzo di Natale. Sono onesta non ho avuto il coraggio di pesarli, anzi ho cercato di infilarli un pò ovunque in qualsivoglia frittata per cercare di ridurne la quantità...niente da fare! sembrava si riproducessero la notte... Insomma le meringhe non mi parevano una buona idea, anche perchè dopo che l'ultima volta (sempre per riciclo) ne feci tre infornate di tre piani ciascuna, ne ho ancora sparse un pò in tutta la casa...ancora un pò e ci faccio dei soprammobili con le meringhe... Allora perchè non attingere direttamente dalla tradizione della mia regione? Ecco allora questi 'brutti e buoni', nella loro versione più classica e semplice.
Vi lascio però un paio di 'dritte' per ottenere un sapore veramente contadino (i migliori brut e bun-per inciso- rimangono quelli della mia prozia, i miei vengono subito a ruota ; -)  )


Innanzitutto evitate il mixer, tornate all'atavico batticarne. Le nocciole devono essere tritate grossolanamente perchè possano essere viste nel prodotto finito e scrocchiare sotto i denti, quindi sarebbe inutile una 'farina' di nocciole. Poi tostate da voi  le nocciole perchè otterrete un sapore più deciso, anzi vi direi (se potete) di prendere in mano l'apposito attrezzo e di scaricare lo stress sgusciandole voi stessi come si faceva un tempo. Poi  (se potete) sborsate qualcosa in più per procurarvi la varietà Tonda Gentile del Piemonte...non ha paragoni!
Dimenticavo! Non servono aromatizzazioni particolari, anche se ne troverete girovagando in rete, né grosse variazioni sul tema. I nostri contadini non avevano tante pretese (nè tanta disponibilità di materie prime) quando si trattava di metter mano a questo dolcetto!

da destra: meringa, brut e bun classico, brut e bun mandorla


venerdì 10 gennaio 2014

Panettone nocciola e gianduia a lievitazione naturale


Vi presento la ricetta che durante queste festività mi ha fatta impazzire. Lo sa bene il pasticcere Jerry, l'ideatore, con cui ho avuto intensi scambi di messaggi...Già perchè tutto parte da una promessa fatta a mio fratello 'Per il tuo onomastico -Santo Stefano, ndr- ti porterò un panettone alla nocciola e gianduia!'
Così mi son messa subito al lavoro, affidandomi senza indugio appunto alla ricetta del pasticcere (sconfinata fiducia, dopo la riuscita delle Colombe pasquali!) che ho seguito alla lettera. Il primo impasto è andato benone, lievitando discretamente...Il secondo è invece stato un disastro, diventando spumoso, scordato, ingestibile..mi veniva da piangere!! dove era l'errore? avrei detto troppi grassi, troppo burro insomma...perchè? ho tentato comunque di spostare l'impasto (a cucchiaiate che abominio!!!!) nello stampo e procedere con la lievitazione..che non è mai avvenuta... e con la cottura... niente da fare, niente salita e niente cottura all'interno anche prolungandone i tempi e i gradi...Cocciuta come un mulo ho preso l'unico dei panettoni/sgorbio che sembrava aver raggiunto una bella forma a cupola e una discreta colorazione e  ho pure provato a  infilzarlo con gli appositi spuntoni per capovolgerlo...splaaat! tutto per terra :-( sia io che il pasticcere via internet ci interrogavamo senza risposta su cosa era stato sbagliato, dove era l'errore???? ho cercato di recuperare il più possibile trasformando lo pseudopanettone in base per un tiramisù alla nocciola e gianduia :-)
Comunque occorreva risolvere l'arcano mistero, non ci riuscivo a dormire la notte. Sempre più cocciuta ho deciso di rifare tutto, questa volta ammetto di aver ridotto un pò la dose delle gocce di cioccolato (non avrei mai voluto sprecare nuovamente del cibo!)
Eureka!!! caro Jerry il mistero è stato svelato: era un problema della bilancia! si era starata del tutto tra un impasto e l'altro!!! ecco perchè, con delle dosi sbagliate, non era riuscita la ricetta al primo colpo! :-)
Cambiando bilancia tutto è filato liscio come l'olio, anzi come il burro :-)
Lo so, non son riuscita a portare per Santo Stefano il panettone, ma per Capodanno non è assolutamente mancato!!!! (e scusate per le foto, ma sono riuscita per un pelo a scattarle prima che si scatenassero mani e coltelli!!!)


Potete trovare la ricetta originale qui

lunedì 6 gennaio 2014

Burro d'arachidi home made, come riciclare le arachidi delle feste


Sono ufficialmente finite le feste (sigh!) e come ogni anno mi trovo a dover gestire una gran quantità di avanzi...questa volta mi è andata bene e non ho avuto molti panettoni da reinventare, anche perchè girando voce tra i conoscenti ed amici che i panettoni me li faccio in casa con il lievito madre e quintali di pazienza nessuno si è azzardato a regalarne uno ;-) In compenso, di arachidi in guscio me ne son avanzate come non mai!
Ecco come sono riuscita a 'riciclarle' senza grossa fatica.
La prima idea che mi è balzata in mente, ovviamente, è stato il burro di arachidi, per cui servono meno di 15 minuti. Adoro il burro di arachidi, ma purtroppo, oltre ad aver finito la riserva presa in U.S.A. nel corso dell'ultimo viaggio, è decisamente raro riuscirlo a trovare qui nei supermercati.
Su vari siti americani di cucina ho letto di sgusciare e quindi tostare le arachidi in forno, così ho fatto, ma non credo che evitando il passaggio di tostatura si ottenga un risultato dissimile.
Ovviamente se vi piace 'smooth' impiegherete qualche minuto in più di mixer, in caso lo vogliate 'crunchy' evitate di tritare eccessivamente le arachidi oppure potete fare un aggiunta di una parte macinata a grana grossa alla crema liscia. Senza dubbio potete personalizzare il burro d'arachidi come più vi piace, ad esempio aggiungendo gocce di cioccolato oppure aromatizzazioni varie.
Non so dirvi quanto si conservi, direi poco perchè son troppo golosa!!! :-)


domenica 5 gennaio 2014

Cachi acerbi all'Arneis



Partiamo dal fondo: sapevo che sarebbe andata  a finire così! Mi riferisco ai cachi del vicino di casa, lasciati come ogni anno a marcire sull'albero giorno dopo giorno, gelata dopo gelata...Lo sapete odio sprecare il cibo e osservare che nessuno raccoglie dei frutti così 'bio' mi amareggia...


Ma quest'anno una piccola 'vittoria' c'è stata, sì, perchè ne son riuscita  a salvare alcuni! Giuro non ho rubato nulla, so bene che solo i frutti che cadono nella mia proprietà possono essere presi...già ma i cachi devono essere raccolti e lasciati maturare e se cadono spontaneamente dalla pianta, significa che non son più tanto mangiabili, direte giustamente! è vero, infatti sono caduti per sbaglio quando (totalmente fuori stagione) i vicini hanno finalmente deciso di 'potare' le fronde che rigogliosissime passavano dal nostro lato. Bhèeeee ragazzi a questo punto i frutti avevano toccato terra, per cui miei a tutti gli effetti :-) Cachi sodissimi, appena screziati di arancio, assolutamente acerbi, ma occorreva dare un senso alla loro esistenza! Così ho girato un po' in rete e ho trovato varie ricette con preparazioni più o meno laboriose e complesse per la loro conservazione in vasetto. Ovviamente questa é la mia ricetta per i cachi sott'olio, semplice e rapida, da dispensa, per accompagnare formaggi di media stagionatura.
Assolutamente da idea regalo natalizia! :-)


Con questa idea regalo partecipo al contest del blog La mia Cucina improvvisata


domenica 29 dicembre 2013

Riso e rape alla Vercellese


E' vero ho latitato un pò ultimamente... Non che io non abbia cucinato durante queste feste (anzi!), ma purtroppo ho dovuto fare tutto così di fretta e con i tempi contati manco fossi a MasterChef che non ho materialmente avuto il tempo di pesare le dosi con precisione, scattare foto e scrivere qui per riordinare il tutto, insomma di 'pensare' al blog. Il fatto di aver dovuto 'recuperare' tutti i turni al lavoro (dopo le recenti ferie) mi ha impedito di entrare completamente nello spirito e nell'atmosfera del Natale, peccato...
Comunque, tra i molti piatti che in questi giorni ho preparato, vi lascio una ricetta 'nostrana', come dire? avevamo bisogno più che mai di disintossicarci dalla cucina cinese e cosa è meglio di riproporre la cucina della nostra regione? ecco qui un delizioso, semplice, nonchè economico risotto di stagione. Io ho utilizzato per praticità il mio KKC, ma questo non significa che non possa essere preparato normalmente in pentola!
Provatelo, il Piemonte non vi deluderà! :-)
E se la ricetta vi è piaciuta, fate un salto sulla pagina del Contest Kenwood per votarla! :-)



mercoledì 18 dicembre 2013

Pane classico con Senatore Cappelli a lievitazione naturale


Eccomi di ritorno! Il cibo che mi è mancato di più in Cina? il pane!!! in realtà anche il cioccolato bianco (la mia insana passione), ma per quello son riuscita ingordamente a trovare un supermercato che vendeva del Toblerone... invece nè nei rari supermercati 'occidentali' e nemmeno nei buffet di colazione in hotel son riuscita tra chili di ravioli, zuppe, noodles, lamian e fritti vari a dare un morso di pane ben fatto! E nei giorni pensavo al mio Vito nel suo barattolo, in frigo, rinfrescato come ultimo atto prima della partenza, che probabilmente si stava chiedendo dove diamine fossi sparita :-) Al rientro, prima di disfare le valigie, ho immediatamente messo mano al rinfresco e al rinvigorimento del mio lievito madre trovandolo sempre in gran forma nonostante i miei abbandoni temporanei da vagabondaggio.
Ho preso spunto da questa di ricetta del blog Anice&Cannella per questo pane che ha il sapore di ... vero pane...e finalmente direi !!! :-)
Io ho utilizzato una farina di grano duro Senatore Cappelli che giaceva in dispensa in attesa di essere messa alla prova. Cosa ha di diverso? bhè oltre ad essere un grano antico e di ottimo resa nonchè sapore, ha un'origine interessante (se volete farvi una cultura guardate qui) che affonda le radici nella storia del nostro Paese e della sua rivoluzione agraria. Un pò di Italia dopo tanto Oriente ci voleva!!!
Ora che proverete a panificare con questo Signor Grano oltre a inebriarvi del caldo profumo che sprigionerà il forno in cottura vi sentirete mooooolto più 'gastrofighetti' a portarlo in tavola :-)

venerdì 29 novembre 2013

T&T roll ovvero rotolo di tonno e tofu (senza tollerati)


Meno di 24 ore alla partenza. Viaggio dopo viaggio ho così velocizzato la preparazione dei bagagli che per assurdo se mi dicessero 'tra un'ora si parte per...' avrei il tempo di comporre la valigia perfetta, indipendente dal clima della destinazione! : -) Quello per cui il tempo non è mai abbastanza è invece la 'programmazione', quello che io chiamo il viaggio virtuale, uno dei momenti migliori in assoluto del viaggio stesso. Guide cartacee, mappe, forum di viaggio, siti locali tradotti in modo improponibile dai motori di ricerca: la casa è piena di appunti e fogli volanti che entro stasera dovranno essere ordinati, catalogati e fatti sparire! Vabbè ovviamente non esiste essere a dieta in Cina, manco per un solo giorno, anzi non vedo l'ora di provare quel che questa terra può offrire (nei limiti di ciò che i miei occhi mi permetteranno di infilare in bocca...le zampine, benchè fritte e croccanti, degli insetti di qualsivoglia dimensione evocano in me ancestrale ribrezzo, mha...) Comunque lascio un'ultima ricetta 'protal' per chi è a dieta, ma anche per chi non lo è dato che è molto saporita. Anche in gelatina probabilmente farebbe un figurone, una volta la proverò....ora però è tardi, devo scappare! : -)


lunedì 25 novembre 2013

Cocottine a sorpresa con pistacchio di Bronte


Lo sapevo! Sapevo che sarei arrivata gli sgoccioli anche per postare la mia seconda ricetta per il contest dedicato al pistacchio, nonostante il piatto 'giace' nella memoria del mio smartphone già da parecchio tempo!
Purtroppo è stato un periodo denso di impegni di ogni tipo e l'organizzazione del mio prossimo viaggio ha assorbito molti dei miei (già rari) ritagli mentali e temporali... Provvedo immantinente con questa idea molto semplice, ma molto ad effetto, per portare in tavola un secondo e relativo contorno che possono essere preparati anche in anticipo (..per chi come me è sempre di corsa!). Ovviamente potete usare qualunque tipo di pesce 'delicato' voi disponiate; io ho dovuto ripiegare su quello surgelato, non avendo il mare a portata di mano...sigh! non disponete di cocotte? fatelo in teglia, la sorpresa dei vari colori, quando spezzerete il guscio croccante e servirete, sarà la medesima ; -)


Con questa ricetta partecipo al contest di Insiemecongioia in collaborazione con AromaSicilia

domenica 24 novembre 2013

Morbidosa di zucca con bavarese alla zabaione e cioccolato bianco (interpretazione personale di un'idea di Montersino)


ovvero una ricetta ricercata per un'amica ricercata : -)
Ebbene sì, quando si presentano piccoli 'grandi momenti' mi piace dimostrare un'attenzione  in più. Questa volta è stato un invito ad un tè per 'inaugurare' il nuovo (splendido) appartamento di un'amica. Dal momento che sapevo quanta cura per i dettagli, quante ricerche, quanto amore lei avesse dedicato negli anni al proprio nido dei sogni dovevo sicuramente 'incorniciare' questa occasione. 'Dimmi il tuo dolce preferito' la domanda a bruciapelo, 'Lo zabaione' mi risponde e via son partite le mie rotelline cerebrali!!! Mentre la fantasia vagava libera su come reinventarmi lo zabaione, decido di dare uno sguardo ai libri di ricette stipati in ogni angolo della cucina facendo così felice mio marito (che si domanda sempre se oltre a comprarli in modo vorace e famelico poi mi servano a qualcosa oltre a fare colore....tiè!) ed incappando in Peccati al cioccolato di Montersino... lo sto per saltare a piè pari, del resto non è intitolato Peccati allo zabaione, ma il destino vuole che trovi questa ricetta su cui attacco al volo un bel post-it promettendomi di andare a cercare l'isomalto. Orbene, l'isomalto non l'ho trovato pur entrando in vari e variegati negozietti (ma ho già preso un promemoria per il prossimo acquisto online) per cui sto per levare il segno dal libro e passare ad altro. Ma il destino è pazzesco a volte: in tv, ad Accademia Montersino, mi imbatto nello chef che insegna a tre allievi proprio la preparazione di questa torta! 
Ora non se se ci avete fatto caso, ma sui libri del Maestro la lista degli ingredienti supera spesso la lunghezza della spiegazione. Sembra sempre tutto facile, lineare, una bazzeccola... poi però ci mette (lui, il Maestro in persona, e senza contare i tempi di raffreddamento e surgelamento etc etc) almeno 2 ore per produrre qualcosa che somiglia alla magnifica ed invitante foto del libro... Bhè anche in questo caso è andata così, ma al destino non si comanda: la torta deve essere questa! al diavolo l'isomalto!!!
Penso che con un abbattitore ed iniziando al mattino si possa pensare di avere una torta del genere alla giusta temperatura per cena. Io, coi miei assurdi orari lavorativi, ci ho messo 2 giorni servendola al terzo. Son testona eh? ah, non lo avevate capito???? ; -)
Alla fine però tutto l'impegno e la testardaggine sono state ripagate, tutti gli intoppi, tutti i 'problemi' incontrati, tutti gli attrezzi da cucina impiegati... tutto è stato ripagato gustando gran fette di dolce accompagnato da un sofisticato tè caldo inframezzato da chiacchiere femminili : -)


E il giorno dopo, la colazione con mio marito (che inizialmente si era lamentato per l'invasione di frigo e freezer con pezzi di torta) è stata dolcissima : -)


Con questo dolce alla zucca partecipo al contest di Barbara del blog ungiornosenzafretta

lunedì 18 novembre 2013

Crème Vichyssoise, protagonista Monsieur Poireau de Cervere


Novembre, autunno, per me è sinonimo di porri. Immagino di aver già detto più e più volte quanto mi piaccia questo ortaggio, soprattutto se stiamo parlando di quelli autoctoni (Porro di Cervere e Lungo Dolce di Carmagnola) la cui caratteristica dolcezza li rende particolarmente indicati per piatti 'gentili' ed estremamente digeribili.
Questa volta ho scavallato oltralpe, interpretando il profumato porro in versione francese. L'origine della Vichyssoise (chiamata così in ricorda della cittadina di Vichy appunto) è dell'inizio del XX secolo, quando lo chef Louis Diat, partendo da elementi 'poveri' come porri e patate si inventò questa zuppa al Ritz-Carlton di NY. Successo strepitoso! E' proprio vero che dalla cose semplici nascono i migliori accostamenti!
Diciamolo l'originale fredda con dei crostini può essere un buon antipasto/aperitivo, ma la versione calda in queste piovose giornate è un toccasana per l'anima oltre che per il palato.
Provatela in entrambi i modi e mi saprete dire quale preferite ; -)


Con questa ricetta partecipo al contest di Mela e cannella



martedì 12 novembre 2013

Coccole vegetariane ripiene di Gruyère


Mi accorgo solo ora, per il rotto della cuffia come mio solito, di non aver ancora pubblicato questa ricetta street food per il contest Swiss Cheese Parade in collaborazione con il blog Peperoni&Patate
Questa volta, a differenza della ricetta precedente (le mie paratha fusion allo Sbrinz) ho usato entrambi i formaggi anche perché il Gruyère è p-e-r-f-e-t-t-o per sciogliersi in voluttuosa crema dentro queste crocchette vegetariane!!!
Siete mai stati a Gruyere? Se capitate da quelle parti fateci una visita, è un paesino splendido con un marstoso castello medioevali che ne sovrasta la rocca...il vero paese di ogni fiaba con draghi e principi insomma...la fantasia deve essere stata stimolata in senso onirico anche in HR Giger che qui ha aperto un 'mostruoso' museo con relativo bar a tema di fronte; fateci una capatina, sarete immersi dentro la futuristica pancia/carcassa di un fantasioso gigantesco essere! Se andate poi in inverno troverete una coltre di neve che renderà tutto molto più magico e contribuirà a rendere più 'intonata' la golosa raclette o la conviviale fondue da provare in uno dei ristorantini del paese. E se siete appassionati di formaggio, anche se non avete bimbi, regalatevi una visita alla 'Maison du Gruyère' poco fuori il paese :-)


Se volete più informazioni sui formaggi svizzeri andate su http://www.switzerland-cheese.it/
Se invece in previsione delle feste volete creare anche voi dei sacchetti con la carta che preferite date un'occhiata qui

lunedì 11 novembre 2013

Pane di San Martino o pane martino con lievito naturale



Cercando notizie su questo pane 'tradizionale' ho finalmente dato riposta ad uno dei tanti infantili perchè, ovvero 'perchè traslocare in dialetto si dice fare San Martino?' Avevo intuito che poco aveva a che fare con l'umano gesto del dono del mantello ad un mendicante di questo Santo o della concomitante 'rivolta del pane' di manzoniana memoria, però non avevo colto che i giorni di San Martino (che cade oggi, 11 novembre) sono considerati gli ultimi giorni di bel tempo prima di sprofondare nel gelo invernale. Cos,ì soprattutto un tempo, era tradizione programmare il trasloco in questo periodo dando per scontato di trovare un buon clima o quantomeno non la pioggia. Ora che ho dato una risposta a questa mio puerile punto interrogativo, vi aggiungo che la tradizione di sfornare questo particolare pane il giorno di san Martino risale alla storia contadina un pò trasversalmente in varie regioni, quando le castagne e quindi la loro farina, si trovavano in quantità abbondante e soprattuttoa buon prezzo (a differenza dei giorni nostri...) rispetto al grano. Le dosi di farina di grano e di farina di castagne sono decisamente a piacere ed in base al gusto di ognuno. Aumentando la dose di farina di castagne il pane tenderà a rimanere e più piatto e compatto (così come fatica a 'crescere' maggiore sarà la quantità di noci all'interno), mentre lieviterà notevolmente con dosi più elevate di farina di grano.
A voi le prove per questo delizioso pane (paradisiaco con una bella spalmata di gorgonzola morbido sopra....sbav-sbav-sbav...)



giovedì 7 novembre 2013

Swiss cheese paratha or Swiss cheese parade?


Il gioco di parole e di conseguenza la ricetta è stato immediato, perché non preparare per questa 'parade' una bella 'paratha', ottimo street food indiano (in particolare dell'India del Nord) sulla scia della contaminazione in cucina che tanto mi diverte? Pronti, via! Complice ovviamente il fatto che le mie scorte di atta sono imperiture (avendo sbagliato l'ordine online invece di 1 kg ho aggiunto uno zero e ne ho comprati 10 kg...) e della disponibilità di ottimo ed originale Sbrinz, mi son messa di buona lena a reinventarmi la Paneer paratha con un formaggio molto più vicino a noi. 


Atta è in nome di una farina molto usata in India, si tratta di una farina integrale di grano duro che si può trovare in versione macinata molto fine (come la mia, usata in questa ricetta e molto più facilmente utilizzabile in generale) oppure in modo più grossolano (più simile ad una nostra integrale)
Il Paneer è un formaggio fresco e morbido (in inglese cottage cheese, se vi interessa nei sottotitoli italiani di Masterchef India viene tradotto come 'fiocchi di latte'...forse un po' azzardato...): a livello di sapore lascia parecchio a desiderare, è delicato, quasi neutro, se confrontato con quelli a cui i nostri palati son abituati, molto più lavorati, stagionati e caratterizzati da sentori intensi. Grazie invece alla caratterizzazione dello Sbrinz, pur rimanendo affini alle origini del piatto, questo 'pane ripieno' assume carattere diventando decisamente più gustoso, assume quel quid in più che si sposa perfettamente con i restanti ingredienti. Lo Sbrinz è solo uno dei numerosi formaggi che la Svizzera ci offre, pare sia il più antico dei formaggi d'Europa ... mica si scherza qui! ;-) 
La parte più difficile di questo piatto sapete quale è? Smettere di mangiare appena spadellato!!! È un dogma: tutti i cibi 'street' hanno aspetto e sapore ottimali non appena cotti, belli fumanti da scottarsi le dita mentre i profumi inondano le narici. Per cui ho/avete rischiato di non avere più fisicamente un bel nulla da fotografare a fine cottura (santa Ingordigia!!!)
Io ho preferito conferire un aspetto 'croccante' alla paratha proprio per poter rendere superfluo l'utilizzo di posate...perfetto per un dipping in un bel chutney come questo!
Buon appetito!

Se volete far girare le vostre papille gustative deliziandovi con la grande varietà di formaggio svizzero andate su www.formaggisvizzeri.it
Se invece volete immergervi nel profumato regno delle paratha indiane date un'occhiata a questo dettagliato sito http://www.vegrecipesofindia.com/paratha-recipes-indian-paratha/
Se invece volete dilettarvi a preparare dei vassoi come questi con l'antica arte orientale degli origami, questo è il video da cui potrete imparare in fretta : -)

lunedì 4 novembre 2013

Ragnetti con il Visual food


Accolgo l'invito di Bricolage & Ricette al suo contest con questo piatto...Non è una vera e propria ricetta (uova ripiene, sai che novità!!!), ma un modo originale e divertente per portare in tavola un sorriso con elementi semplici e alla portata di tutti. Usando il Visual Food (ricordate? ne ha già parlato qui e anche qui) si possono reinventare 'banalità' come in questo caso delle olive in simpatici elementi decorativi e del tutto edibili con poche mosse. Ovviamente Halloween è il momento migliore per una presentazione di questo tipo, ma volete mettere come può essere buffo metterlo in tavola con dei bimbi magari un pò restii a mangiare? Il cibo per mia convinzione deve essere momento di divertimento per tutti, per cui perchè non sfruttare la 'forma' per ottimizzare la sostanza?
Ovviamente a prova di aracnofobici..come me! ;- )


Ecco il link al contest di bricolage & ricette



domenica 3 novembre 2013

Siu Mai classici


Siu Mai o Shao mai o Xiao mai o Shu Mai che dir si voglia avrete capito quale sarà la destinazione del mio prossimo viaggio  :-) Senza correre troppo lontano, li avrete sicuramente già incontrati in qualsiasi ristorante cinese, sono infatti i favolosi ravioli al vapore! Dopo aver guardato con entusiasmo senza pari documentari ad hoc sull'origine della pasta, partendo proprio dai noodles e dai ravioli della Cina, sono rimasta basita nell'apprendere che si contano circa 300 'forme' diverse di raviolo con almeno 100 differenti ripieni... bhè manco a dirlo che farò del mio meglio per assaggiarne il più possibile : -)  : -) L'involucro di questi ravioli può essere di due tipi, ovvero di riso o di grano; il primo dopo la cottura sarà traslucido (spesso più utilizzato per le versioni vegetali), il secondo bianco.
Sto cercando di 'imparare' alcune differenze tra i cosiddetti 'dumplings', ma al momento ne riconosco ben pochi. Al mio attivo conto Jiaozi (il corrispettivo dei Gyoza giapponesi, fatti con una pasta più 'spessa' e chiusi con i polpastrelli a mezzaluna, al vapore, fritti, brasati-in questo caso prendono il nome di Guotie...talora sinonimo Gow Gees), Har Gau (fatti con pastella traslucida e sottilissima), Siu Mai (spesso al vapore, si riconoscono perchè hanno la parte superiore 'aperta')... La versione a noi occidentali più nota di Siu Mai è indubbiamente quella con gamberi e maiale come ripieno.  L' 'interpretazione' giapponese contiene invece soltanto maiale e prevede una farcia decisamente più omogenea nella sua composizione rispetto all' 'originale' cinese.
Non è mia abitudine cucinare un piatto tipico se prima non l'ho provato direttamente sul posto, ma questa volta, oltre ad avere il piacere (enorme) di cucinare orientale, ero curiosa di sapere se l'esperimento di congelare in precedenza dei dischetti di pasta sarebbe andato a buon fine  In tal caso la pasta in freezer era quella dei gyoza giapponesi, che può essere usata per jiaozi e siu mai. Quello che posso dire, a test fatto, è che la conservazione in freezer darà un risultato ottimale se avrete due accortezze: 1) impilare i dischetti di pasta gli uni sugli altri, frapponendo un pezzo di carta forno per evitare che si incollino definitivamente tra loro, 2) avvolgerli per bene nella pellicola più sacchetto o metterli sottovuoto per evitare che si secchino (in particolare i loro bordi).
Tutto sta adesso a trovare la giusta manualità per fare dischetti sottilissimi con i polpastrelli e dare forma a dei fagottini dai contorni 'perfetti'... Bhe quella non l'ho ancora completamente trovata come potete vedere dalle immagini, ma il sapore quello sì! : -)
Uhm l'ho detto che sto cercando in quel di Shangai una 'cooking school' per apprendere la nobile arte dei lamian (ovvero dei noodles tirati a mano)? ; -) sarebbe fantastico trovare le vere origini dei nostri tagliolini, proprio da dove son nati e da dove Marco Polo ne importò l'idea : -)
Ni hao!!! ;-)