domenica 1 marzo 2015

Croccante di arachidi (ovvero una golosa idea riciclo)


Ammetto di scrivere questo post dopo aver mangiato l'ultimo pezzetto... Sigh, mi mancherà tremendamente!!! Insomma questa è una nuova idea-riciclo. Dopo Natale-Capodanno-Epifania mi son ritrovata con il solito vagone di arachidi in guscio da trasformare per non buttare (vedasi anche la zuppa di arachidi e il burro di arachidi), così quest'anno mi son cimentata nella preparazione del croccante. Devo ammettere che mi ci sono accostata con un pò di timore, visto che immaginavo di ottenere qualcosa di troppo duro (tipo piastrella di cotto, non commestibile manco con 4 file di denti) oppure qualcosa di troppo colloso (da masticare fino al prossimo inverno). In entrambi i casi un caramello che sarebbe stato la gioia di ogni dentista! Alla fine ho deciso di  riadattare per il mio esperimento i consigli di Dissapore (ecco il link) e sono riuscita nell'impresa!
Il consiglio è quello di armarvi di termometro e ripiano di marmo per andare sul sicuro.
Lascio qui le dosi e il procedimento da me utilizzati... non vedo l'ora di avere altre arachidi in esubero!!! : -)
Alla prossima!


martedì 3 febbraio 2015

Macarons...in versione easy



Dopo le svariate prove e la produzione di pandori per le feste natalizie, come vi scrivevo giorni orsono, avevo un sacco di albumi in frigo che mi guardavano languidamente ogni volta che aprivo lo sportello...Non avevo voglia di farne meringhe o 'brut e bun' per cui continuavo a temporeggiare in attesa dell'ispirazione. poi un bel giorno, rassettando l'angolo in cui stipo (spesso dimenticando...) ritagli, scontrini, appunti, buoni sconto ecc ecc ecco che mi casca in mano un foglio scritto di pugno: la ricetta 'infallibile' per macarons...In effetti lo scorso anno mi ero regalato una lezione monotematica sui macarons, le premesse quel giorno erano state 'seguendo delle regole semplici otterrete dei dolci perfetti'...ed in effetti erano venuti proprio bene in sede di corso, ma non avevo avuto ancora il coraggio di cimentarmi nell'impresa anche se in aula era sembrato tutto molto facile... Leggendo poi che una buona base deve utilizzare albumi non freschi, bhè questo mi ha dato una motivazione in più!!!
Pare infatti che gli albumi debbano essere tenuti in frigo qualche giorno prima dell'utilizzo per questa base, questo sarebbe uno dei primi punti saldi per una buona riuscita...benissimo, ottima ricetta di recupero!
Il macaron è un dolce dall'alto impatto visivo, estremamente elegante e femminile; la cura del dettaglio sia nel guscio che nella crema la fa più che mai da padrone. Pertanto la farcitura deve essere decadente, scioglievole, sublime, mentre il guscio deve avere precise e rigide caratteristiche. 
Innanzitutto deve avere una cupola liscia (senza puntinature, senza granuli, senza bollicine) e perfettamente integra (quindi senza spaccature o crepe)
In secondo luogo una base liscia su cui spalmare la farcitura e ovviamente dimensioni identiche (anche per facilitare la cottura oltre che per incontrare il senso estetico di chi lo mangerà...)
Poi il cosiddetto 'piede' o 'coroncina' ovvero il guscio del macaron deve avere un 'collarino' ben definito ed identificabile al momento della chiusura, deve crescere lineare senza fuoriuscire oltre il perimetro del guscio.
La consistenza del guscio deve essere croccante, soprattutto all'esterno, in contrapposizione alla crema morbida che si amalgama bene con il 'cuore' del guscio più morbido al morso.

Di fonte a tutti questi dettami è normale avere un pò di timore reverenziale nell'approcciarsi a questo dolce, io per la mia prima volta ho deciso di sperimentare questa ricetta molto-molto facile e devo dire che non ho incontrato grossi problemi...
Partiamo allora dai problemi incontrati. Uno dei primi è stato il fatto di avere un solo tappetino apposito in silicone e molta base, troppa!!! ho ripiegato su carta forno, ma-avendo agito d'impulso- non avevo fatto in precedenza dei 'cerchietti' guida per la dimensione esatta. Il risultato è stato avere dei macarons 'storpi' e poco aggraziati sulla carta forno (ma più facilmente staccabili che non sul silicone)
Altro problema il colorante. Non ho grossa dimestichezza con i coloranti alimentari e al volo ne ho recuperato uno che avevo da secoli in dispensa. Servono coloranti in polvere o gel, non liquidi; ero convinta fosse un gel denso, in realtà era parecchio liquido e questo ha 'rovinato' un pò la base dei gusci.

Per le farciture ho semplicemente preparato due ganache: una alla nocciola, l'altra con cioccolato e caffè...buonissime anche a cucchiaiate senza gusci (lo dico dovessero rovinarsi in cottura, non si sa mai... ;-D  )

Se non avete avuto tempo/voglia di dedicarvi alla ganache, potete utilizzare una farcitura con confettura oppure con burro d'arachidi (qui la ricetta per prepararlo in casa)

Detto questo veniamo alla ricetta ;-)


PS: la farina di mandorle ha una naturale nuance color 'crema', per cui se volete dei gusci bianchissimi occorrerà usare un colorante bianco

domenica 25 gennaio 2015

Ratafià di uva fragola



Quest'anno nei miei 'cestini' natalizi ha fatto bella mostra di sè il ratafià di uva fragola. Come dicevo qui, in autunno ne sono stata 'sommersa' e ho dovuto veramente inventarmi di tutto per evitare che gli acini si deteriorassero al punto da non essere più commestibiie (l'ho addirittura essiccata, qui). Io la chiamo uva fragola, ma ha nomi anche molto più altisonanti come Isabella o Raisin de Cassis. Di ricette se ne trovano svariate in giro, io  avevo così tanta uva che ho lasciato buona parte degli acini a 'riposare' in ammollo nell'alcool insieme a varie spezie(seguendo i consigli di GialloZafferano)...per poter prendere tempo! Sì perchè il ratafià prevede due tempi di preparazione, il primo -più rapido- mi ha permesso di 'scordare' per un mese l'uva fragola e ripensarci in un secondo momento con la seconda parte della preparazione. La mia aromatizzazione preferita? quello con il cardamomo, da servirsi con ghiaccio freschissimo!!! Invece il liquore aromatizzato con cannella e chiodi di garofano può essere utilizzato anche leggermente scaldato per le fredde serate sotto la neve... Insomma fate delle prove se vi capita di trovare l'uva fragola e sicuramente troverete le spezie migliori per adattarsi alle esigenze del palato  vostro e di quello dei vostri amici!
Santé! : -)




sabato 10 gennaio 2015

Il Pandoro di Giorilli e la mia interpretazione


So di essere clamorosamente in ritardo sul Natale con questa ricetta, ma non riuscivo mai a fotografare un pandoro finito ed inzuccherato prima che qualcuno ne tagliasse una fetta!!! Questo almeno è la riprova della bontà e del fatto che la lunga ricerca della ricetta 'preferita' ha portato i suoi frutti. Già, perchè la ricerca (leggi le prove)  è durata circa un mese e mezzo; lo sa bene Simona, una ragazza che mi ha chiesto un pezzo del mio Vito per lanciarsi nei grandi lievitati natalizi e con cui ci sono stati scambi di opinioni su questo o quell'altro procedimento trovato online. Insomma ho mangiato pandoro a colazione fino alla nausea, per cui ad un certo punto mi sono dichiarata soddisfatta del risultato per poter fermarmi. Ho così optato tra le varie versioni per quella che meno mi ha dato problemi e che ha portato al minor esubero di albumi :- ) Sì perchè dopo ogni prova ho dovuto consumare in varia foggia quantità esorbitanti di albumi, per cui meno ne avanzano meglio è. Al mio delirio 'pandoriano' anche mia madre ha partecipato, regalandomi in anticipo 3 stampi, nel dubbio il mio non mi fosse bastato! :- )
Come detto sopra, la produzione (almeno per quest'anno) ha seguito la versione di Giorilli. La ricetta dal blog suddetto è decisamente dettagliata e particolareggiata, è mia abitudine seguire pedissequamente ogni passaggio previsto la prima volta che approccio delle istruzioni altrui...le volte successive faccio di testa mia :- )
Ognuno infatti conosce il proprio lievito naturale (non si azzarda un pandoro come primo approccio con lievito naturale...) e i propri ingredienti, oltre alla propria cucina e ai propri ritmi di vita.
Quindi qui troverete la mia versione più 'pratica' del Pandoro di Giorilli, se volete quella 'tradizionale' cliccate sul link riportato sopra.


domenica 4 gennaio 2015

Lonza di maiale al forno con salsa fruttata



Ebbene sì, gli elastichini di silicone così colorati e facili da utilizzare mi hanno completamente catturata e non riesco più a smettere di usarli!!! : -) Legare arrosti e rolate non sarà più un problema, eviterò così di 'mummificare' la carne in metri di spago come spesso mi trovavo a fare : -)
Dopo le rolatine di tacchino, eccomi allora con un bel pezzo di carne di maiale che ho deciso di cucinare in modo semplice e senza stress in forno usando un tripudio di spezie (che adoro!). All'insegna del 'niente stress' ho poi preparato la salsa di accompagnamento (fatene tanta, perchè andrà a ruba!) per stupire il palato dei commensali partendo da semplicissimi ingredienti.
Anche in questo caso, come per tutta la carne in genere, sarà meglio cuocere in anticipo e lasciare raffreddare completamente (in frigo anche) il pezzo prima di procedere con il taglio, per avere delle fette precise e sottili.


Con questa ricetta partecipo al contest del blog Cinzia ai fornelli


giovedì 1 gennaio 2015

Rolatine di tacchino con frutta secca (in pentola a pressione)


Buon anno a tutti!!! Festeggiato come si deve la fine del 2014 e l'ingresso nel 2015? Spero di sì e auguro ovviamente il meglio per tutti. Guardando questi ultimi mesi del blog devo ammettere che ho latitato più del solito, periodo complesso globalmente, per cui cosa c'è di più benaugurante, se non iniziare l'anno postando una ricetta? urca, dopo aver gozzovigliato fino a notte inoltrata ed essendo tutt'ora in fase digestiva, risulta un pò difficile parlare di cibo, ma dato che ho un attimo di tempo e dato che come ogni primo dell'anno sono zeppa di buoni propositi ecco qui la mia prima ricetta di 'recupero' festivo. Questa volta ho 'reinterpretato' la frutta secca sia regalata che autoprodotta (già perchè in periodo di uva fragola oltre alla gelatina da dispensa, ho provato ad essiccarne un certo quantitativo per non buttarla...in attesa mi venisse qualche idea su come consumarla, ovviamente...), ottenendo un secondo voluttuoso e avvolgente dal sapore insolito.
Bon appetit!!! : -)


domenica 14 dicembre 2014

Sformatini di zucca al Gruyere


Questa ricetta la devo segnare subito qui per non dimenticarla in futuro. E' buonissima, facilissima e velocissima e soprattutto con minimo sforzo si ottiene un risultato eccezionale.
Avendo poi ottenuto il prestigioso 'pollice su' di mio marito è garanzia di golosità : -)
Si tratta per me di una ricetta di 'recupero', infatti sotto Halloween avevo stoccato in freezer della zucca cruda a cubetti in attesa di farmi venire in mente un'idea alternativa alla classica crema/zuppa...ed eccola qui! : -)

Con questa ricetta (per il rotto della cuffia!) partecipo al contest

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Ciambellone invernale con cachi


Mio padre adora i cachi, per questo motivo ha la sua pianta personale da cui attingere in questa stagione. Il problema è che anno dopo anno la pianta è cresciuta così rigogliosa che ora è un albero altissimo che produce quantità incredibili di frutti, ben al dì la delle comuni possibilità umane di consumo da parte di una sola famiglia...così eccoci a gestire l'esubero anche quest'anno...Beninteso anche a me piacciono i cachi, il problema è che quando 'decidono' di maturare lo fanno improvvisamente tutti insieme, spiazzando ogni programma per il loro utilizzo. Dal momento che l'opzione 'marmellata' deve essere accantonata per motivi di spazio in dispensa (non ci sta nemmeno uno spillo sulle scansie, che ho già dovuto stipare all'inverosimile con le ultime produzioni...diamine non ho ancora pubblicato le ricette, provvederò giurin giuretta!) ho dato uno sguardo i rete per trovarne utilizzi alternativi e ho visto che qualche impavido ha usato questo frutto per farne dolci di vario tipo...detto fatto, anche io ho provato a cimentarmi nell'esperimento con la mia versione! : -)
In questo modo ho terminato anche l'ultimo vasetto di burro di arachidi (ricetta qui, ...temo infatti dopo le feste di doverne preparare dell'altro con gli avanzi delle arachidi...), si è conservato benissimo nonostante tutti i mesi trascorsi!!!


Con questa ricetta partecipo al contest




mercoledì 19 novembre 2014

Cocotte al tartufo bianco d'Alba



Autunno in Piemonte è sinonimo di 'tartufo bianco d'Alba', o meglio sua maestà il Tartufo bianco! Per cui, alle volte, vivere a pochi chilometri da Alba ha indubbiamente i suoi vantaggi! ; -) La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba si è appena conclusa e quindi come non postare qui una ricetta che ne preveda il suo utilizzo? Sì, lo so, ha dei prezzi proibitivi (qui direttamente il 'borsino' del tartufo di quest'anno...), soprattutto se si pensa (... come dice spesso mia madre...) che in fondo in fondo è una sorta di patata più rugosa... Lasciamo da parte certe 'eresie' e veniamo invece al suo sapore che è inconfondibile e almeno una volta nella vita la follia di portarsene a casa un pò va fatta... Quest'anno ci ha pensato mio marito, che una sera è entrato in casa tutto gongolante con un bel barattolo in vetro in mano e, sporgendomelo, dice 'Sorpresina per noi!!!'. Quando ho aperto il contenitore tutta la casa si è aromatizzata in un secondo, quando ho compreso il 'colpo di testa' gourmand ero indecisa tra gli stati d'animo (stupore? incredulità? gioia? timore reverenziale nei confronti di sua maestà? eterna riconoscenza?...) La prima cosa che ho pensato è stata ovviamente 'non ne deve andare sprecato manco un grammo' : -)




Per definizione il tartufo bianco d'Alba si deve mangiare con i tagliolini e si deve mangiare con l'uovo, è la tradizione che lo richiede. Altro abbinamento classico è con la carne cruda di fassone, immancabile. Oltre questi classici doverosi da provare, la fantasia può spingersi dove meglio crede : -)
Dopo i classici tagliolini (credo sia superfluo dirvi che per la pasta all'uovo non servono altri condimenti se non del buon burro fuso, pochissimo parmigiano grattugiato e abbondante spolverata di scaglie di tartufo bianco) ho deciso di provare un'idea un pò diversa per il classico uovo.
Girando in rete ho trovato questo video dove lo chef di uno stellato e rinomato ristorante di zona, La Ciau del Tornavento, mostra come preparare delle cocotte molto semplici, ma molto golose. Ovviamente non ho resistito e dunque ecco qui la versione dell'uovo al tartufo bianco d'alba dello chef Marco Lombardo.


Altre idee per 'conservare' il prezioso tartufo? potete preparare dei vasetti ripieni di riso in cui inserire delle scaglie dello stesso oppure inserire dei pezzetti in olio EVO, in entrambi i casi otterrete dei prodotti perfettamente aromatizzati per poter essere utilizzati nel tempo, senza sprecarne nemmeno un frammento : -)

martedì 11 novembre 2014

Pagnotta al siero di latte (ricetta di E. Hadjiandreou)


Passo da qui per lasciarvi un'idea strepitosa trovata online, quella della ricetta di un pane 'speciale' che ho battezzato subito con una bella spalmata di Nutella proclamandone il perfetto connubio : -)
La ricetta originale è quella di Hadjiandreou e prevede oltre che l'utilizzo del lievito madre anche quello del siero di latte. Proprio per quest'ultimo stavo cercando un utilizzo nell'ottica di non sprecare null,a quando in rete mi sono imbattuta in questa ricetta per pane. Un passo indietro: il siero di latte. Il siero è tecnicamente quel liquido che deriva dalla preparazione del formaggio, dopo la fase della cagliatura e non si deve confondere con il latticello che invece deriva dalla preparazione del burro. Non scendo nel tecnico anche perchè non ne avrei le competenze, se volete approfondire l'argomento vi rimando all'onniscente Wikipedia : -)
Insomma capita molto di rado, ma talvolta i miei mi regalano del latte appena munto e, quando accade, colgo sempre l'occasione (non essendo un fanatica del latte intero di per sè) per preparare dei formaggetti freschi in casa. Mi rimane spesso questo liquido, il siero appunto. In passato ho provato ad usarlo come 'starter' per arrivare alla ricotta senza grosso risultato (non demordo, ci riproverò!!!), ma questa volta ho deciso di cimentarmi in questa preparazione...bhè che dire? non la mollo più!!!
Il pane, che già di solito con l'utilizzo del lievito madre allunga i propri tempi di conservazione fino ad 4-5 giorni senza modificare il sapore, in questo aso è rimasto gustoso e soffice per più di una settimana...incredibile!
Provate e fatemi sapere : -)

domenica 19 ottobre 2014

Aglio ... da dispensa


Un pò per scherzo, un pò per sdebitarsi di un favore,  mesi fa un amicomi ha portato direttamente dal Trapanese una gigantesca treccia di aglio rosso di Nubia (se vi siete persi l'articolo su HonestCooking ecco il link) sapendo quanto lo adori. In ogni caso, per quanto abbia apprezzato il gesto e per quanto sia l'unico aglio che ormai entra nella mia cucina, una treccia è veramente gigantesca e, con il clima della mia regione, presto sarebbe andata incontro ad inevitabile rovina... Così ho pensato di provare a conservare gli spicchi in vaso, del resto l'estate è il periodo delle conserve no???
Ho girovagato un pò in rete e ho preso ottimi spunti per un paio di versioni di aglio in vasetto.


La prima ricetta è il cosiddetto Aglio Confit che ho tratto dal blog di Alex : la ricetta è molto semplice, l'aglio si trasforma in una crema delicata e dolce. Il suo utilizzo spazia in cucina potendolo utilizzare per la preparazione delle pietanze al posto di quello fresco o mischiato con altri ingredienti freschi da spalmare su tartine o bruschette. Di questa ricetta, a parte la semplicità di esecuzione, ho apprezzato il fatto che lo scarto sia zero, dal momento che l'olio di oliva utilizzato in gran quantità per la cottura degli spicchi alla fine possa essere imbottigliato e conservato come Olio aromatizzato all'Aglio (...Nigella lo usa da ogni parte, non vedo perchè io non possa fare altrettanto! ;-)  ) 

La seconda ricetta è invece quella di uno stuzzichino insolito altrettanto semplice, ovvero l'Aglio Sott'olio. Qui la fantasia di ognuno la fa da padrone potendo personalizzare la ricetta con aromatizzazioni pressochè infinite :- )


mercoledì 24 settembre 2014

Gelatina di uva fragola o americana (... e suo pie con farina di segale integrale)


Barcollo ma non mollo...nemmeno il blog! ;- ) Prima le ferie altrui mi hanno incastrata tenendomi lontana dalla cucina, poi le mie (meritatissime!!!), poi altre varie ed eventuali vicissitudini hanno assorbito inesorabilmente il mio poco tempo libero, così ora mi trovo la memoria dello smartphone piena di immagini e ricette non pubblicate che prima o poi dovrò riordinare e condividere con voi... Parto dal fondo, ovvero dall'uva fragola (o uva americana) il cui profumo porta la mia memoria alle fine estati della mia infanzia. Le piante son sempre le stesse (quelle della casa dei miei genitori) e il sapore non è cambiato affatto! Quando son finita per caso a dormire a casa dei miei qualche notte fa, mio padre un mattino mi ha dato il buongiorno con un cesto di uva fragola (ma lui la chiama rigorosamente americana, con gli occhi un pò sognanti...) e il mio cuore si è aperto. Ho pensato fosse doveroso 'celebrare' il momento perdendo qualche ora di sonno e passando la notte a produrre la gelatina :- )
Se vi capita tra le mani questo delizioso frutto, prendetevi del tempo e lasciatevi inebriare dall'aroma...che rimarrà intatto in dispensa nei vostri vasetti!
Poi ovviamente, dal momento che ne ho prodotta in gran quantità, ho deciso di usarla subito in questa crostata, che anni fa trovai su Donna Moderna, Questa volta ho provato a rendere più golosa la torta con l'aggiunta delle mele nella farcia  e della farina integrale di segale nell'impasto, esperimento riuscito (ma al link troverete la ricetta originale).

Buona favola a tutti!!!

giovedì 10 luglio 2014

Salsa satay, uno dei mille dipping per hotpot ... e non solo!


Prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui, dopo aver pasteggiato in Cina con qualunque cosa mi sembrasse un minimo commestibile (e spesso ignorando cosa stessi masticando e deglutendo...), sarebbe passato il senso di sazietà (meglio dire... 'nausea'?) verso certi sapori e avrei ricominciato a ricercarli in cucina. Ed eccoci qui allora a progettare la serata Hotpot
La cosiddetta marmitta mongola è un piatto della tradizione cinese, in particolare delle zone del Nord, che consiste semplicemente in una pentola (di coccio, di rame, di ottone..) munita di un fornellino sottostante in cui viene tenuto in ebollizione il brodo in cui i commensali cuoceranno le varie portate fresche servite in tavola. Forse la conoscete meglio con il termine francese di Fondue Chinoise, ...cinese appunto perchè è un piatto di aggregazione che ha una storia millenaria di tutto rispetto. Anzi, a bene vedere, trattandosi di un piatto 'caldo' (e il calore non si riferisce solo alla temperatura del brodo, ma anche al fatto che preferibilmente si utilizzano spezie 'hot' quali il pepe di Sichuan) la sua funzione è medicamentosa riequilibrando yin e yang interni secondo i dettami della Medicina Tradizionale Cinese. Oltre ad essere un pasto completo e molto semplice nella realizzazione è sempre stato considerato 'ricco' a livello calorico, questo deriva dal fatto che il brodo in Cina viene fatto con enormi quantità di parti grasse animali... ricordo zuppe con giganteschi 'occhi' di grasso che mi osservavano, a volte l'unto rimaneva in bocca così a lungo terminata la ciotola che non potevo non masticare qualche caramella gommosa... se penso che io il brodo lo scolo e sgrasso mille volte... In realtà il piatto ha avuto nei secoli un'estrema diffusione nel Sud-Est asiatico trovando preparazioni simili in Giappone, ad esempio, (ovvero il Namebono declinato poi nelle sue varianti dallo Shabu Shabu al Sukiyaki) oppure in Thailandia (il Thai suki) o in Corea.
La sera che decidemmo di entrare in una catena specializzata in Hotpot diventammo l'attrazione di tutto il locale dal momento che non solo ignoravamo come e quanto cuocere il cibo, ma non sapevamo come utilizzare spezie, condimenti ed affini. Ricordo la pazienza delle cameriere che, oltre ad 'imbragarmi' dentro un enorme bavagliolo/grembiule per evitare di schizzarmi i vestiti mi continuavano a sporgere tovaglioli di carta e appositi fazzoletti per pulire gli occhiali. Alla fine una di loro, tenerissima, una chiese di potermi abbracciare...devo averla fatta molto ridere : -)


Ma ora che il ghiaccio è rotto con questa pietanza cinese ed ecco ecco cosa vi serve.
Innanzitutto un pò di amici con cui condividere il momento e l'avventura : -) Poi un fornelletto da mettere in centro al tavolo con una 'pentola adatta', delle bacchette e possibilmente dei piccoli 'colini' per recuperare tutto ciò che intingerete nel brodo bollente.
Cosa immergere? libera scelta!!! tra le carni (tutte affettate sottilissime oppure in minipolpette) le più usate sono il vitello o il manzo oppure il maiale, ma anche agnello, castrato, pesce, gamberi, fino alle interiora (e già..), mentre la verdure non avete che l'imbarazzo della scelta (funghi in gran quantità e varietà, cavolo cinese o semplice verza, spinacini, cipolle, germogli di soia,...). e che dire della versione vegan con le sole verdure e il tofu?

Terminati i vassoi, tenetevi pronti degli spaghetti cinesi (classicamente si usano i lamian tirati al tavolo direttamente dal cuoco, ma andranno bene quelli di soia, di riso o tagliolini all'uovo). In Giappone spesso si preferiscono gli shirataki, per cui se usate un brodo magro e carne magra (pollo, vitello, manzo) o pesce e tofu terminando con degli shirataki di konjak bhè il piatto diventa Dukan friendly ;-)
La parte forte, come in tutte le fondute, è ovviamente la parte delle salse di accompagnamento dove potrete sbizzarrire la vostra fantasia. Immancabile la salsa di soia, poi le varie salse come la XO sauce,  la salsa di soia, oppure quella piccantissima al peperoncino, o quella a base sesamo, ma per questa volta ho preferito un classico della cucina asiatica (in particolar modo indonesiana) che bene si abbina con carni e con verdure, ovvero la salsa satay o salsa di arachide...che ovviamente potrete usare da base per molti altri piatti dal sapore 'orientale'

Buon appetito!!!

Se volete saperne di più sui noodles in genere ed in particolare sui lamian, leggete la mia esperienza alla scuola di cucina di Shanghai


domenica 15 giugno 2014

Dado da brodo granulare home made



Finalmente un attimo di tempo per il blog, oltre che per la cucina!
Sostanzialmente per errore, l'altra mattina la sorte mi ha regalato qualche ora  libera da impegni di qualsiasi tipo... complice la sveglia preimpostata troppo presto ho deciso di occupare questo tempo inaspettato dedicandomi a ripristinare le scorte di dado da brodo : -)
Come avrete notato qui e là per il blog, spesso tra gli ingredienti delle mie ricette lo cito spesso proprio perchè ormai in casa non ne entra dell'altro, all'insegna della genuinità e dell'autoproduzione. Lo faccio da tempo, in genere in grandi quantità, conservandolo in freezer (il sale contenuto evita cristallizzazione-congelamento). Una volta lo essiccai in forno proprio per evitare di occupare troppo spazio al fresco; opzione decisamente più interessante da tenere in dispensa per un pronto uso, ma classificabile come opera titanica, soprattutto nelle afose giornate di questo periodo... Questa volta ero ansiosa di mettere in azione il mio nuovissimo essiccatore che giaceva in garage ancora inscatolato ed avviluppato nel pacco della spedizione, che mi guardava mestamente 'Usami! Usami!' sembrava dicesse ...
Complice la pentola a pressione cuocere gli ingredienti è stato un attimo!
Questa volta l'ho preparato in versione verdure e pollo, ma potete usare ad esempio soltanto le verdure o modificare il tipo di carne oppure aromatizzarlo ai funghi o a vostro piacere con spezie varie... Inutile dire che potrete avere il controllo su qualunque materia prima a differenza dei comuni dadi da brodo che si trovano in commercio. Inoltre potendo controllare la quantità e qualità dei grassi (grassi? potete farlo light quanto volete!!!) oltre che quella del sale diventa un fido alleato anche di chi è a dieta!


lunedì 26 maggio 2014

Pasta Madre Day 2014

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Lo so, lo so, ultimamente sto latitando un pò dal blog, ma saprò farmi perdonare non appena queste giornate rocambolesche inizieranno (si spera presto!) a frenare i loro giri.
Una capatina è d'obbligo comunque per ricordare a tutti che il giorno 31 maggio un pò ovunque in Italia ci saranno una serie di iniziative dedicate alla Pasta madre nell'ambito del Pasta Madre Day, cercate pertanto il punto di 'spaccio' più vicino a voi consultando il calendario delle iniziative sul sito www.pastamadre.net oppure cliccando direttamente sulla mappa .
Se il mondo del lievito madre vi incuriosisce, se vi attrae ma al tempo stesso vi spaventa allora fate una capatina: saranno momenti di condivisione ed incontro sia tra spacciatori che tra i relativi lieviti naturali e tornerete a casa sicuramente con la VOSTRA pasta madre : -)
Io, in bilico tra le due province - CN e TO-, quest'anno ho deciso per portare il mio Vito, detto Lazzaro per gli amici, in quel di Cuneo e precisamente al Bernardi Bakery Lab di Madonna dell'Olmo dove, lontano dai fanatismi e dagli integralismi, vi cercherò di rassicurare che il lievito naturale è vivo e serve quindi passione per mantenerlo tale, ma è anche capace di una discreta autogestione quindi può essere un alleato in cucina anche se si ha una vita 'intensa' fuori dalle mura di casa ...all'insegna della panificazione 'come una volta', ma senza stressarsi troppo!  :-)
Vi aspetto!!!